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POLTERGEIST (sono intorno a noi) Parte II

di maia, 18 dicembre 2007

Che poi mi son sempre considerata una persona mediamente intelligente. Non tanto intelligente o troppo intelligente. Mediamente intelligente. Di quelle che dei quiz in tv conoscono ogni argomento. Di quelle che si indignano per la stupidità delle domande. Di quelle che rimpiangono i bei tempi in cui non c’erano tutti questi “aiutini”.
Di quelle che, mentre il conduttore ancora legge la domanda, prima che escano le quattro opzioni fra cui scegliere, inarcano il sopracciglio, sbuffano e mormorano schifati un “che cazzata!”.
E se i familiari, mediamente intelligenti anche loro, ma un po’ meno, chiedono “ah sì? E qual è la risposta giusta?”, incominciano vergognosamente a prendere tempo, imbastiscono uno studio semiologico sul vero significato del quesito, partendo da eva e il frutto proibito (tanto si sa che tutto è partito da lì e lì ritorna), fino a che il concorrente non ha risposto. Se particolarmente bravi, riescono a pronunciare la loro risposta giusta quasi in sincrono con il conduttore.
Ecco, io sono di quelli talmente abili, che sembrano sempre dare la risposta addirittura prima della tv.
Sono intelligente, dicevo. Mediamente intelligente.
E allora perché non mi sono accorta di nulla?

Perché francamente era poco credibile.
Tu sei lì, che ti licenzi.
Magari semplicemente ti è venuto a noia il colore delle scrivanie.
E allora decidi di andartene.
Fai la tua bella letterina di dimissioni. La guardi, te la riguardi… Mentre attraversi i corridoi a passo di carica, sei preso da una strana euforia. Canticchi Wagner, anche se non ti piace. Ti senti un poco come un esploratore. Un eroe. Il cambiamento. Lasciare il noto per l’ignoto… Ti fermi davanti alla porta del capo, conscio del momento. Sai che non si torna indietro. Come disse Cesare, Gallia est omnis divisa… Tiri un bel sospiro.
Bussi.
Consegni con aria trionfante.
Torni al tuo posto e usi il pc del tuo ormai ex ufficio per mandare il curriculum a giro.
Ti rispondono in meno di mezz’ora.
Stavano cercando proprio te! Cercavano uno con la tua qualifica, le tue conoscenze, le tue esperienze!
Ti stavano aspettando da giorni, da mesi, da anni!
Sei entusiasta.
Vai al colloquio.
Ti ricevono Gianni e Pinotto.
E qui qualche dubbio doveva venirti.
Quello basso e con una massa di capelli unti ti investe di parole. L’altro, quello alto senza capelli, forse muto, inciampa e per fingere disinvoltura si aggrappa alla sedia, trascinandola a terra in un rimbombo assordante.
Sono buffi, ti dici. Mi divertirò.
Ti mostrano la stanza in cui lavorerai.
Curiosamente le colleghe sono tutte in cappotto, sciarpa e guanti. Saranno appena rientrate dalla pausa caffè, ti dici.
C’è un bellissimo bar dall’altro lato della piazza. Mi divertirò un mondo.
L’atmosfera è solare, merito di quelle luci non troppo forti, che colorano tutto di un allegro arancione.
L’ambiente è importante. Cavoli se mi divertirò!
Senza contare la distanza da casa. Otto minuti a piedi. Addio costosissimi abbonamenti a bus che non passano mai, addio all’angoscia di essere perennemente in ritardo.
Dio, questo posto è il paradiso!

Poi, una alla volta, cadranno tutte le fette di prosciutto.
Il contratto proposto è di prova, un mese. Che vuol dire stipendio basso e tu che lavori come un ossesso, per ben figurare e farti assumere in pianta stabile.
Le colleghe sono tutte imbacuccate semplicemente perché il riscaldamento non funziona e se provi ad attaccare la stufetta elettrica, salta la corrente.
Impianto vecchio, dicono.
La pausa caffè non esiste, tranne che per Gianni e Pinotto. Loro verso le undici trillano contenti: “ragazze, noi andiamo a prenderci un bel caffè. Con questo freddo è proprio quello che ci vuole!”.
La luce così solare altro non è che lampadina poco costosa. Pochi watt, poca luce, poca vista.
A fine giornata torni a casa con un mal di capo che ti fa sragionare. Prendi in seria considerazione l’ipotesi di tagliarti la testa per bloccare il dolore.
E poi tante piccole cose che la prima volta non avevi notato.
Le mattonelle rotte tenute insieme dallo scotch da pacchi.
Il bagno, adibito a magazzino, con le finestre dai vecchi infissi gonfiati dall’umido e dalla pioggia che non si chiudono più, cosicché una lieve brezzolina invernale allieta le tue pause di riflessione…

E Gianni e Pinotto… quello che inizialmente ti era parso uno buffo modo di comportarsi, si rivela per quello che è.
Quei due non sono normali. Quei due in realtà sono due alieni.
O spiriti maligni.
Ma certo! Il palazzo deve essere stato costruito su un camposanto e gli spiriti residenti si sono offesi! Così lo hanno invaso. I due più imbranati hanno preso possesso di questo ufficio. Ed hanno cominciato a distruggerlo. Così si spiega la devastazione, gli strani rumori, le porte che sbattono in continuazione, le urla disumane che riempiono i corridoi…
Guardo con terrore la stufetta spenta. Non è che mi risucchia dentro?

Vabbè, mi consolo, almeno non arrivo mai in ritardo.<!– –>

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3 Commenti »

  1. Comment by kaos22 dicembre 2007

    A Catania c’è un fantomatico ginecologo che ricerca da mesi una segretaria, naturalmente disponibile a orari prolungati e di bella presenza. Poi c’è anche un imprenditore che cerca un webmaster per lo sviluppo e la manutenzione di un e-commerce hard e tanti altri annunci di lavoro simili.

  2. Comment by Maia — 22 dicembre 2007

    kaos, il mio primo ospite!
    benvenuto :)
    aspetta che prendo nota… certo non sono certo webmaster, però ci posso provare…

  3. Comment by Marialuisa18 gennaio 2008

    Siiiii davvero???
    Magari potessi trasferirmi a CT…
    Fatemi sapere di questo ginecologo! =)

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