ma papà ti manda sola? reloaded

di maia, 2 settembre 2010

ovvero, Piccolo prontuario di conversazione per giovani donne che viaggiano sole

Prosegue la serie di post pubblicati per Grazia.it
Ecco l’immancabile post estivo. Un po’ ritardatario, magari, ma sempre utile.

Ogni giovane donna che usa viaggiare da sola sa bene che prima o poi le capiterà una conversazione del genere:
No, dai, sul serio, con chi vai?
Da sola, te l’ho detto.
Eddai, su… a me puoi dirlo… Occhei, magari vai davvero da sola, ma poi lì chi c’è ad aspettarti?

O questa:
No, dai, sul serio, perché?
Perché mi piace.
Eddai, su, smettila di far la misteriosa. Perché?

E sa bene che quando capita, non ci sarà risposta sincera che tenga. L’interlocutore (o l’interlocutrice), risultandogli(le) assolutamente incomprensibile che il viaggio in solitario possa essere semplicemente bello, non vuole la verità. Lui (o lei) vuole spiegazioni complicate, motivi fuori dall’ordinario.
Ed è per venir fuori dall’impasse che ho preparato questo piccolo prontuario.
Quattro risposte diverse che prese singolarmente o anche, perché no, combinate abilmente fra loro, vi garantiranno la liberazione da domande pressanti e da conversazioni-interrogatori senza fine.
Per sempre.
Ma vediamole.

Quando vi verrà posta la fatidica domanda, rispondete pure tranquillamente:
E va bene. In realtà viaggio da sola perché:

1) sono misantropa.
Sotto questa copertura di essere sociale e amichevole si nasconde un essere asociale che odia l’intero genere umano.
Ma mica tanto per dire.
Quando passo più di cinque minuti con una persona, sento crescere un prurito sempre più violento.
 Un prurito alle dita. Alle mani. Al coltellino svizzero che tengo in tasca.
E sento il bisogno di togliermelo. Il prurito.
 Sgranchiendomi le dita. 
Le mani. 
Il coltellino svizzero che tengo in tasca. 
Ma il numero dei miei conoscenti spariti nel nulla dopo una piacevole serata trascorsa insieme comincia a ingrossarsi troppo, per questo preferisco non frequentare più nessuno.
A proposito, tu che fai stasera? 
Impegni?

2) sono sessuomane.
Ecco, vedi, sotto questa copertura di essere angelico e amichevole si nasconde un’assatanata di sesso.
Ma mica del solito sesso banale… Io ho bisogno di più.
Adoro andare a letto con degli sconosciuti, quindi ogni tanto devo prendermi una settimana di vacanza e partire per un posto lontano, meglio se all’estero.
 Già durante il viaggio inizio ad allenarmi con l’autista, il controllore, il pilota, lo steward, il vicino di sedile… 
Poi, arrivata sul posto, mi dedico ai camerieri, al direttore d’albergo, ai vicini d’ombrellone… 
Insomma, mi faccio tante nuove amicizie.
A proposito, ho sentito che stai con un/una nuovo/a ragazzo/a. Ancora non l’ho conosciuto/a. Quando me lo/a presenti?

3) sono un licantropo.
Sembra incredibile, lo so, ma sotto questa copertura di essere innocuo e amichevole si nasconde un mostro.
Ma mica un mostro in senso metaforico.
Ogni singola notte (se la conversazione si svolge di giorno)/ogni singolo giorno (se si svolge di notte) che dio manda in terra, appena la luna (il sole) splende alta/o nel cielo, la mia pelle comincia a ispessirsi, grossi peli brizzolati e spatolosi cominciano a ricoprire il mio corpo, mentre la schiena comincia a incurvarsi, le gambe si accorciano e le orecchie cominciano a allungarsi. 
In breve mi trasformo in qualcosa di spaventoso. 
E il peggio è che questa malattia è altamente contagiosa.
 Basta anche un lieve sfioramento, un’alitata, una gocciolina di sudore per trasmetterla!
A proposito, guarda che la bottiglia da cui stai bevendo è la mia.
 Ma fai pure, mica mi scandalizzo se bevi a boccia, lo faccio sempre anche io!

4) sono La Signora in Giallo.
Elementare Amos, sotto questa copertura di donnina simpatica e amichevole si nasconde Jessica Fletcher1.

Care giovani amiche, usate fiduciose questo manualetto.
Ciascuna di queste risposte l’ho testata personalmente.
E funziona!

