la mia giornata

di maia, 15 maggio 2007

voi ci credete ai segni del destino?
Vi è mai capitato di incocciare in una giornata in cui si susseguono tanti piccoli fenomeni strani?
Beh, questa per me è una di quelle giornate.

Come al solito stamattina mi sono buttata di sotto dal letto, ma stranamente non ho trovato nessun tacco di scarpa a conficcarmisi nel costato.
Come al solito ho ciabattato poco convinta verso il bagno ma l’ho trovato incredibilmente vuoto.
Come al solito mi son truccata ad occhi ancora chiusi, ma il rigo nero della matita ha disegnato il contorno occhi senza sbavature.
Come al solito ho perso il mio autobus, ma ne è comparso un’altro subito dietro.
A questo non potevo proprio credere!
Questo è il mio giorno, mi son detta! Ma le sorprese non erano finite.

L’autobus sul quale ero salita viaggiava ad una velocità sinceramente preoccupante: c’era il rischio che addirittura i pedoni ci superassero!
Stufa di bofonchiare con compagni di sventura troppo bonari, mi sono avvicinata alla cabina dell’autista, intorno alla quale si erano raccolti i passeggeri più anziani ed agguerriti.
E lì ho assistito ad una scena che mi ha lasciata perplessa e mi ha irritata molto. Non c’è niente di più irritante del vedersi togliere da sotto le mani un buono spunto di litigio.
E’ che l’autista mi faceva pena.
Teneva uno di quei quadernetti delle elementari, sapete, quelli con una riga grossa ed una piccolina, appoggiato aperto sul volante e lo scrutava freneticamente mentre guidava. A quel punto mi sono commossa. Chiaramente era un papà che leggeva preoccupato il tema del figlioletto. Con grande difficoltà, suppongo, perché la calligrafia era decisamente illeggibile e disordinata. Pover’uomo, aveva un figlio che scriveva malissimo e, a quanto pare, cose terribili. Lo si capiva dall’espressione tesa e dagli occhi lucidi del padre.
Partecipe, mi sono avvicinata ulteriormente, provando a leggere qualche parola del temino. Sono riuscita a decifrare solo "destra" e sinistra". Santo cielo! Il bimbo aveva fatto un tema di politica!
Adesso capivo perfettamente il disagio di quel pover’uomo. Un figlio così giovane già caduto nel pericoloso gorgo delle ideologie!
 
All’improvviso si gira e mi guarda. Io, imbarazzata, distolgo lo sguardo con espressione indifferente.
Lui si mette a battere le nocche contro il vetro per richiamare la mia attenzione.
"Signorina. Signorina, scusi"
Io indosso la mia migliore faccia di bronzo e rispondo: "Dice a me?"
"Si, scusi, mi potrebbe indicare dove devo svoltare dopo piazza della Libertà? Scusi sa, ma sono nuovo e non ricordo bene. E dagli appunti che ho qui non ci capisco niente"

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