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Il bello della diretta

di maia, 12 settembre 2011

Ho un fidanzato che odia il calcio. Del resto l’uomo perfetto non esiste.
L’unica cosa che gli rende accettabile ascoltare il dopopartita alla radio, una sana, vecchia radio locale, sono le interruzioni pubblicitarie. Lui le adora. E non faccio fatica a capirlo.
Le radio locali fanno tenerezza. Conservano un sapore come di antico. E di casereccio che non può non riscaldarti il cuore, come un bel piatto di tortellini fatti a mano.
In più la sicurezza di essere ascoltati da gente “di casa” fa rilassare chi trasmette. Nessuno cerca di dominare il linguaggio, il dialetto imperversa incontrollato.
E la pubblicità è meravigliosa. Non ci son remore, non ci son limiti. Nessun gioco di parole è troppo grezzo o stupido per impedirne la messa in onda.
Le parole son talmente ipnotiche, da far dimenticare tutto il resto.

Quest’anno due spot su tutti spiccano:
“IL TUO AFFARE A PORTATA DI MANO!”
“E ORA SON COZZE VOSTRE!”
Varrà ben la pena di ascoltarsi 90 minuti di partita e 180 di commento, se poi si viene investiti, totalmente a sorpresa, da tanta poesia.

Chissà cosa stanno pubblicizzando.

Rosso relativo

di maia, 11 settembre 2009

C’è un posto dove vado a prendere da mangiare quando a pranzo non ho voglia di chiudermi in un locale.
In questo posto fanno panini buonissimi. Hanno un bancone pieno di ogni ben di dio, dai formaggi ai salumi, dalle salsine, alla porchetta, alla finocchiona e tu alla fine non sai mai cosa scegliere e nel panino ci fai mettere tutto.
In questo posto i gestori son simpaticissimi ed è un piacere chiacchierarci.
In questo posto, però, succede una cosa strana.
Ogni volta che entra una bella ragazza, magicamente parte una canzone di Tiziano Ferro.
A questo punto la bella ragazza sorride e canta languidamente. E i gestori cantano, languidamente, con lei.
Ma allora, mi chiedo, perché quando entro io partono sempre gli iron maiden?

Chi fermerà la musica?

di maia, 28 agosto 2008

Nessuno che non ci stia passando in prima persona può capire che cosa voglia dire vivere intorno alla Fortezza da Basso in questi giorni.

Gli articoli della seppur volenterosa Longo non riescono a rendere minimamente idea del disagio che il cittadino medio fiorentino deve patire da queste parti ogni santo giorno.

Ricordo con nostalgia i bei tempi andati quando la Fortezza era semplicemente un’isola verde nel bel mezzo della città, con tanto di laghetto dei cigni e pista per i grilli1, il tutto intorno ad un monumento cinquecentesco di grande bellezza.
L’unico momento in cui veniva disturbata la mia pubblica quiete (cit.) era verso l’una, quando si aprivano le dighe e decine di adolescenti brufolosi si riversavano fuori dalle mura storiche che ospitavano uno dei licei classici più esclusivi della città.

Adesso il liceo non c’è più e al suo posto son stati installati funzionalissimi padiglioni pronti ad ospitare un numero impressionante di mostre dell’artigianato, della casa, etniche, dell’ambiente, del fitness e chi più ne ha più ne metta.

Tutto è cominciato per colpa del maledettissimo Pitti Immagine. Vedere un tal numero di operatori italiani e stranieri ingorgare i viali di scorrimento bloccando tutta la viabilità cittadina deve aver inorgoglito non poco gli amministratori locali che hanno ben pensato di moltiplicare il numero di occasioni in cui creare quelle simpaticissime code chilometriche.
Voglio dire, quale migliore occasione di socializzazione che passare qualche oretta in compagnia di altri automobilisti incolonnati al tuo fianco? Dopo i primi momenti di bestemmia galoppante nascono delle amicizie che nemmeno su friendfeed!

E così son nati Pitti Donna, Pitti Uomo, Pitti Bimbo, Pitti Filati… A breve sono attesi Pitti Cane, Pitti Gatto e, perché no, Pitti Pianta Grassa.