  1. in questo caso non sono nemmeno necessarie ulteriori spiegazioni []

cena di società reloaded

di maia, 1 settembre 2010

Secondo pezzo per il blog di Grazia.
Visto che oggi è il primo giorno del mio nuovo lavoro, mi sembra giusto celebrarlo con un ricordo di una giornata particolare di uno dei miei precedenti lavori.
Buona lettura.

Così anche quest’anno ci siamo. Puntuale come un condono tremontiano, è arrivato il momento della famigerata Cena Aziendale.
La volta scorsa non avevo partecipato all’evento per problemi personali (ora non ricordo più se per via delle papille gustative interrotte o il gomito che faceva contatto con il piede), ma più o meno so già cosa mi aspetta.
 Oltre alla solita allegria sincera e spontanea che si può riscontrare in ogni festa aziendale, in questa, a differenza delle cene che si facevano dove lavoravo prima, c’è qualcosa di più.
Non si tratta più solo di mangiare e bere1. Qui si gioca pesante.
La serata comincia alle sei e mezzo, nella sala conferenze dell’albergo/villa medicea scelta per l’occasione. Tutti i dipendenti si accalcano nelle ultime file. Alcuni sembrano giocare allegramente a sbarbacipolla, ma, a un’analisi più attenta si vede benissimo che sono gli ultimi arrivati che, pur di non finire seduti nelle prime file, cercano di togliere il posto con la violenza e l’inganno a chi è stato più previdente di loro e ha saltato il cocktail di benvenuto pur di piazzarsi in posizione strategica. 
Il Capo, microfono alla mano, comincia a richiamare a gran voce i più violenti e li fa accomodare in prima fila.
Una volta ristabilito l’ordine, comincia lo show.
Si parte coi ringraziamenti per essere venuti e, subito, un paio di battute esilaranti2. 
Tutti ridono. Proprio tutti. Anche i nuovi arrivati.
 Il merito è dei più “anziani”3 che con un elaborato sistema misto di gomitate ben piantate nei fianchi e pulcisecche nelle cosce, fan capire ai neofiti quand’è il momento giusto per ridere e quale quello per apparire seriamente interessati al discorso4.
Una volta terminata la slide coi grafici sui risultati economici dell’anno, parte un filmato sui successi commerciali dell’azienda.
Il Capo, sorridente, stringe la mano al presidente della Polonia, bacia il sottosegretario agli esteri rumeno, brinda con qualche magnate di Casalpusterlengo.
Le immagini vengono alternate a quelle di folle oceaniche plaudenti. In sottofondo parte una musichina sempre più invadente. Sale di tono, compaiono delle scritte sullo schermo a mo’ di karaoke. I dipendenti si alzano come un sol uomo (comprese le due che si erano opportunamente nascoste dietro le sedie di quelli davanti per mangiarsi in santa pace un panino al prosciutto) e iniziano a cantare Menomale che il Capo c’è!
Il Capo, commosso da tanto affetto, estrae con mossa plateale ma elegante, da vero attore consumato, una serie di oggettini da un pacco. Sono sue foto autografate, stampate su rara pergamena, deliziosi regalini con cui omaggia i propri dipendenti.
Tutti ridono felici, baci, abbracci, champagne. Fine spettacolo.
Finalmente si cena.

  1. in occasioni del genere, si sa, quando devi passare intere ore in ambiente seminformale col tuo capo, col quale chiaramente non sai di che cosa parlare se non ci sono argomenti lavorativi di mezzo, l’unica è riempirsi continuamente la bocca di cibo e vino, mantenendo un sorriso ebete per tutto il tempo []
  2. metti un microfono in mano a un Capo e questi, indipendentemente da età, attitudini e carattere, comincerà a gigioneggiare impunemente, sentendosi improvvisamente un ibrido fra Bisio e Padoa Schioppa. Spiritoso come il primo e autorevole come il secondo. Pensa lui []
  3. si riconoscono perché son quelli che durante il discorso del Capo hanno gli auricolari dell’ipod nelle orecchie, ma sanno ugualmente il punto esatto in cui inserire la risata. Anni e anni di riunioni simili li hanno ormai addestrati a riconoscere alla perfezione cosa il Capo si attenda dal suo uditorio, semplicemente analizzandone la mimica []
  4. a qualche nuovo arrivato un po’ più lento nel comprendere la segnaletica può capitare di invertirne il significato e di mettersi a ridere sguaiatamente mentre il Capo sta illustrando come gli utili siano drammaticamente dimezzati nel corso dell’ultimo semestre. In tal caso non avranno più cene aziendali di cui preoccuparsi []

