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La compagnia dell’anello – ovvero, fenomenologia della Zia Zitella

di maia, 18 gennaio 2010

Ieri sera me ne stavo svogliatamente collegata all’internet a scambiare perle di saggezza su uno dei tanti socialcosi.
E’ così che mi sono imbattuta nei dubbi di una spaesata fanciulla in ambasce.
Ella non si capacita del fatto che, ancora, la madre la pungola e la esorta ad essere una zitella migliore.
Perbacco, mi son detta, non posso lasciarla macerare nelle sue congetture, dall’alto della mia esperienza devo intervenire.

Il fatto è, cara amica, che le mamme in prima e le zie in seconda battuta, son fatte apposta. Son nate praticamente per questo! Se la dolce pargola non si sposa entro i trenta – trentacinque anni, lo scopo della loro vita diventa quello di renderla un gioiellino di pisseritudine1 casalinga.

Ma questo è ancora nulla. Nulla in confronto al finire fra le spire della terribile combinazione, del mostro mitologico, tristemente noto come “La Zia Zitella”.

Come già ebbi modo di spiegare, le zie zitelle sono animali che usano muoversi in branco, tanto che se la natura non le ha dotate di sorelle di sangue nubili con cui zieggiare zitellanamente, esse vanno in cerca di altri esemplari fuori dal proprio nucleo familiare con cui ricrearsi un nucleo familiare artificiale. Una volta individuato il soggetto adatto, esse cominciano a fraternizzare (o meglio, a sorelleggiare) molto velocemente2, passando dal semplice contendersi le faccende di casa, a criticarsi ferocemente per come queste sono state svolte, fino a strapparsi i capelli in risse ululanti, proprio come accade fra normali sorelle nubili di sangue.
Fin qui gli usi e i costumi3 dell’animale Zia Zitella.
Ma qual è il loro ruolo nella società? Cosa anima le loro giornate (oltre i ripetuti scontri fisico-verbali)?
La risposta è molto semplice.
Lo scopo nella vita di una Zia Zitella è quello di procurare sposi alle nipoti.
Esse solitamente iniziano col presentare mazzetti di “buoni partiti” (avvocati, notai, dottori) alle sventurate congiunte in età da marito. Così non è raro vedere queste donnone (solitamente impettitamente pettorute) fare da chaperon alle nipoti nei loro incontri inconsapevoli con lo sposo designato. Inconsapevoli perché le giovinette di solito sono attratte agli appuntamenti con il futuro sposo con la scusa di fare un giro sulle giostre (le nipoti in questa fase del processo, sono infatti circa sui quattordici anni) e proprio non si capacitano del perché quel vecchio bavoso amico delle zie stia loro così addosso.
Quando le giovinette cominciano a perdere un po’ di freschezza (diciamo intorno ai 22 anni) le zie, preoccupate ma non ancora disperate, cominciano a presentar loro “partiti non buonissimi, ma passabili” (ingegneri, farmacisti e commercialisti). A questo punto la scusa delle giostre non tiene più, e, anzi, l’affettuoso invito dei mariti in pectore (vieni qui, piccola, senti com’è buono il mio bastone di zucchero filato…) comincia a suonare lugubramente sospetto alle loro orecchie.
Quando, verso i 26-27 anni le zie zitelle vivono ormai nel terrore di ritrovarsi una nipote incompatibile col matrimonio (dio, che orrore!), cominciano a darsi da fare sempre più accanitamente per trovarle uno sposo. Uno qualunque. Ed è qui che cominciano a proporre geometri e ragionieri.
Quando si rendono conto che, nonostante tutti i loro sforzi, le nipoti hanno continuato a invecchiare (stupide, stupide, stupide ragazzine!) e hanno ormai compiuto i trenta anni senza aver preso marito, in preda alla disperazione cominciano a fermare i muratori direttamente per strada4.
Le nipoti nel frattempo probabilmente si sono fatte tutta una loro vita.
Magari sono scappate col fornaio, o sono rimaste incinte dell’elettrauto, o magari ancora son diventate gay.
Ma non hanno mai detto niente alle zie. Per paura di infrangere il sogno della loro vita.

  1. sost. med. In termini tecnici indica esattamente quel tipo di attitudine che la donna acquista quando persiste nel comportarsi spesso e volentieri da pissera []
  2. sost. milit. in termine tecnico significa escalation []
  3. sempre interi, per carità. La vera Zia Zitella aborre il due pezzi []
  4. che diamine, un muratore in casa in fondo può sempre far comodo! []

Le meravigliose scoperte di Maia – bondage

di maia, 22 settembre 2009

Ultimamente mi sono accorta che…
se indosso una tutina in latex, un frustino in mano, il mio fidansato pulisce anche il bagno.

