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La vita è meravigliosa

di maia, 8 gennaio 2008

Il mio problema è che guardo troppi film.
E ne rimango terribilmente impressionata.
Come quella volta dopo matrix, quando cercavo ovunque la pillolina blu che mi avrebbe fatto risvegliare tranquillamente nel mio letto. Alla fine l’ho trovata. E mi sono risvegliata nella tana del bianconiglio.
O quella volta dopo jfk, quando sperimentavo la teoria del proiettile impazzito dalle finestre di casa.
Ma nessun film, e ripeto nessuno, è pericoloso quanto “la vita è meravigliosa”.
Ricordo quando lo facevano ogni anno in tv. Non appena le case andavano riempiendosi di alberi di natale e panettoni, lui zac! Si presentava in tutto il suo abbagliante bianco e nero.

Odiavo quel film, mi faceva piangere sempre. Mia mamma, inflessibile, ci obbligava a guardarlo. Lei adorava quel film. La faceva piangere sempre.
Ma da un po’ di anni non lo trasmettono più. Non sulle reti principali, almeno. Ogni tanto lo si vede sbucare su qualche canale locale.
Quest’anno, per esempio, era su tv-quartiere 5. Non lo si poteva guardare. La pellicola saltellante, l’audio fuori sincrono. Una pena. E sono stata assalita da un’ondata di nostalgia. In fondo mamma è tanto che non piange più come si deve. Frignucola ogni tanto, ma si vede che non lo fa con vera soddisfazione.
Così sono andata di nascosto in videoteca (in epoca emuliana è diventata pratica inconfessabile) e l’ho visto.
Tutto solo nel reparto Frank Capra. Tutti gli altri erano stati comprati, tutti gli “Accadde una notte”, i “Meet John Doe”, gli “Arsenico e vecchi merletti”… solo lui era rimasto lì. Avrei dovuto capire che non era una buona idea.
E invece l’ho preso.
A casa, tutti erano impazziti dietro il cenone di natale. Non ho provato nemmeno ad offrire il mio aiuto. Da quando ho visto ratatouille mi è proibito l’accesso in cucina.
Mi sono rinchiusa nella cameretta e ho inserito il dvd nel lettore.
Dopo due secondi ero irritata dalla saccenteria di quell’operetta morale, annegata sotto strati e strati di melassa.
Dopo quattro innaffiavo il parquet delle mie calde lacrime.
Santo cielo, mi dicevo, ognuno di noi è importante, ma che dico, fondamentale nella vita altrui! E ognuno è artefice del proprio destino! Se solo lo voglio, posso riuscire in tutto. Voglio fare miss universo? Basta volerlo! Voglio diventare campionessa del mondo di qualunque cosa? Basta volerlo! Voglio diventare miliardaria? Basta volerlo!
Basta mettersi in bilico su un ponte la notte di natale e minacciare di buttarsi di sotto ed ecco che l’angelo di seconda classe comparirà al mio fianco e mi indicherà la strada!
Aspetto trepidante l’avvicinarsi della mezzanotte. Appena mi accorgo che tutti i familiari sono in preda ai fumi dell’alcol e cominciano a cantare novene pasquali, sgattaiolo fuori di casa e mi avvio verso Pont sur Mugnon.
L’avevo scelto con cura.
Doveva essere un ponte abbastanza bello, con eleganza e dignità di ponte da (pseudo)tentato suicidio.
Ma non doveva essere troppo centrale o frequentato, altrimenti correvo il rischio che qualche benintenzionato di passaggio si mettesse in testa di “salvarmi” prima dell’arrivo del mio Clarence.
Pont sur Mugnon è perfetto per questo. Solido, sobrio e isolato.
Mi inerpico sul mezzo metro e passa della spalletta e comincio a guardare verso l’alto.

Niente.

Porta pazienza, mi dico, Clarence e i suoi in fondo operano in america, per quanto angeli, ci vorrà pure del tempo per arrivare sin qua.

Dopo qualche ora comincio a spazientirmi.
“ehi, lassù, mi vedete? Io son qui, sul ponte. Sfiduciata nella vita, nelle mie capacità, ecc ecc. e sto per buttarmi. Capito? IO STO PER BUTTARMI!”

Niente.

“Allora? Siete sordi? IO MI BUTTO, EH”

Niente.

