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Smash (my pumpkins)

di maia, 2 luglio 2013

Bignamino della seconda stagione di una serie americana molto, molto sottovalutata
(ad uso e consumo di chi non l’ha vista, a differenza di me, che l’ho vista ieri, tutta di seguito).

– Hei, hai visto il nuovo show? Spacca di brutto! Guarda, una roba innovativa.
Un giovane, ingenuotto, talento nella musica, si innamora di una giovane, ambiziosissima, talento nel canto. Sono poveri. Si amano. Lei gli ruba la musica e, previa trasformazione fisicocaratteriale che la rende irriconoscibile et insensibile al Vero Amore, diventa una Diva Acclamata. La Vecchia Diva Acclamata (d’ora in avanti VDA), che si vede scavalcata in fama dalla Nuova Diva Acclamata (d’ora in avanti NDA), si arrabbia molto. Conflitto fra VDA e NDA.
– Vacca boja! Questo sì che è uno show giovane e innovativo!
– E ci scappa anche un morto!
– Vacca boja! Questo vince un sacco di Oscar!
– Tony.
– Eh?
– Le robe che vanno in teatro vincono i Tony.
– Ah.
– Ma poi, se spacca, ne fanno anche un film, eh. E magari anche una serie. E questo spacca di brutto!
– Vacca boja!
– …
– …
– Senti.
– Eh.
– Ma non si era detto nel corso di tutta la precedente stagione che gli show, per quanto scritti dai migliori scrittori del mondo, per quanto musicati dai migliori musicisti del mondo, per quanto diretti dai migliori direttori del mondo, hanno bisogno di anni per essere costruiti per bene, prova dopo prova, riscrittura dopo riscrittura, limatura dopo limatura?
– Certo!
– E che non si trova un finanziatore uno per portarli a Broadway?
– Certo!
– E questo non è stato messo su in due settimane da due camerieri adolescenti, nelle pause pranzo, senza aver messo su nemmeno un abbozzo di trama?
– È vero, ma questo spacca di brutto!
– Figa, è vero! Vacca boja!

– Ehi, ho saputo che hai tradito la mia fiducia!
– Eh, ma anche tu hai tradito la mia!
– Non mi fiderò mai più di te. Mai! MAI!
Ok, mi fido di nuovo di te.
– Non so se fidarmi del fatto che ti fidi di nuovo di me!
– Ma siamo amici per la pelle!!1!
– Vacca boja, è vero!

– Ehi, ho saputo che sei andata con quello.
– Eh, tu sei andato con quella. E quello. E quella.
– E tu sei andata con quell’altro. E quell’altro. E quell’altra ancora.
– Ma io ti amo!
– Anche io! Facciamo un figlio!
– Già fatto.
– Vacca boja!

FINE

Appunti per pilot innovativo

di maia, 20 giugno 2013

PERSONAGGI

Lei, donna intelligente, colta, anticonformista. Dottoressa/anatomopatologa/scienziata in genere, molto professionale che ragiona al di fuori dagli schemi. Necessariamente odiosa con i colleghi. Incidentalmente bellissima.

Lui, uomo forte, sicuro, duro. Agente di polizia/FBI/CIA/NCIS/PT. Segue sempre le regole, tranne quando si arriva verso fine puntata. Incidentalmente maschio1.

 TRAMA VERTICALE

Caso di puntata intricatissimo e inspiegabile, possibili richiami al paranormale, Lei, pragmatica, insiste per soluzione scientifica. Minchiate varie.
Lei, ragionando fuori dagli schemi, risolve il caso. Lui salta, picchia, rincorre il criminale. Eventuale sparatoria. Saltuariamente esplosioni a cazzo di cane.

TRAMA ORIZZONTALE

Lento ed estenuante avvicinamento fra Lui e Lei. Se si avvicinano troppo presto, evento li distacca, Lui e Lei si riavvicinano, lentamente ed estenuantemente. Nuovo evento. Nuovo riavvicinamento. Ad lib.

 VARIANTI

Lui, uomo intelligente, colto, anticonformista. Mentalista/genio schizzato/scienziato pazzo in genere, per niente professionale, che ragiona al di fuori dagli schemi. Necessariamente incompreso dai colleghi. Incidentalmente tenero.

Lei, donna forte, sicura, dura. Agente di polizia/FBI/CIA/NCIS/PT. Segue sempre le regole, tranne quando si arriva verso fine puntata. Incidentalmente femmina2.

 TRAMA VERTICALE E ORIZZONTALE

Identiche alla precedente, ma a parti invertite.

