Notturno, per sola voce

di maia, 27 ottobre 2010

Capita a volte di dover ridimensionare le cose, di doverle rivalutare (nel senso di ri-giudicarle), ristimare (nel senso di ri-misurarle) da un nuovo punto di vista. Un po’ come succede quando quello che sembrava a tutti gli effetti uno scherzo si rivela essere un invito vero. E magari quella che sembrava la mezz’ora potenzialmente più imbarazzante della tua vita, si scopre essere una cosetta, breve e indolore.
Insomma, ero stata invitata a dire due parole da Maurizio Costanzo1.
Non da lui in persona, ovvio.
E nella mia mente era partita tutta una ridda di pensieri in rapida sequenza.
Pensiero 1: perché quei carini dei miei amici mi devono prendere così per le mele? Simpatici, eh!
Pensiero 2: sì, vabbè, fosse vero, perché Costanzo vorrebbe sentire proprio me? Per un post sul blog? Ma se il mio, poverino, è in agonia e non lo legge nessuno… Un momento! Tempo fa scrissi un pezzo, non troppo benevolo, su di lui, sull’Augusto-consorte-della-signora-di-ogni-pianto. Loro, con qualche mezzo speciale, tipo un rintracciatore automatico di critiche alla Sacra Coppia, lo hanno trovato e ora hanno avviato un sottile sistema di punizione, di quelli raffinatissimi, tipo trovare il punto debole di una persona e colpirla proprio in quello2!
Loro hanno deciso di torturarmi facendomi parlare in pubblico! Con questo sistema la probabilità di farmi uscire cazzate dalla bocca aumenta in maniera esponenziale rispetto alla situazione a riposo.
Pensiero 3: credo che morirò.
Così nei giorni seguenti son stata così agitata e presa dalla cosa, che me ne sono completamente dimenticata.
Lunedì mi chiama l’assistente di Costanzo, gentilissimo, e mi chiede il numero di casa.
Il numero di casa? E perché? Cosa vuole Costanzo da me? Non è che ha trovato il mio vecchio pezzo…. ah, già, certo. No, no, figurati se mi ero scordata!
Dato il numero, dato il pezzo da far recitare ad un attore (!), mi sono rilassata e ho passato le ore successive nel panico più assoluto.
Ho scritto più volte il mio nome per essere sicura che me lo sarei ricordato bene al momento giusto, l’ho scandito più volte, poi mi son messa a chattare con un amico e mi son persa in mondi alieni.
Alle otto e mezzo sento squillare il telefono.
Buongiono, ahò, sò l’assistente de Costanzo.
Diobono, Costanzo! Oddio, non è che per caso ha letto quel mio pezzo… ah, no, è vero. Eccomi. Sì, ma allora come funziona?
Gniente, c’è che lei deve da parlà due secondi dopo che l’attore ha letto il suo diario (?), poi deve da salutà. Per favore, che può avere la gentilezza di dire “Buonanotte” quando attacca a parlare e quando finisce? Grazie, arrivederce, aspette in linea.
Segue mezz’ora di lettura del mio pezzo (molto bello, devo dire) poi appare Costanzo che mi chiede: allora complimenti, molto bello, sei felice nella vita? Alla mia risposta balbuzientemente affermativa, capisce che non c’è trippa per gatti, niente lacrime disperate e attacca la cornetta.
E io resto lì, col mio nome compitato allo perfezione, che nemmeno ho potuto salutare mamma a casa.
No, permettetimi di dire che queste non son cose serie.

Poi, nella notte, arriva uno sul mio blog. Un certo Marco. Tutto complimentoso. Dice che ci è arrivato grazie a Costanzo.
Costanzo? Epperché Costanzo dovrebbe mandare qualcuno sul mio blog? Oddio, non è che avrà letto quel mio post…

  1. no, tranquilli, non è un’autopromozione, che è già tutto finito, è già passato tutto []
  2. eh, sì, son proprio furbissimi quei due. Una tecnica del genere è strabiliante. Io, per dire, non ci avrei mai pensato. Ma, del resto, son l’Augusta Coppia mica per caso! []
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