Ma cosa fare di tanto spazio nel centro cittadino, a pochi passi di alcuni dei monumenti più famosi d’italia in quelle tre-quattro settimane in cui rimane tristemente vuoto?
Idea geniale, ci organizziamo delle feste!

E così è nata la famigerata Festa dell’Unità della Fortezza. Ovvero tre piste da ballo con musica da discoteca. E poi negozi, locali alla moda, ristoranti etnici, scuole di salsa… E la Festa dell’Unità direte voi? E chi se ne frega! rispondevano gli organizzatori. Così si attirano un sacco di ragazzini che sono il futuro della politica e bla bla bla…

Così capitava spesso di vedere i sempre più sparuti militanti, il viso rigato da una lacrima disfattista, riuniti davanti al baracchino della trippa scuotere melanconicamente la testa.

Alla fine i dirigenti del PCI, PDS, DS, Ulivo si sono accorti che a tutti quei ragazzini del futuro della politica non poteva fregargliene di meno, a loro interessava solo spiare il fondoschiena delle cubiste, ammazzandosi di amerikani e tequila bum bum. E che nel contempo i vecchi militanti erano definitivamente emigrati nelle più classiche Feste dell’Unità di provincia, dove non esistono cocktail elaborati e l’unica deroga ai robusti vinelli locali son le solite birracce alla spina.

Così sono arrivati alla conclusione: o si torna a una Festa più sobria e si recupera la politica, o si trasforma definitivamente in una macchina mangiasoldi.

Incapaci di prendere una scelta che sia una, hanno finito per fare entrambe le cose. Scindendo la kermesse in due manifestazione diverse: la Festa dell’estate e la Festa del PD.

Con il risultato che i poveri residenti, invece delle solite tre settimane di patimento, questa volta se ne devono sorbire sei, ben spalmate fra luglio, agosto e settembre.

Perché i residenti è come se nella fortezza ci fossero proprio dentro. E non scherzo.
Un omino dice qualcosa all’amico dall’altra parte dello stand? Qui si sente.
Una signora fa la scema col marito dell’amica sussurrandogli qualcosa nell’orecchio? Qui la sente anche mia nonna, che è un po’ dura d’orecchi.
Anche con le finestre chiuse.
Anche coi doppi vetri.
Così siamo continuamente a rischio infarto.

Voi ci scherzate, ma provate a immaginare come vi sentireste a trovarvi nel mezzo del più placido pomeriggio estivo all’improvviso la voce cupa di Piero Pelù che fa strani versi nel salotto di casa vostra!

E Pelù in fondo era il male minore. Una volta superata la paura iniziale, un paio di buoni tappi per le orecchie attutiscono il danno. Il problema è quando il resto del cartellone è questo.
Vi giuro che il giorno 26 Agosto si è verificato uno strano esodo di massa dal mio quartiere.

Ma questa in fondo era pur sempre la Festa “laica”, quella puramente commerciale. Se nel calderone ci son finiti appuntamenti così commerciali in fondo non c’è nulla di male.
Vedrete quanto sarà diverso quando ci sarà la festa del PD, dicevano.
Vedrete, adesso si fa una cosa seria. Con la politica. Coi dibattiti e tutto.

E infatti adesso che c’è la Festa del PD è tutta un’altra storia.
E’ vero, ci son sempre i ristoranti etnici. E’ vero, ci son sempre gli happening.
Ma l’offerta musicale è ben diversa!

Ieri l’altro, per dire, c’erano i Pooh2.

  1. che non sono gli insetti, ma strani tricicli di cui francamente non conosco il nome italiano []
  2. e il 30 ci sarà Max Pezzali. Peccato che io sarò a un matrimonio… []

Il mattino ha l’oro in bocca

di maia, 15 marzo 2008

No, non fatevi ingannare, non è il fantomatico post su “Shining e il perturbante”.
Quello sarà il mio Requiem, lo so. Tutte le volte che sono in bagno e sento bussare alla porta, immagino sia un uomo tutto in nero che, con occhi spiritati, un sorriso diabolico e un’accetta in mano, mi offre sacchettate di soldi per farmi scrivere quel dannatissimo post. Allora io mi barrico dentro. I colpi alla porta si fanno sempre più insistenti e violenti. L’uomo nero comincia a urlare forte e, dannato imbroglione, con la voce di mia sorella!