 BONUS

Ingaggiare protagonisti che abbiano congiunti (fratelli, sorelle, madri, padri, figli, parenti entro il secondo grado) attori, meglio se di sitcom, da far partecipare come guest star a future puntate speciali.

In alternativa (altrimenti si avrebbero solo serie con le famiglie Deschanel e Arquette), andranno bene anche protagonisti che abbiano recitato in sitcom corali per fare simpatiche reunion con gli ex colleghi in sporadiche puntate speciali.
Inserire numerosi inside jokes.

Se anche tutti gli attori di Friends e Scrubs risultassero esauriti, assumere protagonisti famosi, ex attori cinematografici sul viale del tramonto. Costano poco e fanno poche storie.
A meno di essere Chevy Chase.

  1. Il profumo di muschi e licheni penetra lo schermo []
  2. Il profumo di jojoba e avocado penetra lo schermo []

Il bello della diretta

di maia, 12 settembre 2011

Ho un fidanzato che odia il calcio. Del resto l’uomo perfetto non esiste.
L’unica cosa che gli rende accettabile ascoltare il dopopartita alla radio, una sana, vecchia radio locale, sono le interruzioni pubblicitarie. Lui le adora. E non faccio fatica a capirlo.
Le radio locali fanno tenerezza. Conservano un sapore come di antico. E di casereccio che non può non riscaldarti il cuore, come un bel piatto di tortellini fatti a mano.
In più la sicurezza di essere ascoltati da gente “di casa” fa rilassare chi trasmette. Nessuno cerca di dominare il linguaggio, il dialetto imperversa incontrollato.
E la pubblicità è meravigliosa. Non ci son remore, non ci son limiti. Nessun gioco di parole è troppo grezzo o stupido per impedirne la messa in onda.
Le parole son talmente ipnotiche, da far dimenticare tutto il resto.

Quest’anno due spot su tutti spiccano:
“IL TUO AFFARE A PORTATA DI MANO!”
“E ORA SON COZZE VOSTRE!”
Varrà ben la pena di ascoltarsi 90 minuti di partita e 180 di commento, se poi si viene investiti, totalmente a sorpresa, da tanta poesia.

Chissà cosa stanno pubblicizzando.

Odi et amo

di maia, 28 marzo 2011

“Come faccio a saperlo? Come faccio a sapere perché ho creato un personaggio così disgustoso? Dovevo essere impazzita! Perché ho scelto un finlandese se non so niente della Finlandia? Perché ho pensato a tutte quelle maniere idiote che lo caratterizzano? Sono cose che succedono. Crei un personaggio… e sembra che il pubblico lo apprezzi… e tu continui… e prima che ti renda conto dove sei arrivata, ti ritrovi legata per tutta la vita a quell’esasperante Sven Hjerson. E la gente arriva persino a scrivere… a dire che gli devo essere molto affezionata. Affezionata? Se incontrassi quell’ossuto, magro vegetariano finlandese nella vita reale, imbastirei l’omicidio più perfetto che abbia mai inventato.”

La scrittrice Ariadne Oliver parla della sua creatura, Sven Hjerson, impareggiabile investigatore.
In un romanzo di Agatha Christie.
Con Poirot.

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New art attack

di maia, 21 febbraio 2011

Io di arte non capisco niente, lo so. Specialmente di quella contemporanea.

E già immagino le risposte sdegnate di chi l’arte contemporanea la studia e, soprattutto, la capisce. Quest’arte nuova e viva e pulsante e finalmente libera dalle polverose stanze dei polverosi musei.

Ma è più forte di me, a me vedere l’artista contemporaneo che crea in diretta un’opera d’arte contemporanea (con materiali di scarto della scenografia dello studio, contemporaneo) su art news, mi fa venire in mente un tristissimo misto fra una puntata di art attack e una della prova del cuoco.

(al minuto 25 del filmato è possibile ammirare il geniale Prodotto d’Artista)

Confessioni di una mente pericolosa

di maia, 19 febbraio 2011

momenti-di-trascurabile-felicitaDove si dimostra che gli uomini sono davvero tutti uguali

Quando mia moglie si fa la doccia, sta più di un’ora a regolare l’acqua, e arriva in un punto precisissimo in cui se sposta il regolatore di un millimetro a sinistra l’acqua diventa bollente, e se lo sposta di un millimetro a destra diventa gelata.

In quel momento, quando ha compiuto uno sforzo sovrumano per avere la temperatura proprio al punto giusto, e il vapore annebbia gli specchi e fa della stanza da bagno un nido di tepore, finalmente si infila sotto la doccia.