Il Mistero del Triangolo delle Bermude

di maia, 24 settembre 2008

Visto l’enorme successo riscosso dalle Grandi Inchieste di Solo in Superficie (e dietro le pressanti richieste di giovini assetati di cultura), mi sembra giunto il momento di aggiungere una nuova perla alla rubrica “Voyager”.
Come si può, infatti, rimanere insensibili alla notizia che cercando la parola “templari” sul motore di ricerca più famoso del mondo, al sesto posto si trova un proprio articolo?

Trattasi del giusto riconoscimento a una vita di sacrifici e studi, riconoscimento che non può essere lasciato nel dimenticatoio, ma che va fatto fruttare come il talento della famosa parabola di Esopo1.

Ecco dunque la tanto attesa nuova puntata.
Questa volta si parla del Mistero del Triangolo delle Bermude.

Anzitutto il nome.
Molti lo chiamano, sbagliando, il Triangolo delle Bermuda. Il refuso sembra confermare la teoria secondo cui i primi reportages del misterioso mistero furono opera di emigranti partenopei2. Essi, i partenopei, infatti, son noti per mettere le vocali finali alle parole un po’ così, come viene viene3.

Altri lo chiamano il “Triangolo maledetto” o il “Triangolo del diavolo“. Nomi che già da soli lasciano trasparire una malcelata antipatia nei confronti di un luogo che di diabolico non ha proprio nulla.
Intanto si tratta di una zona di mare compresa tra la Florida, Porto Rico e le Bermude. Come dire, tutti posti che la gente se li sogna e che solo pochi possono visitare per davvero.
E allora qui signori fatemi dire che secondo me ci troviamo di fronte alla solita storia della volpe e l’uva, che tutta quella gente che parla male del Triangolo è solo gente che non ha i soldi per andarci in vacanza4.

Poi lo credo che quando un poveraccio squattrinato in quei paradisi ci arrivava per lavoro, magari su una nave mercantile, e si vedeva circondato da tutto quel ben di dio, si imboscava dietro la prima palma e arrivederci a tutti!
Ed ecco facilmente spiegate le misteriose sparizioni di interi equipaggi.
Ed ecco anche spiegata l’improvvisa cessazione degli episodi misteriosi da qualche anno a questa parte. Con lo svilupparsi dei viaggi low cost e dei last minute, anche i miserabili più cenciosi possono permettersi un bel viaggetto esotico. Spuntando così il pungolo dell’invidia.

Basta quindi con tutte queste ipotesi fantasiose, tipo la “presenza di sacche di metano all’interno della crosta continentale che provocano periodiche emissioni di gas, pericolose per la galleggiabilità delle navi”.

O la leggenda secondo cui gli Ufi “considerano come loro territorio di volo l’area del Triangolo e non tollerano la presenza di nessuno”.
Questa poi è la storia decisamente più ridicola di tutte.
A parte che di Ufo ce n’è uno solo, bellissimo. E  comunque attualmente si trova a Madrid. Non vedo proprio perché dovrebbe reclamare come propria una zona di mare miglia e miglia lontano.
Quando c’ha Maiorca a due passi!

  1. uno dei sette re di Tebe, divenuto tristemente famoso per via un morboso caso di cronaca. E perché soleva stordire tutti con il continuo racconto di favole oscene, racconti di cose spinte fra animali e uomini, sirenette e lupi, gemellini persi nel bosco che moltiplicavano i marzapani e i pesci []
  2. ovvero napoletani. Da Partenope, la locale squadra di basket []
  3. Ed ecco anche spiegato il perché degli strani segni che, a quanto dicono gli antichi carteggi, apparivano in cielo poco prima delle sparizioni. Primo fra tutti la visione potente della Mano di Dio []
  4. I Templari, per dire, che di soldi eran stracarichi, mica ne han mai detto niente di brutto! []

Alcune fondamentali conclusioni sul matrimonio (tratte alle due e mezza di notte, con tasso alcoolico n.p.)

di maia, 31 agosto 2008

Regola n.1
Ad un matrimonio le invitate nubili si riconoscono perché son quelle vestite tipo sposa.
Nei casi più estremi per distinguere quale sia la sposa vera da quelle in speranza potenza non basta seguire i paggetti (si fanno corrompere facilmente), né seguire lo sguardo dello sposo (spesso perso nel vuoto).
Molto più sicuro individuare la mamma della sposa e seguire le sue tracce lagrimatorie.