Lui è là fuori, lo so e io col cavolo apro!
Provo ad evadere dalla finestra ma, essendosi che il bagno è situato in una mansarda alta due metri e che siamo comunque al quarto piano e di neve non c’è traccia, il compito mi sembra piuttosto arduo.

Così, tutta sudata, un piede malamente poggiato sul bordo bagnato del lavandino e l’altro premuto contro la porta, scivolo, batto la testa sullo spigolo del mobilino di legno bianco candido, che poi tanto candido non è, visto che hai voglia di darci sotto con glassex e olio di gomito, quei maledetti aloni di polverine truccose non se ne vanno, nemmeno se piangi in ginocchio…
Ma che stavo dicendo?
Ah, si, di solito casco per terra, perdo i sensi e quando mi risveglio mi ritrovo con la porta del bagno sfondata e mia sorella che mi cammina sopra, imbufalita, perché sta facendo tardi a lavoro.
Come se fosse colpa mia!
Se solo arrivasse un attimo prima lo prenderebbe con le mani nel sacco quell’idiota di Jack Salieri che mi vuole uccidere con la mia stessa arte!

Ma torniamo a noi.

Questo post era sui miei risvegli mattutini.
Quando, di corsa perché puntualmente in ritardo, faccio tutto insieme. Mi lavo la faccia, mentre mi lavo i denti, mentre mi trucco, mentre mi pettino, mentre ascolto la radio.
Di solito è radio 24.
Perché alle otto fanno un notiziario lungo e approfondito, come è sempre più raro alla radio.
Perché lì dentro hanno un incredibile naso, sanno cogliere con assoluta precisione in quale direzione spira il vento per poi cavalcarlo con assoluta imparzialità. E io son curiosissima di sapere in che direzione spira il vento. Tutta questa incertezza su chi vincerà le prossime elezioni mi logora più di Everton-Fiorentina.
E per i fantastici mini-editorialini che seguono il gierre.
Dopo l’edizione mattutina, infatti, va in onda un commento, roba di pochi minuti, ad opera di sette opinionisti, uno diverso per ogni giorno della settimana.

Il mio preferito è senza dubbio quello del giovedì.
Perché di giovedì, subito dopo il notiziario, va in onda Spicolature”, l’editoriale di Mila Spicola!

E’ davvero incredibile con quanta precisione quella donna riesca, fra tutte le notizie di attualità della settimana, a cogliere puntualmente la più insulsa.
E dopo averla sviscerata con tale inconsistenza da lasciarmi ogni volta ammirata, piazza un vero e proprio tocco di classe. Con voce sensuale e ammiccante scocca il suo “Ma mi chiedo e vi chiedo….”.
Perché, come il più scafato dei cabarettisti, la Spicola sa che niente fa più presa sul pubblico del tormentone. E così si è creata la “sua frase” il suo marchio di fabbrica, preludio a una domanda assolutamente imprevedibile nella sua inconcludenza da lasciare letteralmente choccati.
Per poi concludere con una chiosa di intollerabile bellezza.

Questa volta si parlava, per esempio, dell’asinaggine degli studenti italiani, delle scuole piene di professori incapaci che pensano solo ai lauti stipendi che sgraffignano allo stato e delle lunghe vacanze durante le quali scialacquano i loro patrimoni. E lo si faceva con una tale incisività, che già non mi ricordo la sferzante opinione della mia opinionista preferita!

Dio, come faccio ad aspettare la prossima puntata?
Riascoltare le vecchie in podcast non mi basta, io la voglio, la voglio subito la nuova spicolatura!

Eh, sì, il giovedì è diventato il mio giorno preferito. Non più solo per gli gnocchi.
Da ora in poi saranno gnocchi e Spicola!