In quel preciso momento io, lo giuro, involontariamente, ma con una scansione dei tempi perfetta, giro la manopola di un lavabo, in cucina o nell’altro bagno o chissà dove, e sotto la doccia l’acqua diventa improvvisamente pochissima e ghiacciata. So che lei si sta schiacciando in un angolo del box perché non ha il coraggio di chiudere per poi ricominciare da capo la regolazione, e soprattutto perché pensa che durerà soltanto un attimo, sta tirando dentro tutti i muscoli senza riuscire a evitare gocce assassine, e urla, urla a squarciagola «chiudiii, chiudiiiiii».

Se sento – perché con due getti d’acqua e le porte chiuse potrei anche non sentire; ma se sento quelle urla, mi rendo immediatamente conto e chiudo tutto.

Dopo, quando esce dalla doccia e avanza verso di me con gli occhi spiritati, io mi meraviglio, e la prima cosa che faccio è negare: giuro che non ricordo di aver aperto il rubinetto dell’acqua calda, lo giuro solennemente. Soltanto dopo un interrogatorio lungo e stressante, ammetto la colpa.

Ma giuro che mi ero dimenticato che stava facendo la doccia, altrimenti non l’avrei mai fatto.

(Francesco Piccolo, Momenti di trascurabile felicità, Einaudi 2010, pp. 20-21)

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Silenzio

di maia, 26 marzo 2010

Mi si accusa di essere un tipo pavido. Dice che preferisco il silenzio. Dice che sbaglio, che le parole, anche crude, sono necessarie. Sempre.

Non sono d’accordo. Qualche volta delle parole è meglio fare a meno.

Ieri sera, per esempio.

Nel mezzo di un evento mediatico senza precedenti, sbuca un cosino tenero, un pulcino bagnato, in evidente crisi da allergia primaverile, visto come si stropicciava ripetutamente il povero naso arrossato. Sale alla ribalta, fari troppo potenti su di lui.

Ho detto pulcino, ma forse era meglio coniglio. Sì, ecco, un coniglietto bagnato accecato dalle luci sfolgoranti di un set troppo più grande di lui. Ha fatto quello che fanno tutti i coniglietti accecati, si è immobilizzato e ti ha guardato con quegli occhietti acquosi, attoniti.

Impalato.

Azzittito.

D’improvviso tutto il bel discorsetto imparato a memoria va a farsi benedire, sbiadisce nella luce fredda dei fari.

Lui annaspa, non sa a cosa aggrapparsi.

Prova a ripartire, si inceppa di nuovo, quel paragone così acuto, quella similitudine colta gli scivola inesorabilmente fra le mani, e dire che la sapeva così bene, che l’aveva già esibita chissà quante volte davanti ai suoi amichetti.

E invece niente, l’occasione di una vita, quella di accreditarsi non solo come musicista colto, ma di upgradarsi addirittura a musicista colto-impegnato gli è mestamente evaporata fra le mani, lì, davanti a tutti.

Lui se ne accorge, se ne accorge eccome.

E reagisce nell’unico modo che gli è possibile.

Con un’altra citazione poetica fuori luogo e fuori contesto?

Ci prova, si vede che si sforza di riacchiappare qualcosa, qualche lontana reminiscenza che adesso non riesce proprio a vedere ma che, diamine, ci dev’essere, lì, che vagola solitaria nella mente annebbiata!

Il mio cavallo per una citazione, una qualunque, anche scolastica, perdio!

Ma tutto è inutile. Il nostro, in preda allo smarrimento più totale, sbraca.

Santoro, pietosamente, cambia discorso, introduce altri ospiti.

Ma lui, niente, non ci sta a fare la figura dello scemo, si reinfila nell’inquadratura, a forza, interrompe la discussione in corso e incomincia a sparlare confusamente. Si giustifica, blandisce gli astanti, non ottiene il plauso, perde il controllo, si innervosisce definitivamente.

Il coniglietto bagnato è sparito.

Ha ceduto il posto a un bimbo ansioso che, davanti alla tavola imbandita, di fronte ai parenti di ogni ordine e grado, si dimentica la filastrocca natalizia che aveva imparato con tanta fatica.
L’accesso rabbioso è incontenibile.
Nello stordimento totale gli pare finalmente di riconoscere qualcosa di familiare. E’ il mugghiare del pubblico in sottofondo. Ci è abituato a questo rumore, è il suo pane quotidiano, a X factor.
Ci si aggrappa con tutte le forze.

E’ a questo punto che l’ho fatto.
Ho tolto l’audio.
Sì, decisamente, a volte è di gran lunga meglio il silenzio.

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