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Il vero amore – ovvero, le tre fasi del complicato rapporto fra l’uomo e le tette

di maia, 29 aprile 2010

All’inizio lui si limita a guardarle con ingordigia.
Con l’accresciuta confidenza, prende a parlarci con tenerezza.
Alla fine è convinto che gli rispondano.
E che se potessero si staccherebbero dal corpo di origine per stare sempre con lui.

Cipolle – ovvero: Il linguaggio dell’amore

di maia, 19 febbraio 2010

Dita_Von_TeeseRegola numero uno in amore: non ti fidare di ciò che ti vien detto. Mai.
Non si può prender per buono quello che ti dice il partner. Ogni frase, ogni parola va filtrata e analizzata per comprenderne il vero significato.
Ora, non è che ogni conversazione abbisogni di uno studio approfondito, eh. Che altrimenti non ne usciremmo.
Dipende dalle situazioni, dal grado di intimità (leggi: durata del rapporto) della coppia e da chi è a parlare.
Se il partner è donna, infatti, la verità si nasconderà sotto qualche strato di non detto e di “se mi ami lo devi capire da solo”. Ma all’uomo, si sa, nonostante quello che va ripetendo alla sua (dilui) legittima compagna, non è vero affatto che gli piace il disvelamento lento, lo spogliare capo a capo, nemmeno quando si tratta del corpo di una donna. Il maschio soffre di problemi di attenzione. Se lei, la donna, di veli ne porta troppi, addosso, lui dopo un poco si stufa, smette di svelare e accende la tv12.

Se a parlare, invece, è l’uomo, il lavoro di scavo è molto meno intenso. Lui si stufa presto, ricordate?
In più i significati nascosti tendono ad essere sempre gli stessi e a presentarsi in modo schematico.
Questo lo porta a interpretare le parole della compagna con la stessa ripetitività e schematicità.
Un esempio: – caro, ho freddo!
nella sua mente diverrà – caro: ho voglia di fare sesso selvaggio.
Oppure: – caro, cosa diamine hai combinato al letto, hai aggrovigliato tutte le lenzuola. Non ci riesco a dormire in un letto così! Allora preferisco dormire per terra!
nella sua mente sentirà: – caro, ho voglia di fare sesso selvaggio. Sul pavimento!
E viceversa.
Quando un uomo ti dice: – amore, adoooro come maneggi il css, sei bravissima ad usarlo, stai sicura che si sta pensando a qualche cos’altro.
Potrei andare avanti a lungo, gli esempi sono infiniti.
E purtroppo ben noti a tutte noi.
Che però quando ci troviamo di fronte al nostro uomo, ci dimentichiamo di tutta la teoria e ci caschiamo ogni volta.
Il mio fidanzato, per dire, quando mi dice: – dai, vieni a Cuneo, che è bellissimo, è caldissimo, è quasi primavera! io lo dovrei capire che in realtà lassù sta nevicando come dio la manda e che se proprio ci devo andare, dovrei mettermi in moon boot e piumino. E invece no, al solito arrivo ogni volta lassù, armi e bagagli. E i bagagli son pieni di microbikini e tanga brasiliani.

  1. basta una semplice prova pratica. Potete farla anche comodamente a casa vostra. Provate a vestirvi da cipolla di montagna, con tuta da neve e vari maglioncini uno sull’altro. Mettete rai1 e iniziate a spogliarvi al suono della musichina sexy che esce dalla tv. Disvelatevi piaaano, lentamente e sensualmente. Bene. Adesso osservate se il vostro lui sta guardando il vostro spogliarello o se per caso sta sbavando sul monitor della tv in cui la Von Teese si sta strusciando addosso un’oliva gigante! []
  2. chiaramente la differenza di appetibilità sessuale fra voi e la Von Teese sta nel fatto che lei, la Von Teese parte già seminuda e voi siate ancora con tre magliette, due collant di lana e la canotta della salute []

Le meravigliose scoperte di maia – tecnologia

di maia, 27 ottobre 2009

E’ da un paio di giorni che c’è uno strano viavai di colleghi maschi intorno alla mia scrivania.
Si mettono lì e con fare indifferente incominciano a smanettare i pippoli delle mie casse nuove. La faccia che si arrossa, il respiro affannato, un lieve rivolo di bava all’angolo della bocca.
Stasera, mentre regolavo il volume, ho capito perché.
I pippoli delle mie casse sembrano proprio due capezzoli.

