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La Famiglia Rompiglioni – canta che ti passa

di maia, 15 luglio 2009

Ci sono cose che hanno il potere di riportarti violentemente indietro nel tempo.
Chessò, un giorno magari senti un odore, un odore particolare. Un odore che non ti può lasciare indifferente. Lì per lì non riesci bene a identificarlo. L’unica cosa che sai è che invece che nei bagni della stazione, ti sembra di essere tornata nella casa al mare in cui passavi le vacanze da bambina. Poi, d’improvviso ti rendi conto. E’ proprio lui, è l’inconfondibile odore dell’armadio in cui la nonna metteva la biancheria pulita! Che dolce quell’odore. E che bello era nascondersi in quell’armadio!
Oppure ti stai strafogando di patatine e chickencosi, lì, e in bocca senti un sapore vagamente familiare. Un sapore che ti fa stranamente pensare alla casa al mare in cui passavi le vacanze da bambina. Poi all’improvviso lo riconosci. Ma certo, è il sapore delle famose melanzane fritte al cioccolato con canditi della nonna! Che dolci le melanzane fritte al cioccolato con canditi. E che bello nasconderle nell’armadio della biancheria pulita!

Così ogni volta che sento una canzone napoletana, ovunque mi trovi, qualunque cosa stia facendo, la mente mi torna a precipizio nella casa al mare in cui passavo le vacanze da piccola.
Solo che in questo caso i ricordi son tutt’altro che dolci.

Succedeva, in quella casa al mare in cui passavo le vacanze da bambina, che quando mia zia Cloris, una delle famigerate Tre Zie Zitelle, cantava Reginella, voleva dire che era in arrivo il temporale.
No, non mi riferisco al temporale inteso come fenomeno atmosferico. Che mia zia, per quanto portatissima in altri campi della stregoneria, con le previsioni del tempo non ci ha mai azzeccato.
Ecco, Reginella era il segno inequivocabile che mia zia si era inquietata.
Bastavano le prime note per far rabbrividire tutti gli abitanti della casa.

Regginè, quando stiveccu mico…

e tutti cominciavano a guardare per terra, improvvisamente attratti da invisibili macchie del pavimento, dall’unghia del ditone destro, da minuscole formichine, qualunque cosa pur di non incrociare quello sguardo.
Che l’ira di mia zia Cloris è tremenda e incute un timore reverenziale, misto alla superstiziosa convinzione che qualunque essere umano che malauguratamente dovesse incocciare in quegli occhi di bragia, ne rimarrebbe immediatamente fulminato, trasformandosi immantinente in una statua di sale, per poi morire dopo atroci tormenti.

T’aggio voluto beeeeenateeeeeee…

Ecco. Bisogna trovare un nascondiglio, subito!

TTummevolutobeeeeeeneammmeeeeeeeeeeee…

Presto, la finestra, tutti giù dalla finestra! Che sotto c’è il terrazzo dell’albergo di fronte. Ormai sono abituati anche loro e già dalle prime note i camerieri han fatto nascondere tutti gli ospiti sotto i tavoli e stanno correndo a salvare le porcellane dall’inevitabile scossa tellurica in agguato dentro l’ugola della zia irosa.

Mmònonciamammecchiuuuumaivvotetuuuuuuu…

Troppo tardi! La zia è proprio davanti alla finestra, con la scopa in mano, e mi taglia ogni via di fuga! Non guardare, non guardare, non guardare… Appiattirsi contro il muro… rendersi il più piccini possibile…

Quand’ecco, dall’altro capo della stanza quello che non avresti mai, e sottolineo mai, voluto sentire.

Eccù stimmodi ooooooiBriggida….

La zia Laris!
La zia Laris è l’unica che non teme il terribile potere inceneritore della sorella. Anzi! Nell’occasione si esalta e fa l’unica cosa che riesce a far incazzare ancor di più la zia Cloris.
Cantarle sotto il naso, con strafottente faccia tosta:

tazz’ecafèparite… sottotenit’ozzuccaro encoppamarasiteeeee…

che in teoria sembrerebbe una cosa carina da dire. Il problema sono i doppi sensi…

matantcchaggiàggirà, etantcchaggiàvutaaaaaaaaà…

… e specialmente quel significato, nemmeno poi tanto nascosto, di girare e rivoltare…

ristrattamentepieeeeeeeeeeeeeensaaaaaaaaaaaaa…

A questo punto me la sto facendo letteralmente sotto. Mi giro intorno. L’unica porta che vedo è quella dell’armadio della biancheria pulita. Mi ci infilo di corsa, col mio piattino di melanzane fritte col cioccolato (e canditi).
Appena in tempo, sento arrivare l’acuto da lontano.
Il suono rimbomba sotto le volte a crociera, il suolo prende a tremare violentemente, sento la cristalleria tintinnare, impazzita.
Mi rannicchio sul fondo dell’armadio.

….aaaaammmmmmeeeeeeeeeeé!

Il mio intestino si rilassa, lasciando un ricordo indelebile sulla biancheria pulita della nonna.

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4 Commenti »

  1. Comment by eio15 luglio 2009

    Pensa che è finora che canto questa canzone in motorino dopo aver letto questo post. Mi è piaciuto davvero molto.
    In più, la canzone, la cantava sempre mio zio, che era chietino, ma andava fortissimo nelle canzoni napoletane.

  2. Comment by camu15 luglio 2009

    beh, finalmente sei tornata ai tuoi ritmi di pubblicazione, ed in piena forma vedo 😉

  3. Comment by maia desnuda — 15 luglio 2009

    attento, eio! che poi arriva il temporale…

    camu, ti dirò, tu non sei del tutto estraneo a questa mia resurrezione :)
    (mi son comportata proprio male a sparire così. perdonata?)

  4. Pingback by Placida Signora » Blog Archive » Placide Segnalazio’17 luglio 2009

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