tapparella

di maia, 8 novembre 2007

oggi posso poltrire fino a tardi.
oggi ho preso permesso e posso dormire fino alle nove-dieci.
oggi posso fregarmene del tempo che passa, delle scadenze, delle telefonate, e starmene comodamente sotto al piumone a rigirarmi, a farmi abbracciare dai miei dolci sogni…

oggi mi sono svegliata alle sette e dieci.
non alle sette. o alle sette e venti.
alle sette e dieci in punto.
come ogni giorno che dio manda in terra.
anche nel fine settimana.
anche dopo una notte di bagordi, quando avrei bisogno di sonno come Malgioglio ha bisogno del rimmel. magari col dolore assordante che mi spacca la testa, mi trafigge un occhio (solitamente il sinistro, vorrà dire qualcosa?), il rumore delle tempie che tambureggiano al ritmo del battito cardiaco…
niente, alle sette e dieci spaccate io apro gli occhi.
e penso.

guardo il sole che mi invade la camera, violento, prepotente. provo a richiudere gli occhi.
provo a riacchiappare quel sogno tanto bello che mi stava cullando appena prima di svegliarmi… ma niente. è andato. sgusciato via come un’anguilla.

accidenti a quella luce accecante…
provo a stringere gli occhi.
perfetto, ora vedo tutto rosso a pallini e il battito dalle tempie mi si è allargato fin sulle palpebre e fa la lotta con la lancia conficcata nell’occhio.

è snervante, è davvero snervante!
provo a rigirarmi nel letto.
devo dormire, devo!
dunque, contare pecore non mi è mai servito.
provo a cantarmi una ninnananna, ma sveglio mia sorella della camera accanto. che mi riempie di accidenti.
provo a pensare a cose belle, rilassanti…
dolci colline… un prato verde… alberi e uccellini… zanzare… lombrichi… bachi… scarafaggi…
meglio cambiare immagine.
il mare… le onde… io che nuoto… io che nuoto zoppa, per colpa della spalla… maledettissima spalla!

va bene, mi arrendo.
apro gli occhi e mi metto a fissare la finestra. è carina la mia finestra. si può vedere il cielo. perché la mia camera è in mansarda.
fisso l’azzurro intenso là sopra, intervallato da morbide nuvole bianche.
assomiglia un po’ al mio header.
guardo il sole che fa capolino, ammiccante. già a quest’ora mi accarezza coi suoi raggi caldi…
penso…
ma non è che non dormo perché mi si è rotta la tapparella?

vabbè, per consolarmi mi ascolto una delle canzoni più belle della storia dell’umanità.

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