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tapparella

di maia, 8 novembre 2007

oggi posso poltrire fino a tardi.
oggi ho preso permesso e posso dormire fino alle nove-dieci.
oggi posso fregarmene del tempo che passa, delle scadenze, delle telefonate, e starmene comodamente sotto al piumone a rigirarmi, a farmi abbracciare dai miei dolci sogni…

oggi mi sono svegliata alle sette e dieci.
non alle sette. o alle sette e venti.
alle sette e dieci in punto.
come ogni giorno che dio manda in terra.
anche nel fine settimana.
anche dopo una notte di bagordi, quando avrei bisogno di sonno come Malgioglio ha bisogno del rimmel. magari col dolore assordante che mi spacca la testa, mi trafigge un occhio (solitamente il sinistro, vorrà dire qualcosa?), il rumore delle tempie che tambureggiano al ritmo del battito cardiaco…
niente, alle sette e dieci spaccate io apro gli occhi.
e penso.

guardo il sole che mi invade la camera, violento, prepotente. provo a richiudere gli occhi.
provo a riacchiappare quel sogno tanto bello che mi stava cullando appena prima di svegliarmi… ma niente. è andato. sgusciato via come un’anguilla.

accidenti a quella luce accecante…
provo a stringere gli occhi.
perfetto, ora vedo tutto rosso a pallini e il battito dalle tempie mi si è allargato fin sulle palpebre e fa la lotta con la lancia conficcata nell’occhio.

è snervante, è davvero snervante!
provo a rigirarmi nel letto.
devo dormire, devo!
dunque, contare pecore non mi è mai servito.
provo a cantarmi una ninnananna, ma sveglio mia sorella della camera accanto. che mi riempie di accidenti.
provo a pensare a cose belle, rilassanti…
dolci colline… un prato verde… alberi e uccellini… zanzare… lombrichi… bachi… scarafaggi…
meglio cambiare immagine.
il mare… le onde… io che nuoto… io che nuoto zoppa, per colpa della spalla… maledettissima spalla!

va bene, mi arrendo.
apro gli occhi e mi metto a fissare la finestra. è carina la mia finestra. si può vedere il cielo. perché la mia camera è in mansarda.
fisso l’azzurro intenso là sopra, intervallato da morbide nuvole bianche.
assomiglia un po’ al mio header.
guardo il sole che fa capolino, ammiccante. già a quest’ora mi accarezza coi suoi raggi caldi…
penso…
ma non è che non dormo perché mi si è rotta la tapparella?

vabbè, per consolarmi mi ascolto una delle canzoni più belle della storia dell’umanità.

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radio days (ci sono cascata di nuovo…)

di maia, 27 ottobre 2007

Alla fine ho ceduto alle minacce di orazio ed ho partecipato al suo meme.
Con colpevole ritardo dice lui.
In ritardo sì, ma per buoni motivi, ribatto io.
Innanzi tutto dovevo capire cosa fosse un meme.
Poi riprendermi dal colpo di essere stata legata in un’altra catena e da una persona di cui mi fidavo.
E poi ancora per la difficoltà di riuscire a trovare ben cinque radio da citare.
Perché il gioco consiste in questo, elencare le cinque stazioni radio preferite.

Il problema è che io la radio da qualche tempo a questa parte la ascolto veramente poco.
È come in ogni storia d’amore: finita la passione, tutto si riduce a una tiepida amicizia, fino a stemperare in frequentazione sporadica e indolore.

Per questo, più che parlare di radio preferite, vi dirò quali sono quelle che per un motivo o per un altro mi accompagnano nel corso della giornata.

1) la mattina.
Da masochista provetta quale sono, mi è sempre piaciuto svegliarmi con un radiogiornale.

Fino a poco tempo fa la prescelta era radio capital, più che altro per una questione di tempi.
Il radiogiornale iniziava alle sette, ora in cui punto la sveglia, e durava un quarto d’ora.
La tempistica era perfetta: le prime notizie, di solito le più preoccupanti/crude/cruente, assorbite nel dormiveglia non mi turbavano più di tanto. Via via che mi svegliavo ed acquistavo coscienza, le notizie diventavano più ascoltabili e io riuscivo ad iniziare bene la giornata. Insomma, diciamo che riuscivo ad iniziare la giornata.
Adesso, non so cosa sia capitato, ma quando rientro in possesso delle mie facoltà mentali, c’è già il meteo o la pubblicità. O, peggio ancora, Zucconi.
Così ho optato per una stazione che il radiogiornale lo trasmette a rotazione continua, ovvero radio 24.
Le notizie non le sento lo stesso, in compenso sento un buffo omino che fa la rassegna stampa con atteggiamento sempre incazzoso/beffardo/saccente. Un po’ rompicoglioni, diciamocelo. Quindi adattissimo a me.
E se perdo qualche pezzo di trasmissione mentre mi trucco, poco male. Quando torno lo ritrovo sempre lì a parlar male degli articoli di repubblica, dei suoi titoli, della sua impaginazione…