la febbre del sabato sera reloaded

di maia, 31 agosto 2010

Come promesso, ecco il primo post pubblicato da Grazia.
Siccome la stagione di Superquark sta chiudendo (ehi, chissà che bel season finale!) e lascerà un vuoto incolmabile e crisi d’astinenza in tutti noi, pensavo di cominciare con un documentario su una delle piaghe più gravi della società contemporanea, l’annoso problema dell’uscita serale della donna ormai attemp trentenne.
Buona lettura

LA FEBBRE DEL SABATO SERA – ovvero, fenomenologia della seratina fra amiche.
La famigerata uscita del sabato sera fra sole donne è un fenomeno molto studiato dalla sociologia contemporanea. 
Dagli sciami di ragazzine eccitate, troppo truccate e troppo poco vestite, che si raggrumano davanti alle discoteche, alle mandrie di anziane signore fameliche, troppo truccate e troppo leopardate che si assiepano davanti ai ristoranti, ogni fascia di età riserva mirabili spunti a chi le osserva con attenzione.
Qui ci occuperemo delle trentenni in libera uscita.

La fascia delle trentenni è la più varia. Una zona intermedia in cui la maggior parte degli esemplari si è già costruita una famiglia, ma in cui i soggetti single non vengono considerati ancora socialmente troppo vecchi per essere giudicati patetici casi senza speranza.
In gruppi di femmine di questo genere le uscite del sabato sera si svolgono sempre più o meno seguendo una scaletta molto rigida.
I luoghi scelti per trascorrere la serata sono l’unico elemento non codificato, potendo variare anche sensibilmente a seconda dei gusti personali e del grado di accettazione del passare del tempo.
Si vedono, dunque, gruppetti di trentenni che affollano le stesse discoteche frequentate da quindicenni (che poi sono quelli che finiscono la serata col più alto tasso di depressione), come gruppetti che affollano le sale dei cinema, dei ristoranti o dei pub.
Indipendentemente dal luogo prescelto, però, l’evoluzione della serata è sempre lo stesso.

Il ritrovo
Gli elementi felicemente sposati e con figliolanza, si presentano in leggero anticipo all’appuntamento, impazienti di godersi quella che chiamano l’ora d’aria.
Le single, che mai hanno abbandonato le buone vecchie abitudini giovanili, si presentano con il canonico quarto d’ora di ritardo.
Ogni arrivo è salutato da imponenti schiamazzi, che pare abbiano la funzione di far riconoscere coloro che via via vi si aggiungono come legittimi membri del gruppo.

Il primo tempo
La prima parte della serata è sempre dedicata all’aggiornamento sulle rispettive vicissitudini.
La parte del leone in questa fase la fanno senza dubbio le sposate con prole, che si impossessano della conversazione e la dirigono immancabilmente sulle gioie familiari. Sulle innumerevoli soddisfazioni che riservano i pargoli, i loro mirabili progressi nel campo della deambulazione, della proprietà di linguaggio, della minzione e defecazione.
In questa fase le coniugate non ancora riprodottesi possono inserire qualche osservazione di ammirata invidia.
Le non sposate usano annuire in silenzio o, al massimo, proferire ogni tanto qualche verso gutturale di meraviglia e di approvazione.
Le amabili chiacchiere vengono abbondantemente irrorate con bevande varie. Usualmente cocktail analcolici per le madri, cocktail alla moda per le sposate semplici e boccali di americani o whiskey liscio per le single.

Il secondo tempo
Dopo qualche ora di scoppiettante conversazione, e dopo che le madri si son convertite agli alcolici, il discorso si sposta malinconicamente sui ricordi di gioventù. Che a quell’ora sembra incredibilmente lontana. A farla da padrone son sempre le sposate, semplici o riprodotte, che rimpiangono giorni felici in cui potevano fare tutto quello che volevano, quando volevano, senza l’insopportabile peso dei bimbi al seguito, figli o mariti che siano.
L’attenzione si sposta progressivamente sulle single, che avvertono avvicinarsi il proprio momento e, generosamente, passano le proprie bibite alle felicemente affamigliate.
Partono narrazioni di incredibili avventure amorose, gesti romantici di corteggiatori irriducibili, atleticissimi incontri sessuali orgiastici che le sposate ascoltano con le lacrime agli occhi.
Quando l’esemplare più debole del gruppo crolla dando una testata sul tavolo, si realizza che è ora di tornare a casa.

