dubbi esistenziali

di maia, 16 marzo 2007


È meglio avere i baffi neri o i baffi rossi?
È questa la domanda esistenziale che mi pongo mentre stendo la crema sul viso.

Tutto è cominciato due settimane fa, quando una mail dall’aria innocua è stata recapitata in tutte le caselle di posta dell’ufficio.
Il mittente era “il grande capo” (definizione a dir poco eufemistica, visto che si parla di un uomo alto al massimo 150-152 cm) e nulla nel titolo faceva presagire la sciagura che si stava per abbattere sui dipendenti tutti.
La mail si intitolava infatti “avviso” e sembrava una delle trenta circolari mattutine, che di solito finiscono direttamente nel cestino insieme allo spam, dato che a mezzogiorno son già rese obsolete da qualche nota dell’Agenzia delle Entrate o dell’Inps o dell’Inail o del Ministero del Lavoro che nel frattempo hanno provveduto a modificare tutta la materia in oggetto.
Come da prassi stavo per buttare la mail, quando un urlo strozzato ha fatto vibrare l’aria dello studio ed i telefoni del mio piano hanno cominciato a squillare in contemporanea. In perfetta sincronia io e le mie due compagne di stanza alziamo il ricevitore e scopriamo che all’altro capo ci sono tre nostre colleghe del piano di sotto. Non ho bisogno di chiedere nulla, so che anche alle altre viene intimato di aprire la posta.
Lo so con esattezza perché da sotto stanno urlando così forte che si sentono perfettamente ad orecchio nudo.
Sudore freddo comincia a colare sulle le nostre schiene. Ci guardiamo negli occhi, immobili. Nessuna ha il coraggio di fare la prima mossa.  Alla fine decido di agire io, in fondo sono la pivella lì dentro ed i compiti più ingrati toccano sempre a me.
Apro tremante la mail e leggo quello che tutte stavamo paventando: il temutissimo "invito a cena a casa del grande capo".
Trattasi di rito antico a cadenza più o meno quinquennale, al quale finora ero riuscita a sfuggire, essendo in forza allo studio da troppo poco tempo, ma del quale mi son stati raccontati brandelli di cronache terrificanti.
Non so bene come sia possibile, ma pare che in quella casa si verifichino fenomeni inspiegabili. Sembra che, una volta inghiottiti al suo interno, il tempo prenda a scorrere ad una velocità diversa da quella normale cosicché quelle che all’esterno sono un paio d’ore, lì dentro corrispondono alla durata di un paio di secoli. 
In più si dice la casa sia abitata da stranissimi esseri, detti “i familiari”, il cui divertimento consisterebbe nel coinvolgere i malcapitati in lunghissime e soporifere dissertazioni sugli argomenti più futili e noiosi.
Non è certo, ma circolano voci secondo le quali non tutti quelli che sono entrati in quella casa siano riusciti poi a venirne fuori…
Si narra di una coppia di ospiti che è rimasta intrappolata dentro e, imbalsamata a suon di chiacchere, pare faccia bella mostra di sé appesa alle pareti della sala da pranzo…
Ma notizie certe non ce ne sono, visto che anche le reduci dalle cene precedenti non sono in grado di ricordare con esattezza cosa hanno visto e cosa sia successo…

Torniamo a noi.
La notizia ci gela tutte, una collega inizia a piagnucolare, l’altra chiama immediatamente il marito, sparandogli a bruciapelo: “Ti prego, dimmi che il sedici abbiamo un impegno urgentissimo!”
Io faccio mente locale in cerca di un scusa accettabile.
Ma è tutto inutile, sappiamo bene che non potremo sfuggire all’evento, tanto vale mantenere il sangue freddo.
Lentamente, molto lentamente, lo studio riacquista la propria normalità. O meglio, torna alla sua follia ordinaria, anche perché il capo sta per arrivare e tutte fingiamo di essere operosamente al lavoro.
E’ inutile dire che nessuna di noi quel giorno ha lavorato veramente.
La mente era altrove.
Già dal giorno successivo, sono cominciati i primi fenomeni. Sono apparse acconciature strane.
Le chiome hanno cambiato colore (io per esempio da castano-scura sono diventata biondo-rossiccia, colore che va molto di moda in questa primavera/estate, come mi ha detto il parrucchiere quando gli ho timidamente fatto notare che avevo chiesto solo una spuntatina…)
E discussioni su cosa indossare si sono sviluppate in ogni angolino appartato.
E liti furibonde sono scoppiate sul regalo da portare alla padrona di casa (e soprattutto su quanto sia lecito spendere per una pianta che sicuramente sarà lasciata morire nel giro di poche ore… ).