Vabbè, è la notte di natale, magari adesso sono impegnati. Tanto io non ho fretta. A casa sono tutti ubriachi e comunque c’è cibo in abbondanza, almeno fino al ventisette non si accorgeranno nemmeno della mia assenza.
Posso aspettare.
Però fa freddo…
Magari se saltello un po’ mi riscaldo.
Certo, se nevicasse sarebbe meglio. Sarebbe più romantico. Vuoi mettere con questa pioggerellina? E questo ghiacc…

Per fortuna il ponte che avevo scelto non era troppo alto.
Ho qualche costola dolorante e una gamba ingessata, ma in fondo non me la passo niente male.
È vero, è una seccatura rimanere immobilizzati su una sedia a rotelle, però almeno adesso sono al centro dell’attenzione. I dottori hanno detto che devo starmene calma e in assoluto riposo per qualche tempo e i miei mi vezzeggiano premurosamente. Mi hanno addirittura regalato un film!
Ehi, è Hitchcock! Io adoro Hitchcock!
E “la finestra sul cortile” non l’ho mai visto!

alcune nozioni fondamentali

di maia, 16 dicembre 2007

Ieri sera sono andata al cinema.
Ho visto “Irina Palm”, un film che raccomando caldamente a tutti.

È delicato e divertente.

Ma sopra ogni cosa, è un film istruttivo.
Non sono pochi gli spunti su cui mi ha fatto riflettere.

Ad esempio ho imparato che non è mai troppo tardi per reinserirsi nel mondo del lavoro. Basta essere dotati di sufficiente elasticità mentale.

Che gli uomini si eccitano come porci anche davanti a culi peni di cellulite. Basta avere un palo da lap dance.

Che a masturbare professionalmente si guadagna anche 800 sterline a settimana.
Niente male davvero in questi periodi di magra.
Basta avere mani morbide (mai più dimenticare la cremina nivea!) e un buon tocco (che si può sempre acquisire).

Che i rovesci esistenziali e gli abusi di alcol e droghe possono rovinarti la voce e la vita (in tutti i sensi) fino a renderti quasi irriconoscibile, ma quando una è Donna, lo rimane per sempre.

the titlekillers

di maia, 21 novembre 2007

l’altra sera me ne stavo mollemente distesa sul letto a godermi un film che adoro.
Mentre ero lì che ridacchiavo di gusto, non ho potuto fare a meno di domandarmi un paio di cose.

Primo: perché chi ha il compito di tradurre i titoli dei film stranieri in italiano fa così? Ce l’avrà con gli autori? Col regista? Con gli attori? Oppure mettono lì il primo che capita? Magari con un vocabolarietto italiano/inglese-inglese/italiano, uno di quelli tascabili, tanto carini, tanto piccini, che non si legge mai quello che c’è scritto.
Magari è solo il portiere degli studi di doppiaggio.
Lui se ne sta lì, tranquillo, a fine turno, che pensa alla poltrona sformata, tanto comoda, che l’aspetta a casa. Comincia a cambiarsi (i portieri me li immagino tutti così, con la divisa rossa e il cappello coi galloni dorati) canticchiando (i portieri me li immagino tutti così, intonatissimi) e accennando qualche passo di danza (i portieri me li immagino tutti goffi, ma questo balla come Gene Kelly). All’improvviso, dal buio dell’atrio ormai vuoto, si leva, terribile, un: “Ma porc! Ci siamo dimenticati di nuovo il titolo! Chiama fred!”
“E’ andato”
“Chiama bill!”
“Andato”
“Cavolo! chi ci è rimasto?”
“Nessuno, se ne sono andati tutti. Del resto son già le sedici e trenta!”
“Acciderbola! Ho appuntamento dal paragnosta! E adesso come facciamo? Uhm… TU!”
“Chi, io?”
“Si, tu, Fred Astair! (i direttori del doppiaggio guardano troppi film e fanno un poco di confusione). Vieni qui. Ho un compito importantissimo da affidarti. Un compito dal quale dipende la riuscita di tutto il film. Ma che sto dicendo! Di questa società di doppiaggio! Ma che dico! Del tuo posto di lavoro!”
“Ma… io…”
“Zitto! Adesso, per il bene dell’umanità (e del tuo posto di lavoro) tu farai quanto ti dico. Lo vedi questo? Questo è il titolo del film che abbiamo appena doppiato. Si chiama “The Ladykillers”. E’ inglese, eh. Adesso tu prendi questo bel vocabolarietto italiano/inglese-inglese/italiano e mi traduci il titolo. Ma fai presto, che domani mattina alle cinque dobbiamo distribuirlo a tutti i cinema d’italia!”

E così il poveretto, che non apre un vocabolario da quando ci nascondeva le fotine porno dal controllo dell’occhiuta mamma, si ubriaca ben bene per farsi coraggio e, moccolando, si mette all’opera.

E’ l’unica spiegazione plausibile per cui “The ladykillers” sia potuto diventare “La signora omicidi”.

