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Candele

di maia, 17 settembre 2008

candele

Candele bianche, candide come neve.
O giallo cera.
Ma qualche volta anche candele variopinte, dei colori dell’arcobaleno.

Candele calde e fumanti come la passione.
Candele algide come l’indifferenza.

Candele gocciolanti, come stille di ambrosia.

Candele lunghe e svettanti come modelle.
O piccole e ribelli come monelle.

Candele eleganti come ministre.
Candele banali come maestre.

Candele commemorative per un caro scomparso.
Candele votive.
Candele decorative.

Quanto ti piacciono le candele e quante ne tieni!

Ma soffiarti il naso ogni tanto?

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perdere l’amore

di maia, 11 settembre 2007

È andato.
In un tranquillo sabato pomeriggio.

Io l’avevo lasciato solo a lavorare, nello studiolo. Quando sono tornata, se ne era andato.
Senza preavviso. Senza una parola.
Dopo anni di convivenza, non sempre facili a dire il vero, mi aspettavo almeno un po’ di considerazione. Insomma, di problemi ne abbiamo avuti anche noi, ma li abbiamo sempre superati, insieme. E invece tutto quello che trovo è un semplice messaggio, cinque parole appena, sul monitor.
No! Non puoi farlo! Non puoi lasciarmi così! Senza spiegazioni! E i nostri progetti? I nostri programmi? Che ne sarà di loro?
Se ho sbagliato… se ho sbagliato qualcosa, dimmelo e cercherò di rimediare! Non ripeterò più l’errore! Ma torna, ti prego…

Ho pianto. Tanto. Ho provato a carezzarlo, suadente. A vezzeggiarlo. Ho perso la testa. Ho preso a scuoterlo. A percuoterlo. Ho provato a riavviarlo, ma quell’unico messaggio, contundente nella sua durezza, tornava beffardo ogni volta sullo schermo nero: “impossibile avviare il sistema operativo”.

E allora mi sono arresa.
Chi ama veramente sa quando lasciare la presa.
Ora è da un altro, che sa come trattarlo.
E io non lo rivedrò più.
Almeno fino a sabato.

insomma, tutto questo per dirvi che il blog è momentaneamente fuori uso per problemi tecnici.
Ma tornerò. Ah, se tornerò!

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perdere l’amore

di maia, 11 settembre 2007

È andato.
In un tranquillo sabato pomeriggio.

Io l’avevo lasciato solo a lavorare, nello studiolo. Quando sono tornata, se ne era andato.
Senza preavviso. Senza una parola.
Dopo anni di convivenza, non sempre facili a dire il vero, mi aspettavo almeno un po’ di considerazione. Insomma, di problemi ne abbiamo avuti anche noi, ma li abbiamo sempre superati, insieme. E invece tutto quello che trovo è un semplice messaggio, cinque parole appena, sul monitor.
No! Non puoi farlo! Non puoi lasciarmi così! Senza spiegazioni! E i nostri progetti? I nostri programmi? Che ne sarà di loro?
Se ho sbagliato… se ho sbagliato qualcosa, dimmelo e cercherò di rimediare! Non ripeterò più l’errore! Ma torna, ti prego…

Ho pianto. Tanto. Ho provato a carezzarlo, suadente. A vezzeggiarlo. Ho perso la testa. Ho preso a scuoterlo. A percuoterlo. Ho provato a riavviarlo, ma quell’unico messaggio, contundente nella sua durezza, tornava beffardo ogni volta sullo schermo nero: “impossibile avviare il sistema operativo”.

E allora mi sono arresa.
Chi ama veramente sa quando lasciare la presa.
Ora è da un altro, che sa come trattarlo.
E io non lo rivedrò più.
Almeno fino a sabato.

insomma, tutto questo per dirvi che il blog è momentaneamente fuori uso per problemi tecnici.
Ma tornerò. Ah, se tornerò!

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falsi amici 3

di maia, 16 maggio 2007

– dio, ma quanto ci mettono?

– stai tranquilla mamma, vedrai che andrà tutto bene…

– ma sono chiusi là dentro da ore! e non ci dicono niente!

– signora rompiglione?

– sì! sono io!

– signora rompiglione… mi spiace…

– no!

– signora, mi spiace molto, ma le assicuro…

– no! no! non lo dica!

– signora, le assicuro che abbiamo fatto tutto il possibile…

– no! oddio, no! non voglio sentire!

– signora, la prego, non faccia così… in fondo ormai era davvero vecchio… aveva fatto il suo tempo… e poi, insomma, diciamocelo, anche a livello di prestazioni, si sarà accorta, non era più quello di una volta…

– no! lei non capisce! tutti quei bei momenti passati insieme… anche ieri sera… maia, diglielo… eravamo tutti insieme, felici, a guardare la partita… ed ora… ora non c’è più!
io non posso vivere senza di lui!

