senza titolo (e un po’ di pubblicità al BARCAMP)

di maia, 2 novembre 2010

L’altro giorno è uscito su Cronache di una sorte annunciata (che fra l’altro è anche un prestigioso ebook scaricabile gratis) un articolo sulla sfiga. Cosa non del tutto sorprendente, visto che tutto il blog è dedicato all’argomento. Stupisce un po’ di più il fatto che il pezzo è mio, che di solito rifuggo certe occasioni. Ma l’amico Marco è, come dire, così convincente, che alla fine ho ceduto.
Ed ho prodotto un post “senza titolo”. Più sfigato di così…

Caro amico Marco, mi spiace, ma a me, come a tutti gli sfigati epici, parlar di sfiga proprio non riesce. È come una legge del contrappasso, se godi di troppa sfiga, ti è impedito di poterne raccontare.
E non a caso. Secondo me è tutto preordinato. Son convinta dell’esistenza di una Divinità della Fortuna, anzi, una Divinità bifronte della Cattiva e della Buona Sorte che decide, che stabilisce a priori chi nasce con la camicia e chi invece completamente e miseramente nudo.
Ci ho studiato anni e anni come funziona questa cosa.
E sono giunta a una conclusione.
È un po’ come se a ciascuna famiglia fosse data in assegnazione una certa dose di Fortuna. E per compensazione una corrispondente dose di sfiga. Ora, di solito, in ogni buona famiglia le due Virtù dovrebbero essere divise come ogni altra cosa, equamente. Ci sono, però, dei casi in cui il meccanismo si inceppa e tutta la Fortuna finisce in capo ad un solo elemento. Per mantenere gli equilibri universali, tutta la sfiga finisce immediatamente in capo a un altro membro. Nella mia famiglia, per esempio, la Dea ha deciso di baciare mio padre. E non dico tanto per dire. Mio padre è di quei tipi che se in settimana bianca con il dopolavoro ferroviario c’è una lotteria, lui non vorrebbe partecipare, ce lo trascinano, sceglie tre numeri controvoglia e vince primo, secondo e terzo premio (in ordine, televisore panoramico, paio di sci – e, ovviamente, lui nemmeno sa sciare – e un signor prosciutto di chili ventinove). Sua figlia (che poi sarei io), per contro, a una pesca di beneficenza, mentre tutto il resto della tavolata si gode bellissime piante o deliziosissime spugne colorate, vince uno scotch, ovviamente inteso come nastro adesivo, e un minuscolo cactus assassino, i cui minuscoli aghetti assassini le si conficcano e le martoriano tutte le carni delle mani e di altri posti che non vogliamo indagare. Ma non si lamenta.
Ché per uno sfigato cronico la vita è sempre questa, un continuo pungersi con aghi assassini di cactus nani.
La sfiga diventa così connaturata ad ogni minuto, ad ogni secondo della vita, che tu nemmeno ti rendi più conto di esserne vittima.
Ormai quando esci di casa rivestito di tutto punto per andare al matrimonio della tua migliore amica e l’unica macchina del giro di venti miglia punta l’unica pozzanghera sulla strada, al tuo fianco, e ti sfreccia accanto alzando un’ondata anomala che ti ricopre tutto di melma e per evitare il disastro il tacco dodici, che metti solo per l’occasione perché non lo sai portare, ti s’infila nella grata del tombino, rompendosi e facendoti rotolare per strada e la vicina che ti sente urlare, preoccupata, si affaccia dalla finestra per controllare cosa sia quel trambusto e nel farlo ti tira un vaso di gerani in testa, ecco, te, sfigato cronico, in quel momento non urli alla sfiga, no. Tu nemmeno ti rendi conto di essere sfortunato. Tu, misero, in quel momento ringrazi solo che in tutto quel macello ti sei salvato, non hai pestato quella m… merda!

Ecco, caro Marco, questa è una giornata media del medio sfigato cronico. Magari un poco sceneggiata, ché io, ad esempio, mai e poi mai metterei un tacco più alto di cinque centimetri, è proprio una questione di principio, il principio che sui tacchi non ci so stare. Però indica bene l’andazzo. E, soprattutto, l’arrendevolezza, l’accettazione delle cose che circondano lo sfigato medio.

Io però non mollo, eh.
Anzi, ho pensato a un modo per uscirne.
Ho inventato il braccialetto antisfiga. No, non uno di quelli di filo colorato intrecciato che si faceva da bambini. Sto parlando di cose serie. Questo è un trendissimo braccialetto antisfiga di tutto punto, in vera plastica, colorata, con un quadrantino fighissimo in cui c’è incisa la garanzia che “il Braccialetto Aureo Riequilibratore Cosmico degli Atomi Molecolari Portasfiga (d’ora in poi BARCAMP), dal design aerodinamico e affusolato, è capace di captare le onde anomale di sfiga che circondano il fortunato possessore e di annullarle e anzi convertirle in benefiche onde di calda e dolce Buonasorte. Mai più sfiga con BARCAMP! Ed è anche subacqueo!”
Come dici, che la gente è troppo furba per cascarci? Ma se comprano in massa il braccialetto per equilibrare le onde geomagnetiche! Io, per dire, ne ho già tre.
Ah, no, so già che questa volta farò i veri soldi, non come quando ho inventato l’assorbente femminile che ti parla, l’unico capace di avvisare a voce alta la giovane donna quando è ora di sostituirlo. Dannazione, ancora non ho capito che cos’è che non andasse. Avevo persino ideato un pacco lancio con dodici simpatiche suonerie incluse e la possibilità di scegliere la voce dell’avviso fra quella di Bonolis, quella di George Clooney e, per le più religiose, quella del Papa!
Comunque questa volta sarà diverso, lo sento.
Il Braccialetto Antisfiga avrà successo.
Per ora il progetto è solo un abbozzo nella mia mente, però mio padre ne ha già vinti cinque!

RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI

2 Commenti »

  1. Comment by Van deer Gaz4 novembre 2010

    Voglio. quegli. assorbenti.
    (anche perchè sto ridendo che un pochino me la son fatta sotto, mi sa)

  2. Comment by maia — 4 novembre 2010

    ma certo! che qualche campione l’ho salvato dal macero!
    e, per curiosità, quale vocina vorresti?

*