Le meravigliose scoperte di maia – tecnologia

di maia, 27 ottobre 2009

E’ da un paio di giorni che c’è uno strano viavai di colleghi maschi intorno alla mia scrivania.
Si mettono lì e con fare indifferente incominciano a smanettare i pippoli delle mie casse nuove. La faccia che si arrossa, il respiro affannato, un lieve rivolo di bava all’angolo della bocca.
Stasera, mentre regolavo il volume, ho capito perché.
I pippoli delle mie casse sembrano proprio due capezzoli.

Muri

di maia, 15 ottobre 2009

Concerto di Musica da Camera, op n.2, K696 eseguita dai Signori Tollis Maurilio ed Auriemma Gigia


Ciaf Ciaf
Squosh Squosh
Gneck Gneeck
Tump Tump Tump
Tump Tututump Tump
Ahhhhhahhhhhhh!

Io abito in un palazzo ottocentesco. Con pareti spesse, enormi.
Di quelle che fanno la felicità di garzoni di elettricisti e trombai1 che possono sbizzarrirsi a fare buchi e scavare nei muri senza correre il rischio di finire nell’appartamento di fianco2.
Di quelle che negli anni hanno sempre protetto i nostri vicini dalla mia fase Regina della Notte. Dalla fase Metallica della mia sorella più piccola. E soprattutto dalla fase Take That della mia sorella strana.
Attenzione, con questo non voglio dire che tutte le persone che ascoltano i Take That siano strane, anzi! Ne conosco una che ha pieno di dischi dei Take That che pure è in gamba e intelligente e simpatica e colta e tutto quello di bello che si può dire di una donna. Che ascolta i Take That.
Comunque non è di questo che volevo parlare.
Volevo raccontare dei supemuri del superpalazzo nel quale abito.
I supermuri hanno funzionato per trenta dannatissimi anni.
Non uno dei vicini che si sono avvicendati nel tempo hanno mai avuto da protestare per i nostri schiamazzi. Eppure son stati tantissimi, eh. Che in quell’appartamento gli inquilini ci stanno circa tre-quattro mesi e poi se ne vanno3.
Eppure adesso, questa simpaticissima coppia di giovani sposi sembra quasi di averli nel tinello di casa.

– Scusa mamma, mi passi lo zucchero?

– Prego, maia. E voi, cari? volete qualcosa?

– Mmmmmhhh, del miele, sììì! E del burro. Graahaaahaazie!

  1. idraulici []
  2. notoriamente bucare e scavare nei muri è una delle attività più goduriose per i cuccioli di elettricisti e trombai, che davanti a una parete vergine proprio non riescono a contenersi e ci danno dentro indefessamente []
  3. deve essere un appartamento pieno di magagne []

Tg.bòm

di maia, 25 settembre 2009

Interrompiamo la normale programmazione per un’edizione speciale del Tg.bòm

Attualità/spettacoli

Niente.
Alla fine non è successo niente.
Erano giorni che ci preparavamo all’evento, fisicamente e psicologicamente. Così ieri sera eravamo proprio in tanti davanti alla tv, popcorn e birra sul tavolino, i bavaglini ben allacciati per evitare gli schizzi di sangue.
E invece niente.
Niente pestaggi, defenestramenti in diretta, niente pugnalate alla schiena.
Nemmeno, chessò, un sipario che cala improvvisamente sulla testa del conduttore, con spettacolare effetto ghigliottina, sangue ovunque, panico, urla.
Niente. Niente di niente.
Tutti hanno recitato la propria parte senza particolari spunti. Belpietro ha fatto il Belpietro, Vauro ha fatto il Vauro, Franceschini ha fatto il Franceschini, Bocchino ha fatto il Bocchino. Travaglio ha fatto il Travaglio (un po’ meno del solito).
Il solo inedito è stato Santoro. Del solito impasto di sarcasmo e incazzatura, è rimasto solo il primo. E in dosi molto blande.
Così la serata è filata via tranquilla, con i soliti ingredienti.
Voci che si sovrappongono, da una parte e dall’altra.
Visioni dei fatti che si deformano, da una parte più che dall’altra.
Un tocco di pietismo con facce di ignari bimbetti in primo piano a garantire la lacrimuccia ipocrita.
La vignetta buffa e via.
Alla fine la smobilitazione dal salotto è stata particolarmente triste.
Mentre ci sfilavamo mestamente i bavaglini, nessuno poteva toglierci la sensazione di una serata buttata via.

Cronaca locale
Stamani esco per strada e mi accorgo che qualcosa nel paesaggio urbano è cambiato. Non riesco bene ad afferrare cosa, ma so che qualcosa non torna.
Mi strofino gli occhi cisposi e mi accorgo che sono i bus.
Io ero profondamente affezionata a quei mastodonti cigolanti che già da lontano ti mettevano allegria. Li riconoscevi subito, coi loro squillanti verde e arancione e già quando li scorgevi spuntare da dietro l’angolo, ti pregustavi la sensazione di calore, sprimacciamento e afrore di sudore e alcol proveniente dagli occasionali compagni di viaggio.
Ecco, oggi ho scoperto che alcuni di quei simpatici carri bestiame son stati ridipinti.
Di bianco. Con sagome nere.1.
Oggi sono triste.
E la folla da ora di punta mi sembra più insopportabile.

L’editoriale
Mi dicono che dovrei esserne contenta.
Giornali, tg e radio dicono che è una conquista.
La vicina di casa, i bigodini in bilico sulla fronte, la ramazza in una mano, mi urla dalla tromba delle scale che giustizia è stata fatta.
Sarà, ma a me che sia il Tar a imporre la presenza di qualche signora nelle sale di una giunta, comunale, provinciale o regionale che sia, a me non mi fa per niente piacere.
Sarò veramente soddisfatta quando saranno gli stessi uomini di partito a scegliere di candidare un discreto numero di donne per i loro meriti e le loro virtù.
E non mi riferisco a quelle amatorie.

