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Antefatto parte II – sempre sia lodato

di maia, 19 marzo 2012

La prima parte qui

La laurea, infine.

La discussione della tesi si sarebbe tenuta in un bel palazzotto medievale. L’aula, piccola e solenne, era piena di sedie, che comunque si vedeva benissimo non sarebbero bastate per tutti. Per tutti i Ruoccopellone, intendo.
In più c’erano di mezzo anche i fastidiosissimi parenti di altri fastidiosissimi laureandi.

Un cartello invitava i familiari ad entrare solo quando sarebbe toccato al proprio congiunto, a non occupare le prime file per lasciar spazio agli studenti, e, ovviamente, a far silenzio.
I Ruoccopellone si impossessarono subito della sala, urlandosi da un capo all’altro la propria emozione.
Ci fu un breve tafferuglio fra le donne, subito sedato dalle forze dell’ordine, per la distribuzione dei posti.
Le uniche a non mollare l’osso furono la Ruoccopellone Matrona e la Ruoccopellone Mistica. Si disputavano la poltroncina centrale, fila 1 dei distinti.
Alla fine prevalse il buonsenso, la poltroncina finì alla Ruoccopellone Mistica, in modo che potesse agevolmente benedire gli studenti che si avviavano all’esecuzione, mentre la Matrona fu fatta accomodare al centro del tavolo dei professori.
Così, mentre questa annuiva gravemente nell’ascoltare l’esposizione delle tesi, l’altra benediceva ecumenicamente tutti, anche quelli che portavano evidente il segno del dimonio sul volto non perfettamente rasato, sui capelli, troppo colorati, o sugli abiti, troppo spudorati.
La santità, del resto si sa, porta a perdonare e ad accogliere.

Gli studenti si succedevano con ritmo vorticoso, come concorrenti in una puntata di Ballando con le stelle.

Alla fine toccò a lei. La giovane Ruoccopellone si avviò verso il tavolo dei professori. Nel passare fra le due ali di parenti riceveva il cinque. I flash flashavano come impazziti. Appena prese posto sulla sedia, la folla si alzò in una ola infinita.

La Matrona levò un dito in un gesto imperioso di silenzio. La sala ammutolì.

La Mistica si alzò, impose le mani e benedisse l’esaminanda con gravi parole in aramaico antico o qualche altra lingua misteriosa (forse latino maccheronico). L’aria tremò tutta.

I professori cercarono di ricomporsi, balbettarono timorosi qualche domanda, subito ripresi dalla Matrona che li rampognò aspramente “Parlate come mangiate!” “Finitela con quei paroloni, ho detto!” “Basta, adesso ci penso io, bellazia” e iniziò a interrogare la giovane sulla ricetta delle zeppole.

La prova fu agevolmente superata, la Matrona si alzò, strinse la mano alla nipote, mentre i parenti si scatenarono in una tumultuosa tarantella, al ritmo di triccheballacche e putipù.

Fuori si sentivano sparare fuochi d’artificio e tricche tracche, mentre la Mistica levava alte lodi a dio padre onnipotente e a Padreppio.

Sempre sia lodato

FINE DELL’ANTEFATTO

Postato in tempi moderni | 2 Commenti 

Antefatto – I Rompiglioni si laureano

di maia, 13 marzo 2012

La famiglia Rompiglioni è sempre stata particolare. Un po’ diversa da tutte le altre. Almeno qui da noi.

Non dimenticherò mai la volta che una delle giovani Rompiglioni1 finalmente si laureò.

L’evento era atteso con un’impazienza e una trepidazione come solo la vigilia di Santa Trofimena.
In fondo era la prima Rompiglioni del ramo dei marinari che si laureava. La sorella più grande aveva abbandonato l’università anni prima, la più piccola probabilmente non ci sarebbe mai arrivata, quindi è comprensibile che tutti fossero così eccitati dall’idea di vedere almeno una Rompiglioni inghirlandata.

I preparativi erano cominciati mesi prima.
Le acconciature provate e riprovate, gli abiti, rigorosamente fatti su misura per l’occasione, accuratamente scelti, e poi le scarpe, le borse, gli accessori, tutti coordinati tono su tono. Messe tutte assieme, le femmine dei Rompiglioni erano come un enorme arcobaleno di tutti i colori e di tutte le età.
Il giorno fatidico si presentarono tutti puntuali al punto di ritrovo. Il viaggio non sarebbe stato troppo lungo, la giovane Rompiglioni sarebbe stata inghirlandata in una cittadina poco lontano da qua.
Mezz’ora, quaranta minuti al massimo.
Nulla era stato lasciato al caso, tre borse frigo piene di supporto alimentare, musicassette di Roberto Murolo per il supporto sentimentale e pellicce per il supporto termico. Sì, era luglio, ma vatti a fidare del tempo.

Montarono in macchina, si persero un paio di volte, alla fine arrivarono in vista della meta.
Le mura della cittadina studentesca svettavano basse, fra i palazzotti.
“Da quella parte!” urlò la giovane Rompiglioni, disperando di arrivare in tempo alla propria laurea.
Ma il padre girava in un’altra direzione.
“Dove stai andando, è di là!”
“Stai, tranquilla, cara, passiamo di qua, che abbiamo una sopresa per te”
Svoltarono in un controviale e poi in un altro. In sottofondo si sentiva, sempre più vicina, una musica tonitruante. Pareva quasi l’Aida.
Finalmente ll serpentone di macchine si arrestò, riversò la moltitudine di Rompiglioni in una piazzetta medievale, davanti a una banda musicale ingallonata. Le majorettes facevano turbinare le mazze al ritmo del Trionfo. Una doppia colonna di bimbe in bianco gettava petali per terra, mentre nugoli di colombe si libravano in cielo.

La decana dei Rompiglioni, tutta commossa “Ha visto, cara? Proprio la festa di laurea come la volevi tu, semplice semplice”

  1. le chiamano “giovani” anche adesso che assommano, in tre, più di cento anni []