Il terzo tempo
Si organizzano, con gran difficoltà, le macchine per il rientro.
Alla fine, dopo aver schiamazzato abbondantemente e aver cantato a squarciagola quelli che sono evidentemente canti di saluto, tutte riescono a montare più o meno compostamente nelle automobili assegnate. Si muovono in carovana, superandosi e clacsonandosi a vicenda e urlandosi parole incomprensibili da un finestrino all’altro.
La prima tappa è sotto casa della single. Quelle ancora sveglie e in possesso delle proprie facoltà motorie scendono per salutarla di nuovo calorosamente e, ammiccando, le gridano in un orecchio: tanto lo sappiamo che ora ti cambi ed esci di nuovo con, quanti, tre uomini? 
Beata te!
La single si schermisce ridacchiando.
Le altre se ne vanno, rumorosamente, come sono arrivate.
La single guarda l’ora.
 Caspita! già le nove e mezzo! Meglio andare a letto, che domani mattina mi aspetta il corso di yoga in videocassetta!

Cose che succedono, verso fine estate

di maia, 30 agosto 2010

Udite udite,
avviso tutti i miei cari lettori che da domani e per una settimana troverete su queste pagine alcuni vecchi articoli.
No, non sono come la tv che in estate ripropone repliche e collages di vecchi programmi a rotazione continua.
Semplicemente per una settimana sono ospite del blog di Grazia e mi è parsa un’ottima scus occasione per riproporre pezzi ai quali sono affezionata.
Per la gioia di chi se li fosse persi.

Buona lettura

Non ruba tanto tempo

di maia, 26 agosto 2010

Poi dice che il lavoro non si trova.
Tutte chiacchiere.
Proprio oggi ho avuto la dimostrazione che se si è brave persone, ottimiste e meritevoli, la buona occasione prima o poi arriva.
Anche se non la cerchi.
Anche se non ti ricordi di aver scritto al sito “Ricerca d’occupazione”1.
Ecco, se sei davvero una brava persona, è il lavoro che cerca te.
E ti trova.

E dunque, cara HromoTeck, accetto!
E pertanto ti allego quanto da Te richiesto.
Aspettando ansiosamente Tue nuove, e il primo stipendio anticipato2,
fiduciosamente Tua
Maia

PS metto in nota trascrizione completa3 della Tua mail, in modo che tu possa controllare che io, oh, come hai chiesto te, ho recitato proprio tutto!
A presto!

HromoTeck! (clicca per ascoltare)

  1. che se ci pensi bene sembra un po’ come quelle puntate della signora in giallo o il tenente colombo o love boat che te vai a fare una vacanza premio di un concorso al quale non ti ricordi di esserti mai iscritto e quando torni a casa ti trovi l’appartamento svaligiato o un cadavere nel frigorifero e allora ti viene il dubbio che in effetti te a quel concorso non ti ci eri mica mai iscritto []
  2. possibilmente anche tre o quattro mensilità, ma sempre se si può, eh, che mica voglio fare quella che appena assunta comincia subito con le pretese, però, vedi a me farebbe comodo… che ho il mutuo da pagare e le rate della pagoda svizzera in puro cioccolato finissimo che ho già installato in giardino non appena ho ricevuto la Tua graditissima offerta, quindi se per piacere puoi… []