Cronaca rosa
Dopo il fidanzamento in casa di Clooney/Canalis, una rottura in vista nel mondo delle coppie vip.
Va bene, lo confesso, sono una fedifraga.
Avevo tre telegatti a casa2.
Due li ho dati al mio fidansato.
Uno l’ho dato a un tizio che mi sta simpatico.
Queste son ferite che non si rimarginano, lo so.
Nemmeno con un week end con tutine in latex e frustino.

  1. Notare l’accostamento cromatico. Nella città di Fiorenza.
    Il tutto il giorno dopo le dimissioni del Presidente! Coincidenze?
    Altro che dietrologismo spinto e complottismo d’accatto, voglio proprio vedere come Attivissimo riesce a smontare questi incontestabili fatti! []
  2. chi non ha tre telegatti nel salotto buono di casa? []

Magicabula

di maia, 24 settembre 2009

Io quei ciclisti che si agganciano il caschetto ben saldo alla testa e poi attraversano con il rosso e contromano li adoro.
Non so perché, ma mi ricordano mio cuginetto che gioca con il mantello magico di Harry Potter.

Le meravigliose scoperte di Maia – bondage

di maia, 22 settembre 2009

Ultimamente mi sono accorta che…
se indosso una tutina in latex, un frustino in mano, il mio fidansato pulisce anche il bagno.

Rosso relativo

di maia, 11 settembre 2009

C’è un posto dove vado a prendere da mangiare quando a pranzo non ho voglia di chiudermi in un locale.
In questo posto fanno panini buonissimi. Hanno un bancone pieno di ogni ben di dio, dai formaggi ai salumi, dalle salsine, alla porchetta, alla finocchiona e tu alla fine non sai mai cosa scegliere e nel panino ci fai mettere tutto.
In questo posto i gestori son simpaticissimi ed è un piacere chiacchierarci.
In questo posto, però, succede una cosa strana.
Ogni volta che entra una bella ragazza, magicamente parte una canzone di Tiziano Ferro.
A questo punto la bella ragazza sorride e canta languidamente. E i gestori cantano, languidamente, con lei.
Ma allora, mi chiedo, perché quando entro io partono sempre gli iron maiden?

Quando è troppo è troppo – ovvero, anche le donne piangono

di maia, 9 settembre 2009

Dopo l’enorme successo riscontrato dal post-radiodramma in tre atti “Quando muore un amore” – il dramma di un uomo (i cui tre atti potete trovare qui, qui e qui), ecco a voi su questi schermi “Quando è troppo è troppo!” – il dramma di una donna.
Perché anche le donne piangono.

Atto unico

Qualcuno mi deve spiegare perché i produttori di biancheria intima son convinti che oggi la donna standard sia secca come un chiodo (e fin qui…) e che quella ben formosa arrivi al massimo ad una quarta abbondante di reggiseno.
Va bene che già mentre sbirci dalla vetrina di uno dei tanti negozi di corsetteria1 e vedi che le commesse son tutte ragazze più somiglianti a scope2 che a esseri umani, va bene che quando le vedi, dicevo, dovresti farti venire almeno qualche sospetto. E non entrare.
Ma quando, attratta da tutta quella graziosissima biancheria multicolore, proprio non riesci a resistere e varchi la fatidica soglia e vieni assalita da scope fameliche3 che ti circondano di ogni sorta di reggiseni, in microfibra, in pizzo, lisci, ricamati, a balconcino-maculato-blé-e-marrone (sic!), te sei lì che ti perdi e pensi sì, voglio questo e questo e questo e questo e non ci pensi più alle scope.

Allora, non sono DE-LI-ZIOOO-SI? Li vuol provare? Che misura?
Quarta coppa D, grazie.
COOOPPA4 D ? Ma non esiste! Ecco, glieli porto quinta coppa C.
Mi scusi, ma so già che non mi stanno…
Ma non è possibile che non le stiano! Li producono fino alla quinta coppa C, QUINDI vuol dire che la quinta coppa C le sta!

Ecco, non so bene perché, ma a me questo sillogismo mi fa sempre infuriare.
La scopa se ne accorge ed assume quell’espressione di è-inutile-che-ti-ribelli-il-tuo-scalpooo-sarà-mioooo e si vede che farà di tutto per convincerti che quel minuscolo pezzettino di stoffa che ti copre a malapena il capezzolo sia il reggiseno dei tuoi sogni.
Allora te lo indossi e le fai notare, con infinita pazienza, che quel reggiseno no, proprio non ti sta.
Ma lei mica si arrende! E tira fuori una serie di robe che persino mia nonna, pace all’anima sua, si sarebbe rifiutata di indossare.
E c’è pure lo slip coordinato! Un bellissimo mutandone, lievemente contenitivo, stile Fantozzi al mare…

Ora io mi chiedo, perché? Perché? Che male vi abbiamo fatto noi donne un poco più tonde?
Cos’è, una specie di subdola vendetta? L’anatema di qualche disegnatrice di biancheria che madre natura ha fatto piallata?
Voi c’avrete le tette, ma reggiseni come dio comanda, no, non li avrete mai!

  1. era dal 1910 che non sentivo usare questa parola. Però mi piace []
  2. bellissime, per carità, alte, slanciate, come scope nulla da dire []
  3. fameliche di soldi, ovviamente, non certo di cibo []
  4. le scope hanno una strana tendenza ad allungare le O []

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