Vita di coppia. Ovvero, come trasformare vizio in virtù. Prima puntata. La gru stitica

di maia, 22 giugno 2010

Realizzi che i familiari stanno prendendo sul serio la vostra storia quando cominciano a regalarvi vasi e pezzi di porcellana. Prima vi regalavano roba utile, tipo ferri da stiro, minipimer e tazzine da caffè. Poi, improvvisamente, iniziano a regalarvi vasi e pezzi di porcellana.
Ma non vasi e pezzi di porcellana qualunque. Proprio quei vasi e quei pezzi di porcellana per i quali una volta nella vita la tua imbranataggine e goffaggine non sembrano difetti poi così negativi.
Anzi.
Perché, non so se lo avete notato, ma esistono dei vasi e pezzi di porcellana, dei tipi particolari di vasi e di pezzi di porcellana1, che attirano irresistibilmente i gomiti, gli stinchi, la testa, e ogni parte del corpo potenzialmente ottundente. Al punto che ogni parte del corpo potenzialmente ottundente appare animato da volontà propria.
Eh, ma se te li metti così in bilico… mi dice la mia solita vocetta saccente.
Cara vocetta, è inutile che ti lamenti, che certi pezzi d’arredamento, certi vasi e certe porcellane son proprio fatti per essere posizionate con mezza base fuori dall’appoggio. Giuro. C’è proprio scritto sulle istruzioni. Poi se uno diligentemente piazza i suddetti vasi e pezzi di porcellana proprio in bilico sull’ultimo scaffale del mobile più in alto, come da istruzioni, e poi inavvertitamente gli parte una gomitata, una ginocchiata, una stincata, una testata e fa rotolare tutto a terra, mica è colpa sua!

  1. ce ne sono di varie fogge. Il vaso a forma di gru stitica, la teiera a forma di cottage, la zuccheriera a forma di nuvola andata a male… []

Promozioni

di maia, 26 maggio 2010

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Buongiorno,
sono Davide di *****, azienda di web marketing con sede a Berlino. Ho
notato il vostro sito e  desiderei mettermi in contatto con la persona
responsabile della pubblicità al suo interno, se possibile. Per capire chi
siamo intanto può dare un occhiata al nostro sito e, se ha tempo, al
nostro blog.
Buona giornata.

Cordiali Saluti,
Davide P
New Business Marketing Manager

buongiorno ill.mo dist.mo dott. avv ing.,

sono maia, la persona responsabile dei contenuti di Questo Sito, nonché redattrice, caporedattrice, copywriter, art director, direttrice amministrativa, CEO e responsabile unica di qualsivogliaquisquiliaetpinzellacchera relativa al blog Solo in Superficie.
Fra l’altro, nella mia veste di proprietaria unica e azionista di maggioranza di me stessa, ho da poco deliberato di assumermi anche l’interim della direzione commerciale del sito stesso.
Ed è in questa veste che le rispondo.
Caro, carissimo! E’ il Direttore Commerciale di Solo in Superficie che parla. Mi riempie di gioia e di orgoglio sapere che fra tutti lei ha notato proprio il nostro sito (nostro di noi tutti quanti siamo, responsabile dei contenuti, redattrice, caporedattrice, copywriter, art director, direttrice amministrativa, CEO, responsabile unica di qualsivogliaquisquiliaetpinzellacchera e direttore commerciale). D’altro canto mi spiace fortemente informarla del fatto che qui non abbiamo alcuna persona responsabile della pubblicità al suo interno, non avendo pubblicità al suo interno.
Quindi mi vedo mio malgrado costretta a declinare la sua cortese proposta, animata, si vede, eccome! dai migliori intenti e dal suo genuino interesse nei confronti del sito mio bello che, è evidente, lei si è letto e riletto tutto da cima a fondo!
Sappia però che questa sua mail non è stata vana, avendo io compreso quanto in realtà Solo in Superficie abbisogni di un responsabile della pubblicità al suo interno.
Carica che, le assicuro, non resterà scoperta a lungo.
Grazie per la cortese attenzione,
Sua
maia
responsabile dei contenuti, redattrice, caporedattrice, copywriter, art director, direttrice amministrativa, CEO e responsabile unica di qualsivogliaquisquiliaetpinzellacchera, direttore commerciale, nonché neoresponsabile della pubblicità all’interno di Solo in Superficie

I meravigliosi misteri di maia – relativismo temporale

di maia, 30 aprile 2010

ovvero, come vi smonto einstein in due minuti (o quattro ore, a seconda).
Che sarà stato anche un genio e la sua teoria della relatività bella, per carità, scritta bene e tutto, però. Però se la leggi bene è una gran minchiata.
Dice il secondo postulato: “invarianza della luce – la velocità della luce nel vuoto ha lo stesso valore in tutti i sistemi di riferimento inerziali, indipendentemente dalla velocità dell’osservatore o dalla velocità della sorgente di luce.
Ora, se al posto della parola “luce” inserisco “evasione di una pratica” e al posto di “in tutti i sistemi di riferimento inerziali” metto “in tutte le situazioni contrattuali”, il gioco è fatto.