Per fortuna siamo quasi alla fine della farsa.
Domani a quest’ora sarà tutto finito.
Acc, accidenti a me che mi son decisa così tardi a farmi questa maledettissima ceretta, come nell’attesa di qualche evento che mi dispensasse all’ultimo minuto…
Eh, son stata stupida, adesso, per far tutto in fretta e furia, al posto degli orridi baffetti neri che mi contornavano le labbra, ci sono altrettanto orridi baffetti rossi di pelle ustionata…
Vabbè, poco male.
So già che stasera sarò in ottima compagnia…
Anzi, fammi sbrigare, venti altre paia di baffetti rossi mi stanno aspettando davanti all’ingresso del maniero…

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che culo!

di maia, 9 marzo 2007

Dalle pagine fiorentine di Repubblica di ieri

C’è Gigi D’Alessio dal vivo

Sull’onda del gossip per la sua storia d’amore con Anna Tatangelo, sommerso dalle critiche dei colleghi superstar (…), insomma, nel vero e proprio occhio del ciclone, Gigi D’Alessio approda con il suo tour stasera al Mandela Forum.
(…)
Oltre alle canzoni dell’ultimo album (…), che vede D’Alessio per la prima volta nelle vesti di cantautore completo (…), il concerto ripercorrerà in due ore e mezza la sua inarrestabile ascesa al successo.
(…)
D’Alessio proporrà una scaletta decisa dai suoi aficionados tramite il blog del fan club.

Ancora molti biglietti disponibili in ogni ordine di posto.

(quando le notizie si commentano da sole…)

piccolissimo-intermezzo

di maia, 7 marzo 2007
              per te

(e non ti fidare delle apparenze…)

zapping-la-rivelazione

di maia, 5 marzo 2007

come stavo dicendo, martedì sera ero piuttosto triste.

Neanche l’ascolto di “since i’ve been loving you” riusciva a tirarmi su il morale…

Me ne stavo rintanata nel calduccio della mia stanzetta, completamente ipnotizzata dai canali che scorrevano veloci sullo schermo della tv, un eroico, combi prima generazione, tanto vecchio da non riuscire ad espellere la videocassetta che ha nello stomaco, sulla quale son costretta a registrare tutte le trasmissioni che mi interessano (amici di maria de filippi, uomini e donne di maria de filippi, c’è posta per te di maria de filippi) da mesi ormai, cosicché quando le riguardo, ottengo un effetto vagamente psichedelico: improvvisi lampi bianchi, fruscii, pallini grigi, buchi neri, fugaci immagini e voci distorte che sembrano provenire da mondi paralleli… (in realtà si tratta di brandelli di vecchie registrazioni che riemergono all’improvviso, o almeno così spero, ché se proprio devo sentire le voci, preferirei sentire quelle di dio, di gandhi, di celentano… non certo quella della de filippi…)

Ad ogni modo, che stavo dicendo? Ah, si, ero così a terra che nemmeno l’ascolto di “christmas card from a hooker in minneapolis” riusciva a tirarmi su il morale…
Così mi dedicavo allo zapping compulsivo, zap, il faccione di pippobaudo, zap, il ghigno di floris, zap, zap, il bastone del dr House, zap, zap, zap… tutto si confondeva in un unico blob indistinguibile… fino a quando il mio dito si è stancato.

E mi son ritrovata su mtv.