Punto secondo.
Perché quando un film riesce perfetto si deve per forza sentire il bisogno di rifarlo?
Non è meglio lasciarlo così com’è, nella sua perfezione?
Questo, ad esempio. Il ritmo, le luci, le ombre, la scenografia. Ogni cosa è esattamente come dovrebbe essere. Ogni scena è necessaria. Ogni inquadratura è significativa.
E’ un film che non perde un colpo, che non rallenta mai.
Un film in cui la recitazione è geniale, carica, ma mai eccessiva. Istrionica, ma controllata. In cui l’attore è fondamentale, ma non sopravanza mai la scrittura.
Un film in cui la scrittura è curatissima, ma non soffoca mai gli attori costringendoli a parlarsi addosso.
Insomma, un raro esempio di equilibrio.
Un meccanismo ad orologeria, si sarebbe detto una volta. E infatti è un film di una volta. Del 1955.

Poi nel 2004 arrivano i fratelli Coen (che io adoro) e me lo trasformano in un insulso carrozzone strabordante di colpi di scena, stiracchiati. Ne fanno un lunapark di colori. Di suoni. Un’accozzaglia di caricature improponibili, poco simpatiche, fra le quali spicca il gigionismo di un primattore francamente irritante. Che dal confronto con Alec Guinness esce a pezzi.

Ma soprattutto nel rifacimento si è perso il senso del ritmo. Il vero segreto di certo cinema.
Il tempo delle battute e dell’azione, scandito in maniera anche esplicita durante il film, tramite il metronomo umano sir Alec Guinness, è stato dilatato, distorto, sbrodolato.
Quello che era precisione, perfetta simmetria, gioco di fioretto, si trasforma in ansia, in fretta. In noia. Diventa un colpo di clava che si abbatte, sonoro, sul cranio dei poveri spettatori.

Perché?

ps in questi giorni sarò spesso assente.
Il nuovo lavoro mi assorbe giorno e notte. Negli incubi.
Portate pazienza, tornerò presto. Il tempo di spacciarmi per lavoratrice indefessa…

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nuovo cinema paradiso (ovvero consigli per il fine settimana)

di maia, 2 novembre 2007

Ieri sera un amico mi ha portato a vedere l’ultimo film di Coppola.
Con l’inganno. Io credevo di andare a vedere i Vanzina.
Il cinema prescelto è uno dei più scomodi di Firenze. Di quelli con le file di poltroncine talmente attaccate le une alle altre, che ogni volta che cerco di accavallare le gambe rimango incastrata nello schienale di quello davanti.
Abbiamo scelto il secondo spettacolo pomeridiano, per evitare l’effetto abbiocco e l’eccessivo afflusso di gente.
Siamo arrivati con un certo anticipo, ed abbiamo fatto benissimo. All’entrata c’è una calca spaventosa. Non è possibile, non saranno tutti qui a vedere il nostro film!
E invece sì. Tutti per FFC.
La signora alle mie spalle ha evidenti problemi di incontinenza. Incontinenza motoria, intendo. È tutta un agitarsi, spintonare, tirarmi gomitate nel bel mezzo della schiena.
All’apertura delle porte, la massa si riversa nella sala in maniera scomposta, con una foga che nemmeno all’apertura del nuovo Mediaworld di Empoli. Non si salvano donne e anziani. I bambini sì, visto che non ce ne sono.
La corsa alla conquista del posto migliore è drammatica. Tutti cercano di accaparrarsi le poltroncine centrali. Alcuni ritardatari, subdoli e velocissimi, riescono ad insinuarsi sotto le terga di chi si stava sedendo, sicuro del posto suo. Sembra di assistere ad un torneo collettivo di sbarbacipolla.
Noi ci allontaniamo dalla ressa e ci scegliamo dignitosissime poltroncine quasi-centrali vicino allo schermo.
Appena seduta, l’Uomo Alto col Cappello entra nella fila avanti alla mia.
Poco male, ormai sono rassegnata. Ogni volta che vado al cinema, nei due posti davanti a me siedono sempre l’Uomo Alto Col Cappello e la Donna Con Il Cesto Di Capelli. Tanto che ormai ho sviluppato una tecnica di visione ondulatoria. Incuneo i miei occhi negli spazietti che le loro teste lasciano vuoti, spostandomi al ritmo dei loro spostamenti. In pratica vedo i film in eterno movimento, ma in fondo questo mi piace. È un po’ come guardare un film sul ponte di una nave. E io adoro il mare.
Ma… un momento! L’Uomo non si siede proprio davanti a me! Miracolosamente sceglie la poltroncina affianco, facendo scorrere anche la Donna Con Il Cesto Di Capelli!
Questo è un segno del destino. Vuol dire che sto per vedere un film fuori dal normale.