2) a lavoro. O meglio, al mio ormai ex-lavoro.
Beh, qui c’è poco da dire.
La radio la scelgono le colleghe anziane.
Senza margine di trattativa. Ed è radio subasio.
Per chi non la conoscesse, è una radio da biagio antonacci, eros ramazzotti, giggi d’alessio, tiziano ferro e laura pausini. A getto continuo. Roba che quando passa un’irene grandi sembra quasi di sentire vera musica.

Eppure anche in luoghi così desolati fioriscono piccoli miracoli. Ho scoperto che fra le due e le due e mezzo viene mandato in onda un pezzo dei Queen. Ogni giorno! Evidentemente qualche tecnico aspetta l’ora di pranzo, quando tutti sono rilassati e meno occhiuti, per infilare di straforo la perla, la lucentezza, la bellezza, la cristalleria (?) della voce di Freddie Mercury.
Ed ogni volta mi sciolgo. Fosse anche per radio ga-ga*.

3) al pomeriggio non ascolto più la radio. Prima che diventasse di moda mi sentivo Fiorello su radiodue. Ma adesso è troppo inflazionato. E poi preferisco usare quella mezz’ora sul bus per leggere libri interessanti o per scrivere sms a luci rosse.

4) la sera a casa.
Se ascolto la radio, sarà di sicuro una fra “novaradio” o “radio montecarlo” che bazzicano spesso la musica che piace a me, il jazz. Soprattutto la prima. O “controradio” che comunque programma musica “diversa”.
Sono tutte radio in cui i disc jockey sono persone che conoscono e amano veramente ciò che trasmettono.
E non si rischia di sentire dialoghi come questo capitato una volta a radio capital.
Riporto fedelmente quanto andato in onda dopo la versione di Roxanne fatta da Sting in “all this time”:

– ascoltatore (agitatissimo): certo che è una vergogna! Mi chiedo che ne pensa George Michael di questo scempio. Secondo me potrebbe chiedere anche i danni a Sting!

– dj (serissimo): certo, in effetti questa versione è molto più brutta dell’originale, ma che vuoi, è proprio della musica, delle canzoni più belle, essere prese e reinterpretate dai vari artisti.
E comunque Sting è un grande, non credo che a George Michael dispiaccia più di tanto se gli ha cambiato la canzone.

5) quando capita.
A volte mi viene voglia. Così, all’improvviso. E allora ascolto radiotre e
Rete toscana classica.

E che dire di tutte quelle radio che ascoltavo una volta e che ho miseramente abbandonato? Che dire per esempio di radio blu che è stata per tanti anni la mia compagna delle domeniche pomeriggio, dalle due alle sei?
Niente. Ché Guetta da quando è diventato personaggio mi sta anche lui sulle scatole. Un po’ un piccolo Fiorello.

A questo punto son curiosa di sapere quali radio ascolta un satanista, quali un Gran Figo e quali la Donna più bella del mondo!
E mi piacerebbe tanto sapere che tipo di radio incontra cinas nel suo continuo girovagare. Deve essere affascinante perdersi nei vari “sapori” dell’etere italiano.

*notare bene cosa ne dice wikipedia “è il primo singolo dei Queen che va in testa alle classifiche in Italia. La conseguenza saranno successivamente la partecipazione come ospiti al Festival di Sanremo e due concerti a Milano nel settembre dello stesso anno.”
Ecco, appunto. I Queen a Sanremo…
Io non li ricordo. Ma, come dire, proprio non ce li vedo…

riceviamo e volentieri pubblichiamo…

di maia, 12 ottobre 2007

ancora un comunicato stampa del Maggio Musicale Fiorentino.
Che da quando ha affidato la propria immagine ad una “nota agenzia pubblicitaria” ne produce di scoppiettanti a getto continuo.