Muri

di maia, 15 ottobre 2009

Concerto di Musica da Camera, op n.2, K696 eseguita dai Signori Tollis Maurilio ed Auriemma Gigia


Ciaf Ciaf
Squosh Squosh
Gneck Gneeck
Tump Tump Tump
Tump Tututump Tump
Ahhhhhahhhhhhh!

Io abito in un palazzo ottocentesco. Con pareti spesse, enormi.
Di quelle che fanno la felicità di garzoni di elettricisti e trombai1 che possono sbizzarrirsi a fare buchi e scavare nei muri senza correre il rischio di finire nell’appartamento di fianco2.
Di quelle che negli anni hanno sempre protetto i nostri vicini dalla mia fase Regina della Notte. Dalla fase Metallica della mia sorella più piccola. E soprattutto dalla fase Take That della mia sorella strana.
Attenzione, con questo non voglio dire che tutte le persone che ascoltano i Take That siano strane, anzi! Ne conosco una che ha pieno di dischi dei Take That che pure è in gamba e intelligente e simpatica e colta e tutto quello di bello che si può dire di una donna. Che ascolta i Take That.
Comunque non è di questo che volevo parlare.
Volevo raccontare dei supemuri del superpalazzo nel quale abito.
I supermuri hanno funzionato per trenta dannatissimi anni.
Non uno dei vicini che si sono avvicendati nel tempo hanno mai avuto da protestare per i nostri schiamazzi. Eppure son stati tantissimi, eh. Che in quell’appartamento gli inquilini ci stanno circa tre-quattro mesi e poi se ne vanno3.
Eppure adesso, questa simpaticissima coppia di giovani sposi sembra quasi di averli nel tinello di casa.

– Scusa mamma, mi passi lo zucchero?

– Prego, maia. E voi, cari? volete qualcosa?

– Mmmmmhhh, del miele, sììì! E del burro. Graahaaahaazie!

  1. idraulici []
  2. notoriamente bucare e scavare nei muri è una delle attività più goduriose per i cuccioli di elettricisti e trombai, che davanti a una parete vergine proprio non riescono a contenersi e ci danno dentro indefessamente []
  3. deve essere un appartamento pieno di magagne []

Le meravigliose scoperte di Maia – bondage

di maia, 22 settembre 2009

Ultimamente mi sono accorta che…
se indosso una tutina in latex, un frustino in mano, il mio fidansato pulisce anche il bagno.

Post porno

di maia, 23 marzo 2009

Istigata da un mio amico e incoraggiata anche da una blogstar, ho deciso di trasformare questo mio (blog) in un blog porno.
Oddio, proprio porno porno no, che fa volgare… Diciamo che ne farò un blog erotico.
In fondo il maggior numero di persone che arriva qui lo fa cercando le porcate più disgustose.
Si collegano googlando “vecchiette in calore” e “sesso porno animal”. Quando va bene cercano “wwwporno, commesse, calorecom”. Perché dunque non accontentarle (le persone, non le commesse)1?
Così ho deciso.
Certo, so che non sarà affatto una cosa facile. Mica una si siede una sera davanti al pc e tra una chat e l’altra si mette a scrivere cose porno erotiche così, come niente!
Tanto più se quell’una ha un ragazzo.
Scrivere cose erotiche, infatti, è una cosa seria e richiede molta preparazione.
E diventa particolarmente complicato se il tuo ragazzo ti dice qualcosa del tipo:

“ok, se fai un blog porno per me va bene.
Basta che non scrivi cose troppo porno. Insomma, sai, quelle dove la gente si tocca e si fa le cose. E, insomma, sarebbe bene che non nominassi i così, lì, quelli dei maschi e delle femmine. E se potessi eliminare i baci…
Insomma se fai un blog porno per me va bene, a patto poi che lo leggo solo io”.

Ecco, dunque, a questo punto la brava futura blogger erotica blocca il fidanzato su gmail e inizia a lavorare sul suo blog por finemente erotico.
Per prima cosa si procura del materiale di studio.
“Alle dame del castello…”, “Quel gran pezzo dell’Ubalda…”, la puntata 3×20 di heroes, che se la scarichi adesso ci vedi una cosa che sembra poco attinente a quanto successo nella 3×192, ma comunque come trama si adatta molto bene agli studi in questione3.