Stavano trasmettendo un programma di educazione sessuale.
Ne avevo sentito parlare, ma non l’avevo mai visto prima. E non lo avrei fatto neanche questa volta (ascoltare persone, di solito giovanissime, che raccontano i propri “problemi” sessuali, mi ricorda dolorosamente che io una vita sessuale non ce l’ho da troppo tempo…) se nell’attimo di riposo concesso al mio pollice, non avessi sentito parlare di ME.
Perché quelle era la mia storia! Si è vero, la ragazza che stava parlando, Alessandra, chiamava da Siena e aveva dieci anni meno di me, però la storia che stava raccontando era inconfondibilmente la mia, la nostra…

All’improvviso sono assalita assalita dai ricordi…

Ricordo la prima volta che mi portasti al mare.
Eravamo impacciatissimi, intimiditi…
Ti chiesi con finta indifferenza di spalmarmi la crema solare sulla schiena… tu afferrasti il tubetto con fare titubante ed incominciasti ad ungermi di abbronzante con tale delicatezza che io non riuscivo quasi ad apprezzare il tocco delle tue dita…
“che carino!” mi dicevo “sta attentissimo a non far scivolare le mani dove non deve! Se penso a quei bruti che frequentavo prima…”

Ricordo le prime uscite romantiche, in cui, a fine serata, restavamo per ore nella tua macchina a parlare e parlare e parlare… e poi alla fine, distrutti, ci scambiavamo un tenero bacio sulle guance…
Mentre giravo la chiave nella toppa del portone e mi voltavo per lanciarti un ultimo sorriso, fra me e me, riflettevo:
“che carino! E che gran signore, che non mi si butta subito addosso! Altro che quei maniaci che frequentavo prima!”

Ricordo la tenerezza, dopo i primi giorni, quando pensavo:
“che carino! è così timido che non osa… forse se gli faccio capire che PUO’ osare…”

e la malizia dopo qualche settimana:
“che carino, forse è molto, molto timido, magari se lo incoraggio apertamente…”

e l’apprensione dopo qualche mese:
“povero piccolo, forse è un po’ complessato, ma se io gli faccio capire che lo comprendo e sono dalla sua parte e lo aiuto un po’…”

e lo sconforto dopo due anni:
“ok, è MOLTO complessato. Me lo porto via una settimana. Sul mar rosso. Niente tv e niente pc fra o piedi. Io e lui. Soli. Minibikini e biancheria intima come dio comanda. La vedremo chi è che la spunta!”

E poi ricordo il mar rosso.
Ricordo le giornate bellissime trascorse a fare sub, io, mentre tu rimanevi sotto l’ombrellone a leggerti le tue riviste di informatica e di giochi di ruolo in rete.

Montagne di riviste…

Tutto il giorno…

E tutta la notte…

Tutte le notti…

Ed eccomi sul mio letto. Mentre rimugino per capire dove ho sbagliato, butto un occhio al mucchio di biancheria sexy, costosissima ed inutile, abbandonata sul comò e sospiro…

Adesso sono così sconsolata che nemmeno “felicità” (è un bicchiere di vino, con un panino) riuscirebbe a tirarmi su…

E, all’improvviso, mentre nella trasmissione continuano a blaterare di stress, di ansia da prestazione, di donna che crea pressioni al partner, la folgorazione!

Ma certo! Per forza è stato tutto inutile!

Alessandra da Siena, ascolta me, non sei tu che sbagli.

E’ lui che è ingegnere!

breve interruzione pubblicitaria

di maia, 2 marzo 2007


prossimamente sui migliori schermi:

non perdetelo!

zapping…

di maia, 28 febbraio 2007

ieri sera ero piuttosto depressa.
sin dal mattino le cose hanno preso a girare nel verso sbagliato.
come al solito ho perso troppo tempo a leggere il giornale in bagno (soprattutto le pagine di politica e spettacolo, ormai quasi indistinguibili) ed ho finito per far tardi. sono uscita di casa in fretta e furia per prendere un autobus che sapevo già perso, ma ho corso comunque a perdifiato, così, giusto per sentire le fitte da acido lattico nel mio corpo, una sensazione che amo molto di prima mattina… inaspettatamente, all’angolo vedo l’autobus che stava ripartendo, lo inseguo, inciampo, mi ripiglio, lo raggiungo e busso disperatamente alla portiera, maledico l’autista perché non mi apre. lui, tranquillo e con un sorrisetto sadico ad illuminargli il volto, mi fa cenno che ormai non mi può far salire e mi indica la fermata successiva. riparte sgommando.
non mi perdo d’animo, mi produco in uno scatto da fondista, quindi piuttosto lento, ma, complice un ingorgo provvidenziale, riesco ad arrivare alla fermata in tempo. salgo trionfante, porgendo un sorriso di superiorità all’autista, bagnata fradicia di sudore, il trucco sfatto, ma trionfante…
in quel mentre il bus riparte… e gira a destra! come a destra?!