Regola n.2
La cosa che maggiormente distingue gli invitati maschi dalle invitate femmine in un ricevimento post-matrimonio è il fatto che dopo qualche ora tutte le femmine prendono a camminare con movenze alquanto singolari.
Ciò è dovuto alla successiva

Regola n.3
Quasi tutte le femmine invitate ad un matrimonio indossano scarpe nuove scomodissime.
Tutte le altre non usano scarpe nuove, ma quel paio che tengo da parte per le grandi occasioni… che poi son così carine… non ricordo mica perché non le uso mai!

Regola n.4
L’unica femmina che deroga alla regola n.3 è eventualmente la sposa.
Le più scaltre, forti del fatto che il vestito con strascico non permette agli invitati di intravvedere i loro piedi, subito dopo la cerimonia indossano scarpe da ginnastica. Lerciosissime.
Proprio a sfregio.

Regola n.5
Il matrimonio originale si distingue dagli altri non tanto per la cena a buffet.
Non tanto per il complessino di musica taranta al posto del tradizionale ominotristedanight.
Non tanto per la mancanza della torta nuziale.1

E’ un vero matrimonio originale quando al prete officiante durante la cerimonia gli scappa “tanto a noi del rito ufficiale ce ne frega una sega!”.

Regola n.6
Se ad un matrimonio non vuoi infastidire gli inevitabili parenti anziani non devi assolutamente fare le seguenti cose:
– agli antipasti servire, al posto dei soliti crostini, indistinguibili agglomerati di cibo raffinatissimo.
– invitare un’orchestrina di taranta al posto del solito ominotristedanight.
– far mancare il momento del taglio della torta.

Regola n.7
Se ad un matrimonio non vuoi infastidire le inevitabili amiche zitelle non devi assolutamente fare le seguenti cose:
– invitare un’orchestrina di taranta che inizierà a suonare furiosamente proprio nel momento in cui loro, le amiche zitelle, stavano tirando fuori tutti i giochi che avevano preparato per gli sposi in lunghe notti insonni.
– invitare un’orchestrina di taranta.
– far mancare il momento del lancio del boquet.

Ma soprattutto

Regola n. 8
Mai, e ripeto MAI, farti accompagnare al ricevimento da una coppia che si deve sposare la settimana successiva.
Il tasso di nervosismo che via via si accumula sulla coppietta può raggiungere livelli allarmanti.
Rischi seriamente la vita.

  1. cosa peraltro notevolissima, visto che obbliga gli sposi al momento della rituale foto del taglio della torta, appunto, a destreggiarsi col taglio di una bignolina alla frutta. Provateci voi con quel palettone! []

Le grandi inchieste di Solo in Superficie – stimoli, reazioni e riflessi (1)

di maia, 26 agosto 2008

Innanzitutto un poco di teoria (pochissima, altrimenti smettete subito di leggere).

Da Wikipedia

Il riflesso condizionato è la risposta che il soggetto dà alla presentazione di uno stimolo condizionato.

Il r. c. è una reazione prodotta nell’animale in cattività da un elemento esterno, che l’animale si abitua ad associare ad un preciso stimolo.

Centrali per il condizionamento classico sono i riflessi, ovvero risposte non apprese, come la salivazione, la contrazione pupillare, la chiusura degli occhi.

Wiki prosegue nella spiegazione citando il famoso esperimento pavloviano del cane, la carne e il campanello (che detta così sembra una barzelletta e invece è roba serissima, roba di scienziati).

Quello che voglio dimostrarvi è come col cambiare della società cambiano gli stimoli ma non le reazioni, ovvero i riflessi, che restano immutabili, specialmente in quello strano essere animale chiamato “Uomo Moderno”.

L’Uomo Moderno (termine divulgativo per “Pitecantropo Perraro Erectus”, già citato qui) si divide fondamentalmente in due grandi sottospecie:
l’Uomo Moderno Adeguato (PPEA) e l’Uomo Moderno Antiquato (PPEA). E’ vero, le sigle sono identiche, ma dopotutto non è risaputo che in fondo in fondo gli uomini sono tutti uguali?

Il primo (chiamiamolo pure PPEA1) si è arreso alla società contemporanea. E’ completamente aderente all’immagine che la pubblicità dà di lui. Guida solo minuscole smart o mastodontici suv, indossa pantaloni rossi o arancioni, usa balsami per la pelle, cremine per le occhiaie, esfolianti per il viso (i più adeguati anche un velo di fard sulle gote) ed un enorme paio di occhialoni da sole, necessari soprattutto di notte.