– su signora, non faccia così…
nella stanza a fianco ne vendiamo di nuovi. con lo schermo ultrapiatto, al plasma, con altoparlanti…

la mia giornata

di maia, 15 maggio 2007

voi ci credete ai segni del destino?
Vi è mai capitato di incocciare in una giornata in cui si susseguono tanti piccoli fenomeni strani?
Beh, questa per me è una di quelle giornate.

Come al solito stamattina mi sono buttata di sotto dal letto, ma stranamente non ho trovato nessun tacco di scarpa a conficcarmisi nel costato.
Come al solito ho ciabattato poco convinta verso il bagno ma l’ho trovato incredibilmente vuoto.
Come al solito mi son truccata ad occhi ancora chiusi, ma il rigo nero della matita ha disegnato il contorno occhi senza sbavature.
Come al solito ho perso il mio autobus, ma ne è comparso un’altro subito dietro.
A questo non potevo proprio credere!
Questo è il mio giorno, mi son detta! Ma le sorprese non erano finite.

L’autobus sul quale ero salita viaggiava ad una velocità sinceramente preoccupante: c’era il rischio che addirittura i pedoni ci superassero!
Stufa di bofonchiare con compagni di sventura troppo bonari, mi sono avvicinata alla cabina dell’autista, intorno alla quale si erano raccolti i passeggeri più anziani ed agguerriti.
E lì ho assistito ad una scena che mi ha lasciata perplessa e mi ha irritata molto. Non c’è niente di più irritante del vedersi togliere da sotto le mani un buono spunto di litigio.
E’ che l’autista mi faceva pena.
Teneva uno di quei quadernetti delle elementari, sapete, quelli con una riga grossa ed una piccolina, appoggiato aperto sul volante e lo scrutava freneticamente mentre guidava. A quel punto mi sono commossa. Chiaramente era un papà che leggeva preoccupato il tema del figlioletto. Con grande difficoltà, suppongo, perché la calligrafia era decisamente illeggibile e disordinata. Pover’uomo, aveva un figlio che scriveva malissimo e, a quanto pare, cose terribili. Lo si capiva dall’espressione tesa e dagli occhi lucidi del padre.
Partecipe, mi sono avvicinata ulteriormente, provando a leggere qualche parola del temino. Sono riuscita a decifrare solo "destra" e sinistra". Santo cielo! Il bimbo aveva fatto un tema di politica!
Adesso capivo perfettamente il disagio di quel pover’uomo. Un figlio così giovane già caduto nel pericoloso gorgo delle ideologie!
 
All’improvviso si gira e mi guarda. Io, imbarazzata, distolgo lo sguardo con espressione indifferente.
Lui si mette a battere le nocche contro il vetro per richiamare la mia attenzione.
"Signorina. Signorina, scusi"
Io indosso la mia migliore faccia di bronzo e rispondo: "Dice a me?"
"Si, scusi, mi potrebbe indicare dove devo svoltare dopo piazza della Libertà? Scusi sa, ma sono nuovo e non ricordo bene. E dagli appunti che ho qui non ci capisco niente"

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falsi amici 2

di maia, 28 aprile 2007

– Dio, che fai, piangi?

– No, nono, non piango. Cioè, ecco, solo un pochettino…

– Ancora? Ma santo cielo… devi smetterla!
Ascolta, lui era sposato, lo sapevi sin dall’inizio come sarebbe finita, mica avrai pensato sul serio che lasciasse la moglie!

– Sì, ero preparata a tutto questo. Però ora che è successo… E poi, dopo che ha detto quel “TI AMO”… era così convincente… io gli ho creduto! E ora a pensarlo lì, che magari si sta divertendo con la moglie… Mi concedi almeno di starci un poco male?

– Un poco si, è naturale, ma ora, santo cielo, esageri!
In fondo son già passate quasi ventiquattro ore!
Senti, se sapevo che effetto ti fanno i film d’amore, mica ti ci portavo al cinema.

falsi amici…

di maia, 16 aprile 2007

"bene, ora abbassati gli slip e distenditi sul letto.
brava, così.
rilassati, ti farò meno male.

ecco, l’ho infilato.
diomio! ho sentito il rumore della tua pelle lacerata!
ora spingo.
faccio male? devo fare più piano?
ecco, ora entra il liquido. lo senti?"

"mamma…
cavolo, stai infilando un ago di cinque centimetri nel mio fondoschiena, potresti parlare di meno e tenere la mano più ferma?"