Già l’annuncio che “La novità quest’anno è costituita dagli incontri “Al Caffè del Maggio” che si terranno nel Bar di Platea del Teatro Comunale in coincidenza con alcuni spettacoli. Durante il racconto delle opere o le presentazioni di libri sarà possibile consumare ai tavoli bevande e snacks, trascorrendo così piacevolmente gli istanti che precedono l’alzarsi del sipario. (…) l’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili. In occasione di tutti gli incontri sarà aperto il Bookshop del Teatro con un vasto assortimento di CD, DVD e libri nonché l’intera serie di gadgets firmati in esclusiva da Marco Lodola per il Maggio.” ha fatto epoca.
Il teatro Comunale fiorentino è sempre stato paludatissimo e il tocco di modernità dato dal negozio di dischi e dvd e libri, ma soprattutto di graziosissimi gadget firmati in esclusiva,  non è stato subito compreso. Anzi, ai più ha fatto temere che si stesse trasformando un mitico luogo di cultura in una specie di grande magazzino. Anche se la possibilità di consumare snacks e drinks trascorrendo piacevolmente gli attimi che precedono l’alzarsi del sipario, facendo finta di ascoltare pallosissime presentazioni, ha introdotto una nota intellettuale e allegra, mondana e chic che non può lasciare indifferenti.

Poi l’ultimo comunicato.

“MAGGIO & MODA: IN OCCASIONE DI CONTROMODA, AL TEATRO DEL MAGGIO “SFILANO” JEAN PAUL GAULTIER, KARL  LAGERFELD E CESARE FABBRI.
Firenze – JEAN PAUL GAULTIER, KARL LAGERFELD  e CESARE FABBRI “sfilano” nel Foyer del Teatro Comunale di Firenze.
(…)
Nella mostra organizzata al Teatro Comunale di Firenze in contemporanea a ControModa saranno esposti i costumi e i disegni realizzati da questi acclamati stilisti, con una sapienza che raramente si riscontra nel fare teatrale contemporaneo.
(…)
In Pinocchio, complice Karole Armitage, Jean Paul Gaultier confeziona, su tessuti e cromie contrastanti, un guardaroba dalla sfrenata e incontenibile fantasia inventiva e provocatoria. A questi si accostano i disegni quasi “classici” di Cesare Fabbri per Giulietta e Romeo, abiti dal taglio contemporaneo anni Settanta rifiniti con lavorazioni ad intaglio di tulle di seta, con motivi a strass e cinture e jeans sfrangiati con cotoni e pelli dalle tonalità sfumate o monocrome, che il pubblico potrà ammirare nel Foyer di platea fino a gennaio.”

Ecco, dopo aver letto queste righe, colma di ammirata meraviglia, mi son detta: finalmente!
Finalmente la conversione si è compiuta, finalmente il Maggio si stra trasformando in una piccola Scala!
Presto, molto presto, avremo anche noi impellicciatissime signore in lungo. E i fotografi di Chi. E le telecamere di Verissimo.
Finalmente il teatro verrà usato per la vera funzione per la quale era stato creato!

ps a proposito di musica, non posso non citare queste righe, tratte da Repubblica del 10 ottobre scorso, la cui aulicità, il tono sommesso e partecipe, non possono non colpire e gommuovere sino alle lagrime…

“La musica classica è sempre stata una sua passione. Ma per anni ha avuto un grande rimpianto: quello di non aver portato a termine gli studi di pianoforte iniziati in gioventù. (…) Erano le 18 quando il candidato dai capelli grigi si è presentato alla sessione di esame insieme a “colleghi” ventenni che potrebbero essere suoi nipoti. Nessuno sconto per lui, il programma che ha presentato, degno del miglior Pollini (! ndr) è durato ben due ore.
(…)
ha trascorso l’estate nella sua casa in Liguria, studiando per tre o quattro ore al giorno e, anche al rientro a Milano, ha dimostrato volontà di ferro, alzandosi tutte le mattine un’ora prima del solito per lavorare alle partiture. Solo qualche piccolo problema dovuto all’età: le mani non hanno l’elasticità di una volta, e lo sforzo prolungato gli procurava qualche fastidio alle articolazioni.”

Dite la verità, non siete gommossi voi pure?
Ah, dimenticavo, lui era Fedele Confalonieri.

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