Il PPEA Antiquato (chiamiamolo pure PPEA-sauro) francamente se ne infischia. Lui guarda solo le pubblicità delle macchine con le donnine nude, guida ford fiesta del ’76 e trascorre le serate a fare gare di rutti. Per lui il tocco d’eleganza è la frittella sulla canotta, sempre a vista, e l’unica crescita personale che persegue è quella della propria epa.

Ebbene, per quanto possa apparire incredibile, i due tipi di PPEA rispondono agli stessi stimoli.
Basta vedere come reagiscono al suono di un televisore che si accende o del sintonizzatore di una radiolina (il PPEA-sauro) la domenica pomeriggio. O la domenica sera. O il sabato sera. O il martedì, il mercoledì e il giovedì sera. Forse prima o poi anche il lunedì sera. Verso le 20,45.
Le antenne si drizzano, la salivazione aumenta, le pupille si contraggono, gli occhi si socchiudono…
E per i successivi novanta minuti (più intervallo, più eventuali supplementari e rigori) non c’è cristi, cadono in uno stato di catatonia totale, condita da versi gutturali e improperi decisamente terrificanti.

Stesso discorso, più o meno, davanti al nuovo programma di informazione della Chiabotto. Nessun PPEA in realtà sa che cosa lei dica, però tutti son concordi sul fatto che lo dice benissimo.

Nulla di cui stupirsi, in fondo.
L’istinto di sopravvivenza fa sì che i maschi delle specie più evolute siano costantemente attratti dai due cose: la possibilità di accapigliarsi su questioni di lana caprina e i programmi d’informazione.

Ma un nuovo riflesso condizionato sta prendendo sempre più piede nel mondo dei PPEA.
Si tratta del temibile SdOS.

(continua…)

Le grandi interviste di Solo in Superficie – cineserie

di maia, 14 agosto 2008

(a Francesco)

e dunque signora maia… posso chiamarla signora maia?

no, no, signorina, prego.

bene, signorina, tutti i nostri lettori pendono dalle sue labbra. Cosa si prova ad essere una delle più grandi esperte di cineserie?

mah, le dirò, è un grosso peso.
Soprattutto in tempo di olimpiadi, quando gli occhi di tutto il mondo son puntati su Pechino.

In effetti sembra un compito davvero molto gravoso

Lei non può nemmeno immaginare quanto. Essere perennemente circondata dai vicini di casa, quei quattro vecchiacci sordi e bavosi che fanno più domande dei bimbi piccoli… Che poi non vale neanche la pena di rispondergli, che tanto le risposte se le dimenticano subito!
Comincio a capire i loro poveri parenti che d’estate li abbandonano in città coi pretesti più disparati.
No sai babbo, ti porterei con me… però… sai qui al mare tira troppo un vento fresco, che te ormai sei abituato alla calura cittadina e il cambio climatico ti farebbe schiantare!
No guarda mamma, ti porterei tanto volentieri con me, ma lì alle maldive si mangia di un maaale… Guarda, gli vien mal di pancia a tutti! E infatti è per questo che ti lascio i bimbi. Ma tranquilla, non ti preoccupare per me, fra tre-quattro settimane torno.

Che poi sempre meglio abbandonarli in città che sull’autostrada.
Voglio dire, così un tetto ce l’hanno e alcuni ci hanno pure l’aria condizionata!

Sì, bene… ma, ci dica, come ha fatto a diventare un’esperta così autorevole nel suo campo?

Mi son vista un’intera puntata di quark tempo fa. Gran bella puntata. E anche due o tre puntate di Angela figlio, che c’ha un programma tutto suo, non so se l’ha visto. Fra l’altro son puntate molto più corte, ci si annoia di meno, solo che c’è il rischio che se vai in bagno un attimo ti perdi il finale e magari rimani per tutta la vita col dubbio se Michelangelo se li era poi tolti gli stivali.

Molto interessante… Ma avrà usato anche altre fonti, immagino

Ma certo! Ho approfondito gli studi su wikipedia. Non so se la conosce. Lei va lì, pigia un bottone ed esce di tutto.
E’ così che son diventata la maggior esperta di tango cingalese, fra l’altro.
Per non parlare dei cartoni. Seguo da anni i cartoni animati e lì si vede proprio tutto della loro cultura, degli usi e costumi, dell’abbigliamento…

Scusi, ma i cartoni non sono giapponesi?

Evabbè, non è che ci sia poi tutta questa differenza…
E infine la specializzazione me la son presa praticando tai chi.

Oh, il Tai Chi. Grande disciplina fisico-meditativa che affonda le sue radici teoriche nel taoismo. Questo forse è uno dei modi migliori per penetrare nella cultura cinese. E lei quale stile pratica? Il Chen? Lo Yang?