Una volta ben assimilato il materiale, si passa alla parte creativa.
Che è la più semplice.
Basta una trama asciutta, ambientazione ridotta al minimo, un paio di scene atletiche e il gioco è fatto4.
A questo punto non rimane che pubblicare il pezzo, trampolino di lancio per imperitura fama internettiana e contratti miliardarii con grandi case editrici.

Così, signore e signori, lasciate che vi presenti il primo post porno finemente erotico di solo in superficie.

Manhattan, un bellissimo giorno di primavera, sensuale come solo a Manhattan (e a Brozzi) la primavera sa essere. Lei, Jessicah, commessa bionda, bellissima, passeggia annoiata per strada con le buste della spesa, lasciandosi carezzare dal sole. Non si accorge che la minigonna che ha indossato per andare al discount “tutto a 1 euro” le si è alzata, lasciandole maliziosamente scoperto il reggicalze di pizzo nero e il comodo completino in latex. Rientra nel grattacielo di famiglia (suo marito è un preclaro ingegnere cassaintegrato dell’IBM). Nell’atrio vede lui. Lui, muratore-idraulico di colore, sudato e con della farina addosso (nel tempo libero fa il panettiere). Si guardano. Entrano nell’ascensore. Con loro entrano una vecchietta, un cane, una scimmia e un pitone. Tutti si riguardano, imbarazzati. Il cane intavola una conversazione sul tempo. La vecchietta parla dei propri reumatismi. Tutti fingono indifferenza, ma si respira tensione nell’aria. Improvvisamente il pitone non resiste più, cede ai propri istinti e si avviluppa intorno alla scimmia. L’atmosfera si fa calda. Il muratore-idraulico-panettiere tira fuori dalla tasca una lattina di chinotto e inizia a bere voluttuosamente. Jessicah tira fuori dalla borse della spesa la panna montata e inizia a spruzzarsela in bocca. La vecchia si estrae la dentiera e inizia a passarsela sensualmente sulla scollatura. L’atmosfera a questo punto è arroventata.
(omissis5)

LUI: ahhhhahhhhahhhh
LEI: mmmmmhhhhhhh
ESSA: AH! AH! AH!
L’ALTRA: ehhh?
ESSI: mmmmmhhh
LIFTMAN: 38°!

  1. e magari cercare di farci pure qualche soldo? []
  2. Ci son dei personaggi nuovi, che non avevo mai visto prima e stranamente son tutti nudi. Francamente non capisco cosa c’azzecchino con la saga dei Petrelli. Ma forse nel guardare la serie in originale, mi son persa degli sviluppi fondamentali. []
  3. oltre a risultare utile anche a controllare la veridicità di certi luoghi comuni. Tipo la leggendaria superiorità della razza nera in certi campi. Bene, non tutti i luoghi comuni son poi così comuni []
  4. Tanto se si vuol fare un porno fine pezzo erotico un po’ più lungo senza sbattersi troppo, basta riciclare qualche scena a intervalli regolari e il gioco è fatto. Che lo zoccolo duro dei fruitori nemmeno si accorgerà di star rileggendo le stesse scene di prima []
  5. per venire incontro alle richieste del proprio ragazzo, l’autrice ha tagliato alcune parti del racconto in cui i personaggi si toccano, si fanno le cose e si nominano i cosi, lì, quelli dei maschi e delle femmine. Tanto è quasi meglio così, che i pezzi tagliati sarebbero adatti solo a stomaci molto forti. ndr []

La febbre del sabato sera

di maia, 23 dicembre 2007

ovvero, fenomenologia della seratina fra amiche.

La famigerata uscita del sabato sera fra sole donne è un fenomeno molto studiato dalla sociologia contemporanea.
Dagli sciami di ragazzine eccitate, troppo truccate e troppo poco vestite, che si raggrumano davanti alle discoteche. Alle mandrie di anziane signore fameliche, troppo truccate e troppo leopardate che si assiepano davanti ai ristoranti, ogni fascia di età riserva mirabili spunti a chi le osserva con attenzione.

Qui ci occuperemo delle trentenni in libera uscita.