Si spengono le luci.
Inizia.
Siamo subito nel mezzo dell’azione.
Azione…
In effetti il film fuori dal comune lo è.

Al primo minuto vediamo un vecchio, distrutto, fallito che medita il suicidio.

Al quinto minuto vediamo il vecchio, da giovane, che viene piantato dalla sua bella che gli dice cose come:
la realtà può essere X
O non-X
O X e non-X mischiate insieme.
O non X e non-X mischiate insieme.

Al decimo stiamo guardando un film sul sogno, l’inconscio, il doppio.

Al ventesimo stiamo guardando un film sui mutanti e i loro superpoteri.

Al trentesimo un film sulle aberrazioni del nazismo.

Dopo un’ora vediamo un film d’amore.

Dopo un’ora e venti un film sul conflitto fra la sete di conoscenza e l’amore.
La ragazza amata ovviamente è la reincarnazione di quella che l’ha piantato filosoficamente.
Chiaramente stiamo assistendo a un film sulla ciclicità del tempo.

Dopo due ore, nel silenzio denso della sala, accecata da specchi che vanno in frantumi, si alza nitida una voce “ma non finisce mai?”.
Un sorriso divertito percorre tutte le poltroncine. Si avverte benissimo.
Io ho la schiena a pezzi, le gambe mi sono rimaste incastrate contro la poltroncina davanti, durante il mio primo tentativo di scavallare le gambe.

Lui muore. Vecchio, come all’inizio. Con una rosa in mano.

Si accendono le luci.

Fuori: allora, ti è piaciuto?
Francamente sì.
Anche se me ne sarebbero bastati anche solo due o tre di quei film.

riceviamo e volentieri pubblichiamo… (2)

di maia, 18 ottobre 2007

Il CICAP Lombardia presenta:
“Omeopatia o Magia?”
Luigi Garlaschelli parlerà dell’omeopatia dalle sue origini fino alle più recenti scoperte.
***

Il CICAP Lombardia organizza a Pavia una conferenza dal titolo “Omeopatia o magia?” (…) Relatore Luigi Garlaschelli, chimico, CICAP.
Argomento: origini storiche dell’omeopatia, suoi fondamenti pseudoscientifici; considerazioni chimiche, farmacologiche, cliniche.
La letteratura scientifica. Storia di due secoli di fallimenti nel dimostrarne l’efficacia.
Effetto placebo, e perché le terapie intrinsecamente inefficaci sembrano funzionare.

Ingresso libero e gratuito, per motivi di sicurezza l’ingresso è
limitato ai soli posti a sedere.

Questo il comunicato.
Ora mi chiedo, solo a me ricorda il famigerato dibattito di benignesca memoria?
Solo a me sembra tanto:

Ecch’i tema: “Pole la donna permettisi di pareggiare co’ l’omo?” No!
S’apre i’ dibattito.

Fin qui nulla di male. Diciamocelo, quasi tutte le conferenze hanno questa stessa impostazione.
Il problema è che ormai nella mia mente il serissimo incontro del Cicap è proseguito così…

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Blog cinematrografici impossibili (nuovo cinema blog)

di maia, 13 ottobre 2007

Ricevo e volentieri accetto l’invito di Edo a rispondere alla "sfida" di Gattostanco.
Ecco quindi i Blog cinematografici impossibili – i blog dei registi (feat. Edo).


EDO

Troll, Steven Lisberger (W. Disney Pictures)
Blog Runner, R. Scott
Full Metal Blog, S. Kubrick
Blog Fiction, Q. Tarantino
I quattrocento blog, F. Truffaut
Ultimo post a Parigi, B. Bertolucci
Straziami ma di post saziami, D. Risi
Fino alla fine della blogsfera, W. Wenders
Cercasi Akismet disperatamente, di Susan Seidelman con Madonna
Questo è il mio blog, J-L. Godard.
Il fascino discreto della blogsfera, L. Buñuel
I blogger sospetti, B. Singer
Tutti i blog del presidente, di A. J. Pakula
Post Secret, D. Zucker
Un blogger da marciapiede, J. Schlesinger
Luker. Un uomo e il suo sogno, F. F. Coppola
Altrimenti ci linkiamo, con B. Spencer e T. Hill
Il post delle fragole, I. Bergman
Gangs of New Blog, M. Scorsese
L’inventore di post, B. Ray
Almost Blogstar, C. Crow
Giulietta degli Splinder, F. Fellini