Ora se era in o ian non me lo ricordo. Però mi ricordo che mi è molto piaciuto. Sono state le due settimane più meditative della mia vita.
Comunque la tecnica non è che sia questo gran mistero, eh.
Dunque si avanza per un po’ di metri (una decina o anche meno, a seconda di quanto è grande la palestra), poi si torna indietro camminando all’indietro, poi si torna in là camminando di lato, come i gamberi, poi si torna in qua, sempre come i gamberi. E alla fine ci si ritrova sempre sul punto di partenza.
Un po’ come fare cyclette o tapis roulant, ma senza attrezzi e facendo molti versi con le braccia.
Poi però la palestra sotto casa ha chiuso… Peccato, perché costava anche poco.

Molto suggestivo.
Progetti per il futuro?

Sì, per un po’ basta filosofia, che dopo un po’ stufa. Adesso vorrei dedicarmi all’arte.
Guardi, se riesco a recuperare quella puntata di Angela mi guardo la fine.
E poi potrà intervistarmi su Michelangelo.

Il Mistero del Sacro Plin Plin (Plin)

di maia, 22 luglio 2008

(Dove si parla di portentosi mantra, misteriosi vendicatori e acque della salute)

E’ buffo, però a volte le scoperte più importanti (e inquietanti) della vita si fanno per puro caso.
Un tizio si fa una pennica sotto un albero e gli cade una mela in testa.
Oppure un altro sta a guardare le crepe del soffitto di una chiesa e si accorge che il lampadario dondola.
O un altro ancora pensa di andare a farsi una tranquilla crociera fino fino in Tailandia navigando su rotte ignote al turismo di massa e si ritrova in un continente sconosciuto1

Così io ho finalmente risolto uno dei più tormentati crucci della mia esistenza grazie ad una battuta di andrea.

Sono anni che mi chiedo quale oscura forza mi tenga ancora avvinta alla canzoncina della pubblicità di una marca di pasta.

L’antica nenia recitava così: “PLIN PLIN PLIN, TORTELLIN! con due uova di gallina ed un chilo di farina, carne, grana, prosciuttini, ecco i veri tortellini…”

Il fenomeno mi terrorizzava, nessuna ipotesi razionale poteva spiegare l’enorme potere esercitato da una filastrocca pubblicitaria sul mio cervello. Quando prende possesso della mia testa nulla più riesce ad allontanarla e mi ritrovo a canticchiarla per ore ed ore (orribili ore) ininterrottamente. Come un disco rotto.

Non sapevo più cosa fare. Temevo di essere posseduta dallo spirito dei prosciuttini assassini. Che, sterminati dai produttori di tortellini, erano tornati in vita per uccidere tutti quelli che ne avevano mangiati.
E la morte a seguito di canzoncina perpetua è una morte orribile, vi assicuro.

Ma adesso tutto un mondo mi si è aperto davanti agli occhi.
Le paure si sono dissolte, una spiegazione razionale c’è.

E’ il misterioso potere del Mantra Plin Plin che seduce le menti e le conquista.

Niente più notti insonni, niente incubi pulp in cui schiere di porchette marciano in fila serrate per la conquista della terra!

E’ solo un mantra!

Però…
Però a pensarci bene un terribile dubbio si insinua.

E le acque della salute che fanno fare plin plin?
Che c’entrano loro?
Perché i pubblicitari hanno scelto proprio quella parola?
Quale collegamento può esistere fra una marca di tortellini e le vie pimplinarie?
Che in realtà i committenti della pubblicità sappiano qualcosa che noi non sappiamo sul potente mantra?
E chi sono in realtà questi committenti?
Che siano semplici produttori di acque della salute non se la beve nessuno!

Ma certo, è un complotto!
Le suore e i maiali assassini vogliono sottometterci tutti a suon di canzoncine e frequenti ritirate nei bagni!

Che qualcuno ci salvi dai porcellini!
Che qualcuno ci salvi dalle suore pulite dentro e belle fuori!

  1. sconosciuto a lui, non certo ai Templari, che in America ci andavano regolarmente da centinaia di anni seguendo le rotte dei vichinghi. Solo che, esosi com’erano, avevano istituito solo viaggi in business class e con la crisi delle stoffe da vela, che a quei tempi avevano superato la soglia psicologica dei 200 fiorini a metro quadro, nessuno poteva più permettersi il prezzo del biglietto. Fu così che gli uomini si scordarono delle nuove terre. Finché non ci arrivò questo genovese erotomane. Che altro che manie di scoperta, altro che spirito di avventura. Lo sappiamo tutti benissimo che cosa ci voleva andare a fare in Tailandia…. []

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