  3. da ***@yahoo.com
    a —@gmail.com
    data 25 agosto 2010 05:07

    Buongiorno,
    Noi siamo gl’agenti della societa russa «HromoTeck» S.r.L.
    Abbiamo visionato il Suo email nel sito di ?Ricerca d’occupazione e vorremmo offrirvi un posto libero.
    Se ricercate di un lavoro preghiamo di recitare il presente messaggio da capo allo fondo. Questo non ruba tanto tempo.
    Se avete bisogno di una occupazione ed siete pronto a eseguirlo responsabilmente, la presente offerta e proprio per Lei. Questo non e una bugia o una truffa e non e un riciclaggio di denaro sporco. Noi non vi costringiamo di pagarci il denaro, i capitali per cominciare il lavoro.
    Il la Posizione vacante che vogliamo offrirLe e il seguente:
    Mansione: Manager Finanziario .
    Il Suo compito e seguente:
    1) avere un accesso all’Internet quotidianamente
    2) avere un conto di banca per ricevere soldi da nostri clienti
    3) avere 2-3 ore di tempo libero al giorno. potete rimanere al Suo Posto di ruolo e collaborare con noi.
    paga:
    2300euro/mese + 5% da ogni trasferimento effettuato da clienti e ricevuto da Lei.
    tra 1 mese riciverete lo stipendio fino a 2700 Euro e 8% .
    Potete mandare il Suo CV a
    Posta elettronica: teck.hromo@yahoo.com
    Non avete il curriculum? Mandici il Suo nome completo numero di telefono.
    La Metteremo in contatto entro 1-2 giorni.
    «HromoTeck» S.r.L.
    []

Le meravigliose scoperte di maia – Ipnosi

di maia, 7 agosto 2010

L’iPhone4 funziona più della figa.

Sull’integrazione e il clima

di maia, 8 luglio 2010

Dicono l’integrazione l’integrazione, come se fosse una cosa così facile da realizzare. Come se bastasse dire, badalà, mi trasferisco lì e mi integro.

Ma mica è così facile, eh!

Prendete un esempio, uno a caso. Facciamo che una persona si trasferisca da Firenze a, mettiamo, Cuneo. Ebbene, questa persona si porterà dietro, oltre a tre armadi interi di roba, anche un bagaglio, altrettanto fitto, di abitudini, usi e costumi, dei quali mica intende fare a meno. O almeno dovevano dirglielo prima, prima di farla trasferire tutta, armi e bagagli e tre armadi pieni zeppi di roba, che non si poteva portare dietro anche tutte le abitudini. E le cose che le piacciono tanto.

Tipo le litigate.

Avente presente quelle belle litigate, improvvise, vigorose e tonanti, come tanti bei temporali estivi? Quelle che mentre alzi la voce senti un benefico effetto che ti pervade tutto il corpo1, ti senti così arzillo che dopo potresti benissimo farti dieci chilometri di corsa, in salita, sui tornanti del Col di Tenda, e quella vena sul collo che si gonfia e la tempia che inizia a pulsare? Ecco, quelle, tanto appaganti. Bene, se vi trasferite da una città medio-grande a una piccola, cancellatele! Se passate da, chessò, Bologna, Firenze, Il Cairo, a un posto tipo Cuneo, voi quelle litigate così ve le dovete proprio dimenticare. Prima di tutto perché il tessuto urbano è tutto un insieme di corti interne, che fanno rimbombare le parole, le ingigantiscono e a sentirle tornare indietro, così veementi, sembra quasi che tu pensi davvero tutti quegli insulti che stai sfornando.

E poi ci sono i vicini. Qui In un posto come Cuneo, gli abitanti son talmente pochi che tutti sanno tutto di tutti e non puoi permetterti un minimo di discussione che rischi la mattina dopo di incontrare quella che per te è una perfetta sconosciuta che ti si accosta e ti fa:

buonsgiorno, signuorina, come stuà? Benzentile, benzentile. Comunque vuolevo duirle che ci aveva ragiuone loèi, sà. Anche io a mio muarito ci devo ricuordare soèmpre di abbassare la soéggoètta, Ah, cuome la cuapisco! E per l’altro pruoblemino… soènta me, le muanette la prossima vuolta le proènda ricopoèrte di poèlusc, ché altrimoènti lo croèdo che ci fanno alloèrgia!

E, insomma, vi assicuro che è veramente dura passare da un posto dove puoi passeggiare impunemente per ore senza incontrare nessuno che ti conosca, dove nessun vicino2 si metterebbe mai ad ascoltare le cose che ti dici nelle quattro mura di casa, ad uno in cui sei totalmente esposto all’interesse morboso altrui.

E’ uno dei vantaggi/svantaggi di abitare in un piccolo paese, si dirà.

Sarà, ma quando è troppo è troppo. Qui mi è persino impedito di girar nudi per casa!

  1. pare queste litigate siano un vero e proprio toccasana per la circolazione! Tanto è vero che io le uso anche per combattere la cellulite []
  2. tranne la terribile vecchina impicciona del piano di sotto. Ma tanto quello è un punto fermo, la dannata vecchina impicciona del piano di sotto esiste ovunque []

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