IO

Io ti linkerò, A. Hitchcock
Tutto quello che avreste voluto sapere sul blog ma non avete mai osato chiedere, W. Allen
Postando sotto la pioggia, S. Donen
Qualcuno postò sul nido del cuculo, M. Forman
Shakespeare in blog, J. Madden
Post in traslation, S. Coppola
Per un pugno di commenti, S. Leone
Biancaneve e i sette troll, W. Disney
Splinder Man, S. Raimi
Someone like it blog, B. Wilder
Burton Link, J. e E. Coen
The Rocky Horror Picture Blog (J. Sharman)
Il mistero dei Template (
J. Turteltaub)*
Wild Wild Web (B. Sonnenfeld)*
Postato il 4 luglio (O. Stone)*
Troll scatenato (M. Scorsese)*

Il gioco è aperto. fatevi sotto!
nb i titoli con asterisco accanto sono quelli aggiunti in un secondo momento.

AQUATARKUS  contribuisce genialmente (qualcuno ne dubitava?)

Indiana Jones e il template maledetto, S.Spielberg
Il post-ino, M.Radford
Il post torna sempre due volte, Bob Rafelson
Blog, il fluido mortale, Irvin S. Yeaworth Jr.
Professione: blogger, M. Antonioni
Babsinsky point, M. Antonioni
Blogger in the dark, Lars Von Trier

e questi sono di KAOS (altri altrettanto gustosi sono nei commenti)
 
Belli e Bannati di Gus Van Sant
Pensavo fosse Blogger invece era un WordPress di Massimo Troisi

Non aprite quel profilo di (M. Nispel) ANGULUSRIDET

Blog-up (M. Antonioni) CRONOMOTO

Gli Inbloggabili (B. De Palma)  LATENDAROSSA

Old Blog (Park Chan-wook) PICCOLO BLUES

Natural born bloggers (O. Stone) BAXX

Prima o poi ti posto (A. Shankman) ANTONIO
(ma allora non è meglio "prima ti posto poi ti rovino"?)

Maia la sirena delle Hawaii (W. Lang) MAGOSILVAN

4 commenti per un post  (N. Tokar) SAULLE

leningrad cowboy post to hollywood (Kaurismaki) MASURIA

il bell’antogno

di maia, 17 luglio 2007

Ieri pomeriggio ho letto che su la7 avrebbero dato “Il bell’Antogno”.
Perfetto, mi son detta. Cosa c’è di meglio di una seratina con la casa tutta per me, una bella cenetta in solitudine e un film biografico sulle gesta di Antognoni? Fra l’altro deve essere anche ben riuscito, visto che l’ho sentito nominare più volte…
E guarda gli attori! L’Antogno viene interpretato addirittura dallo strepitoso Marcello Mastroianni degli anni sessanta!
Certo, il film è in bianco e nero, ma gli spezzoni di partita saranno di sicuro quelli originali, a colori.
Con gli avanzi che avevo in frigo (una fetta di prosciutto crudo, una mela verde, acerba, una melanzana, che dall’aspetto pareva esser stata grigliata almeno un mese fa, mezzo limone, prezzemolo quanto basta) e l’ultimo pugno di riso rimasto, mi son preparata una cenetta coi fiocchi, mi sono apparecchiata l’enorme tavolo per uno, ho acceso la tv su la7 e mi sono apprestata a godermi uno spettacolo unico, per gli occhi e per il palato.

Già dopo i primi venti minuti del film, però, mi sono accorta che qualcosa non tornava. Più che l’epopea del bel biondo, quella assomigliava incredibilmente alla storia dei miei due anni e passa trascorsi col famigerato ingegnere.
Ho lasciato cadere letteralmente la forchetta sul piatto, cercando di non farmi accorgere che era ancora intatto (quella roba faceva davvero schifo, ma non volevo ferirmi) e mi son messa a seguire la vicenda a bocca aperta.
Santo cielo! A parte il fatto che non vivevamo a Catania, negli anni sessanta, che non eravamo sposati, che i nostri genitori non si conoscevano nemmeno, che non volevamo avere figli e che la gente intorno a noi in realtà se ne fregava di quello che facevamo, quelli eravamo noi!

E mi sono sentita in colpa.
Dio, se ero come la Cardinale, devo essere stata davvero stronza!

Poi una folata di vento ha spalancato la finestra. Mi son specchiata nel vetro.
No, decisamente non sono come la Cardinale.
E allora mi son messa l’animo in pace.

aggiornamento: più di un lettore mi ha giustamente chiesto di questa storia dell’ingegnere, che io ho dato per scontato tutti conoscessero.
errore imperdonabile. che rimedierò mandandovi qui.

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