Provateci: “invarianza dell’evasione di una praticala velocità dell’evasione di una pratica nel vuoto1 ha lo stesso valore in tutte le situazioni contrattuali, indipendentemente dalla velocità dell’osservatore o dalla velocità della sorgente di evasione della data pratica”.

Bella anche così, eh. Molto arguta e affascinante. Ma se fosse vera, com’è che per evadere una pratica prima delle dimissioni ci mettevo massimo dieci minuti e adesso, per fare la stessissima cosa, ci sto impiegando mezza mattinata?

  1. qui non c’è bisogno di cambiare alcuna parola, che “vuoto pneumatico” è l’esatta definizione della capacità intellettiva complessivamente espressa nell’ufficio in cui mi trovo []
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Il vero amore – ovvero, le tre fasi del complicato rapporto fra l’uomo e le tette

di maia, 29 aprile 2010

All’inizio lui si limita a guardarle con ingordigia.
Con l’accresciuta confidenza, prende a parlarci con tenerezza.
Alla fine è convinto che gli rispondano.
E che se potessero si staccherebbero dal corpo di origine per stare sempre con lui.

Pillole – barely legal

di maia, 28 aprile 2010

In effetti l’importante non è l’età anagrafica, ma quella mentale.
Io, per esempio, ho 37 anni, ma li porto molto bene.
Uno oggi mi ha detto che ne dimostro 36.

Silenzio

di maia, 26 marzo 2010

Mi si accusa di essere un tipo pavido. Dice che preferisco il silenzio. Dice che sbaglio, che le parole, anche crude, sono necessarie. Sempre.

Non sono d’accordo. Qualche volta delle parole è meglio fare a meno.

Ieri sera, per esempio.

Nel mezzo di un evento mediatico senza precedenti, sbuca un cosino tenero, un pulcino bagnato, in evidente crisi da allergia primaverile, visto come si stropicciava ripetutamente il povero naso arrossato. Sale alla ribalta, fari troppo potenti su di lui.

Ho detto pulcino, ma forse era meglio coniglio. Sì, ecco, un coniglietto bagnato accecato dalle luci sfolgoranti di un set troppo più grande di lui. Ha fatto quello che fanno tutti i coniglietti accecati, si è immobilizzato e ti ha guardato con quegli occhietti acquosi, attoniti.

Impalato.

Azzittito.

D’improvviso tutto il bel discorsetto imparato a memoria va a farsi benedire, sbiadisce nella luce fredda dei fari.

Lui annaspa, non sa a cosa aggrapparsi.

Prova a ripartire, si inceppa di nuovo, quel paragone così acuto, quella similitudine colta gli scivola inesorabilmente fra le mani, e dire che la sapeva così bene, che l’aveva già esibita chissà quante volte davanti ai suoi amichetti.

E invece niente, l’occasione di una vita, quella di accreditarsi non solo come musicista colto, ma di upgradarsi addirittura a musicista colto-impegnato gli è mestamente evaporata fra le mani, lì, davanti a tutti.

Lui se ne accorge, se ne accorge eccome.

E reagisce nell’unico modo che gli è possibile.

Con un’altra citazione poetica fuori luogo e fuori contesto?

Ci prova, si vede che si sforza di riacchiappare qualcosa, qualche lontana reminiscenza che adesso non riesce proprio a vedere ma che, diamine, ci dev’essere, lì, che vagola solitaria nella mente annebbiata!

Il mio cavallo per una citazione, una qualunque, anche scolastica, perdio!

Ma tutto è inutile. Il nostro, in preda allo smarrimento più totale, sbraca.

Santoro, pietosamente, cambia discorso, introduce altri ospiti.

Ma lui, niente, non ci sta a fare la figura dello scemo, si reinfila nell’inquadratura, a forza, interrompe la discussione in corso e incomincia a sparlare confusamente. Si giustifica, blandisce gli astanti, non ottiene il plauso, perde il controllo, si innervosisce definitivamente.

Il coniglietto bagnato è sparito.

Ha ceduto il posto a un bimbo ansioso che, davanti alla tavola imbandita, di fronte ai parenti di ogni ordine e grado, si dimentica la filastrocca natalizia che aveva imparato con tanta fatica.
L’accesso rabbioso è incontenibile.
Nello stordimento totale gli pare finalmente di riconoscere qualcosa di familiare. E’ il mugghiare del pubblico in sottofondo. Ci è abituato a questo rumore, è il suo pane quotidiano, a X factor.
Ci si aggrappa con tutte le forze.

E’ a questo punto che l’ho fatto.
Ho tolto l’audio.
Sì, decisamente, a volte è di gran lunga meglio il silenzio.

Pit stop

di maia, 5 marzo 2010

Sfogliando il Giornale, fonte di continua ispirazione…

No, scusate, ricomincio.