La fascia delle trentenni è la più varia. Una zona intermedia in cui la maggior parte degli esemplari si è già costruita una famiglia, ma in cui gli esemplari single non vengono considerati ancora socialmente troppo vecchi per essere giudicati patetici casi senza speranza.
In gruppi di femmine di questo genere le serate del sabato sera si svolgono sempre più o meno seguendo una scaletta molto rigida.
I luoghi scelti per trascorrere la serata sono l’unico elemento non codificato, potendo variare anche sensibilmente a seconda dei gusti personali e del grado di accettazione del passare del tempo.
Si vedono, dunque, gruppetti di trentenni che affollano le stesse discoteche frequentate da quindicenni (che poi sono quelli che finiscono la serata col più alto tasso di depressione), come gruppetti che affollano le sale dei cinema, dei ristoranti o dei pub.
Indipendentemente dal luogo prescelto, però, l’evoluzione della serata è sempre lo stesso.

Il ritrovo

Gli elementi felicemente sposati e con figliolanza, si presentano in leggero anticipo all’appuntamento, impazienti di godersi quella che chiamano l’ora d’aria.
Le single, che mai hanno abbandonato le buone vecchie abitudini giovanili, si presentano con il canonico quarto d’ora di ritardo.
Ogni arrivo è salutato da imponenti schiamazzi, che pare abbiano la funzione di riconoscere coloro che via via vi si aggiungono come legittimi membri del gruppo.

Il primo tempo

La prima parte della serata è sempre dedicata all’aggiornamento sulle rispettive vicissitudini. La parte del leone in questa fase è senza dubbio delle sposate con prole, che si impossessano della conversazione e la dirigono immancabilmente sulle gioie familiari. Sulle innumerevoli soddisfazioni che riservano i pargoli, i loro mirabili progressi nel campo della deambulazione, della proprietà di linguaggio, della minzione e defecazione.
In questa fase le coniugate non ancora riprodottesi possono inserire qualche osservazione di ammirata invidia.
Le non sposate usano annuire in silenzio o, al massimo, proferire ogni tanto qualche verso gutturale di meraviglia e di approvazione.
Le amabili chiacchiere vengono abbondantemente irrorate con bevande varie. Usualmente cocktail analcolici per le madri, cocktail alla moda per le sposate semplici e boccali di americani o whiskey liscio per le single.

Il secondo tempo

Dopo qualche ora di scoppiettante conversazione, e dopo che le madri si son convertite agli alcolici, il discorso si sposta malinconicamente sui ricordi di gioventù. Che a quell’ora sembra incredibilmente lontana. A farla da padrone son sempre le sposate, semplici o riprodotte, che rimpiangono giorni felici in cui potevano fare tutto quello che volevano, quando volevano, senza l’insopportabile peso dei bimbi al seguito, figli o mariti che siano.
L’attenzione si sposta progressivamente sulle single, che avvertono avvicinarsi il proprio momento e, generosamente, passano le proprie bibite alle felicemente affamigliate.
Partono narrazioni di incredibili avventure amorose, gesti romantici di corteggiatori irriducibili, atleticissimi incontri sessuali orgiastici che le sposate ascoltano con le lacrime agli occhi.
Quando l’esemplare più debole del gruppo crolla dando una testata sul tavolo, si realizza che è ora di tornare a casa.

Il terzo tempo

Si organizzano, con gran difficoltà, le macchine per il rientro.
Alla fine, dopo aver schiamazzato abbondantemente ed aver cantato a squarciagola quelli che sono evidentemente canti di saluto, tutte riescono a montare più o meno compostamente nelle automobili assegnate. Si muovono in carovana, superandosi e clacsonandosi a vicenda e urlandosi parole incomprensibili da un finestrino all’altro.
La prima tappa è sotto casa della single. Quelle ancora sveglie e in possesso delle proprie facoltà motorie scendono per salutarla di nuovo calorosamente e, ammiccando, le gridano in un orecchio: tanto lo sappiamo che ora ti cambi ed esci di nuovo con, quanti, tre uomini?
Beata te!
La single si schermisce ridacchiando.

Le altre se ne vanno, rumorosamente, come sono arrivate.

La single guarda l’ora.
Caspita! già le nove e mezzo! Meglio andare a letto, che domani mattina mi aspetta il corso di yoga in videocassetta!

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