– scusi, non è l’8 questo?
– no, mi spiace, questo è il 28, il cartello sul retro non è aggiornato…
penso velocemente se non sia il caso di implorare il caro, bravo autista di lasciarmi scendere subito per non essere portata troppo fuori strada, ma la sua espressione serafica mi fa capire che neanche il vecchio numero della lacrimuccia sarà efficace…

arrivo in ufficio con un’ora e mezzo di ritardo, mezz’ora più del solito…
maledico tutti gli autisti di tutti i mezzi, pubblici e privati.
mi ricompongo.
mi presento dal capo, lui mi accoglie così:

– scusa, dov’è finita la pratica urgente che ti avevo dato ieri?
– non si preoccupi, archiviata.
– ah si, e com’è che l’ho trovata nel tuo cestino della carta straccia?

– archiviazione… creativa?
e lì una ramanzina infinita (perché il mio capo ce l’ha con me, fruga addirittura nella mia spazzatura pur di trovare qualche scusa per darmi contro!)

che giornata!
comunque anche questa volta, dopo ore ed ore di estenuanti solitari (ne ho trovato uno carinissimo in rete, con sfondi esotici) e di partite di sudoku su internet, finisce.

aspetto il solito autobus per i soliti 45-50 minuti, ma non mi perdo d’animo, so che mi aspettano una tavola apparecchiata ed il mio letto, piccolo, ma scomodo.
arrivo davanti alla porta di casa, ma stranamente la chiave non la apre. Provo e riprovo, poi provo a suonare. i miei:

– CHI E’?
– sono maiaB
– CHI?
– maiaB, la vostra figlia maggiore!
– impossibile, noi abbiamo solo due figlie minori!

dopo estenuante trattativa, riesco a farmi aprire, dietro pagamento di vitto ed alloggio, niente cani, niente visite di uomini, niente sostanze strane…
sono corsa subito in camera ed ho acceso la tv (per l’uso della quale ho dovuto pagare un supplemento) per dimenticare…
(continua…)

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sul sesso 2

di maia, 21 febbraio 2007

          

Che poi le suore ci tenevano alla nostra educazione.

Un anno venne fuori che volevano rivoluzionare i loro metodi d’insegnamento ed introdurre niente meno che qualche ora di educazione sessuale!
Ci portarono al cinemino interno (se non altro le suorine sono ricche) e ci fecero vedere il temutissimo/attesissimo filmino su come nascono i bambini.

Ricordo l’agitazione che prese la classe tutta al solo sentire la parola magica… Ricordo l’emozione nell’entrare nel salone semibuio… Ricordo i commenti e le risatine dei compagni maschi (che la sapevano lunga, o almeno così facevano intendere) e gli sguardi imbarazzati delle compagne… Ricordo il silenzio improvviso che calò nel momento in cui il proiettore iniziò a riversare sulla parete bianca le prime immagini…
Del film invece ricordo pochissimo, solo una scena, che è però rimasta marchiata a fuoco nella mia mente (allora) innocente, tanto è vero che ancora oggi, durante certi momenti molto intimi, non riesco ad impedire che baleni nel mio cervello…

Allora, una voce fuori campo, molto professionale, spiegava che quando un MARITO ed una MOGLIE si amano tanto, dal marito escono tante macchinine (e si vedeva effettivamente uno sciame, un profluvio, uno sproposito di macchinine piccolissime, variopinte, che però non si capiva da dove fossero uscite) che vanno nel garagino della moglie (di cui non si vedeva l’entrata, né se ne intuiva la forma…).
La macchinina più veloce vince e dopo nove mesi nasce il bambino.

Ora, a parte il fatto che le macchinine sembravano tanto delle fiat 126 e 127 (non proprio sinonimo di affidabilità e prestazioni dunque), spero sarà ulteriormente chiaro il perché ancora adesso, dopo anni passati a cercare di capire come è fatto il mio garagino, il sesso mi inquieta un poco…

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