Scorrendo le pagine internet del Giornale, fonte di continua ispirazione, sono rimasta folgorata da un titolo.

Questo.

Il prossimo autunno non si esce se il tacco non è almeno “10”!

Dice proprio così, con punto esclamativo e tutto. E, insomma, a una che nel vestire prende ispirazione dalla Signora in Giallo1, leggere che il prossimo autunno non si può uscire se non indossando tacchi 10, vien su un bello sgomento.

Soprattutto pensando al quotidiano percorso accidentato casa/ufficio2.

Però se lo dice il Giornale, e così imperiosamente, vuol dire che qualche leggina è già allo studio dello staff PdC. Magari verrà infilata di straforo in un decretino milleproroghe o una finanziarietta estiva, con tanto di voto di fiducia, così ci sarà poco da fare, ci si dovrà arrendere alla nuova legge. La cui ratio al momento mi sfugge. Ma forse rientra tutto nel gran disegno di sviluppo della condizione femminile, da femmina semplice a Donna, un po’ santa, un po’ puttana, che da sempre è un pallino fisso del Premier.

Provo a leggere attentamente l’articolo per prepararmi almeno psicologicamente alla novità3, ma la mia attenzione è tutta puntata sulla foto, ne resto ipnotizzata, non riesco a concentrarmi e così del pezzo colgo solo brani sparsi.

…resta il fatto che le donne non resistono al fascino del tacco alto e alla possibilità di sentirsi più snelle…

Cosacosacosa? Col tacco alto c’è la possibilità di sentirsi più snelle? Perché io mi son sempre sentita solo più goffa? Ma diamine, se lo sapevo prima evitavo di spendere patrimoni (altrimenti utilizzabili in cose ben più utili e piacevoli, tipo torte e gelati) in pilloline e tisane purificanti e fanghi e alghe del mar morto4 e panciere-super-snellenti-10kg in meno in dieci giorni-garantiti-o rimborsati, il cui unico effetto è stato quello un ricovero per insufficienza circolatoria5.

…un ritorno al micidiale tacco stiletto, sottilissimo a tal punto da richiedere un vero e proprio brevetto di volo…

Cavolo, con questo rimango proprio fregata. Con la vista e i riflessi pronti che ho, a me non me lo daranno mai il brevetto. Così, niente, per tutto l’autunno prossimo non potrò uscir di casa. E che faccio? Il problema non è tanto il lavoro. Posso sempre licenziarmi. Il problema è tutto il resto. Chiusa in casa per mesi. Lunghi mesi piovosi. Anche il pomeriggio. Unica compagna, la tv. Cioè, lunghi pomeriggi piovosi a guardare Uomini e Donne. E Amici. Coi fanghi del mar morto.

No, via, magari ungendo qualche ruota in una scuolaguida di aeroplani…

…Quando si parla di comodità, tuttavia, nulla è paragonabile a una deliziosa … Pirelli PZero … Rubber Shell, scarpa dotata di una speciale struttura perfetta per camminare in caso d’improvvisi temporali. Con tomaia e guscio in gomma, ha una linea sagomata, capacità di totale isolamento e garanzia di massima traspirazione…

Mah, quando IO parlo di comodità, nulla è paragonabile alla babbucce di morbido pelo, con il trichecone disegnato sopra.

Ma la legge, si sa è legge. E, assurde o meno, liberticide o meno, le leggi vanno rispettate, come bene  insegnano i dirigenti del PDL in questi giorni.

E quindi quando questo autunno, in questo piovoso autunno pieno di improvvisi temporali, tu sarai lì, magrissima e traballante sui trampoli “10” a stiletto, finalmente libera dal vago sentore di mar morto, beccheggiando sull’acciottolato del centro, un brevetto di volo stetto in mano, non appena un improvviso fulmine squarcerà il cielo, dovrai semplicemente accostare ai box e un nugolo di omini vestiti di rosso ti circonderà, e in meno di 7″ netti ti calzerà un paio di scarpe Pirelli in comoda gomma sagomata, isolata e traspirante.

Ovviamente tacco 10.

  1. che comunque, per quanto la prendiate in giro, in qualche puntata si avventura su vertiginosi tacchi 4! []
  2. sì, lo so, il centro di Firenze è bellissimo. Ma i suoi sanpietrini sconnessi son ben più pericolosi per le caviglie di un dannatissimo campo minato []
  3. per la preparazione fisica temo occorrerà un po’ più di tempo. E di impegno economico. Inizialmente come minimo serviranno bastoni da passeggio. E materassini da piazzare tutt’intorno al percorso da esercitazione. Magari poi passo al negozio di bici a sentire se vendono anche rotelline di sicurezza da tacchi []
  4. che col fetore emanante dalle suddette alghe, non ci vuole certo Poirot per capire da chi è stato ammazzato! []
  5. ma questa è una brutta storia. Meglio non parlarne []
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