the titlekillers

di maia, 21 Novembre 2007

l’altra sera me ne stavo mollemente distesa sul letto a godermi un film che adoro.
Mentre ero lì che ridacchiavo di gusto, non ho potuto fare a meno di domandarmi un paio di cose.

Primo: perché chi ha il compito di tradurre i titoli dei film stranieri in italiano fa così? Ce l’avrà con gli autori? Col regista? Con gli attori? Oppure mettono lì il primo che capita? Magari con un vocabolarietto italiano/inglese-inglese/italiano, uno di quelli tascabili, tanto carini, tanto piccini, che non si legge mai quello che c’è scritto.
Magari è solo il portiere degli studi di doppiaggio.
Lui se ne sta lì, tranquillo, a fine turno, che pensa alla poltrona sformata, tanto comoda, che l’aspetta a casa. Comincia a cambiarsi (i portieri me li immagino tutti così, con la divisa rossa e il cappello coi galloni dorati) canticchiando (i portieri me li immagino tutti così, intonatissimi) e accennando qualche passo di danza (i portieri me li immagino tutti goffi, ma questo balla come Gene Kelly). All’improvviso, dal buio dell’atrio ormai vuoto, si leva, terribile, un: “Ma porc! Ci siamo dimenticati di nuovo il titolo! Chiama fred!”
“E’ andato”
“Chiama bill!”
“Andato”
“Cavolo! chi ci è rimasto?”
“Nessuno, se ne sono andati tutti. Del resto son già le sedici e trenta!”
“Acciderbola! Ho appuntamento dal paragnosta! E adesso come facciamo? Uhm… TU!”
“Chi, io?”
“Si, tu, Fred Astair! (i direttori del doppiaggio guardano troppi film e fanno un poco di confusione). Vieni qui. Ho un compito importantissimo da affidarti. Un compito dal quale dipende la riuscita di tutto il film. Ma che sto dicendo! Di questa società di doppiaggio! Ma che dico! Del tuo posto di lavoro!”
“Ma… io…”
“Zitto! Adesso, per il bene dell’umanità (e del tuo posto di lavoro) tu farai quanto ti dico. Lo vedi questo? Questo è il titolo del film che abbiamo appena doppiato. Si chiama “The Ladykillers”. E’ inglese, eh. Adesso tu prendi questo bel vocabolarietto italiano/inglese-inglese/italiano e mi traduci il titolo. Ma fai presto, che domani mattina alle cinque dobbiamo distribuirlo a tutti i cinema d’italia!”

E così il poveretto, che non apre un vocabolario da quando ci nascondeva le fotine porno dal controllo dell’occhiuta mamma, si ubriaca ben bene per farsi coraggio e, moccolando, si mette all’opera.

E’ l’unica spiegazione plausibile per cui “The ladykillers” sia potuto diventare “La signora omicidi”.

Punto secondo.
Perché quando un film riesce perfetto si deve per forza sentire il bisogno di rifarlo?
Non è meglio lasciarlo così com’è, nella sua perfezione?
Questo, ad esempio. Il ritmo, le luci, le ombre, la scenografia. Ogni cosa è esattamente come dovrebbe essere. Ogni scena è necessaria. Ogni inquadratura è significativa.
E’ un film che non perde un colpo, che non rallenta mai.
Un film in cui la recitazione è geniale, carica, ma mai eccessiva. Istrionica, ma controllata. In cui l’attore è fondamentale, ma non sopravanza mai la scrittura.
Un film in cui la scrittura è curatissima, ma non soffoca mai gli attori costringendoli a parlarsi addosso.
Insomma, un raro esempio di equilibrio.
Un meccanismo ad orologeria, si sarebbe detto una volta. E infatti è un film di una volta. Del 1955.

Poi nel 2004 arrivano i fratelli Coen (che io adoro) e me lo trasformano in un insulso carrozzone strabordante di colpi di scena, stiracchiati. Ne fanno un lunapark di colori. Di suoni. Un’accozzaglia di caricature improponibili, poco simpatiche, fra le quali spicca il gigionismo di un primattore francamente irritante. Che dal confronto con Alec Guinness esce a pezzi.

Ma soprattutto nel rifacimento si è perso il senso del ritmo. Il vero segreto di certo cinema.
Il tempo delle battute e dell’azione, scandito in maniera anche esplicita durante il film, tramite il metronomo umano sir Alec Guinness, è stato dilatato, distorto, sbrodolato.
Quello che era precisione, perfetta simmetria, gioco di fioretto, si trasforma in ansia, in fretta. In noia. Diventa un colpo di clava che si abbatte, sonoro, sul cranio dei poveri spettatori.

Perché?

ps in questi giorni sarò spesso assente.
Il nuovo lavoro mi assorbe giorno e notte. Negli incubi.
Portate pazienza, tornerò presto. Il tempo di spacciarmi per lavoratrice indefessa…

Postato in visioni11 Commenti 

RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

11 Commenti »

  1. Commento by SpilloDargento16 Aprile 2007

    awww…°-°

  2. Commento by taniele16 Aprile 2007

    Quasi brechtiana. 🙂

  3. Commento by maiaB16 Aprile 2007

    ammazza, non ho nemmeno fatto in tempo a postarlo, che ho già due commenti!

    uhm… dovrò parlare più spesso di salute…

  4. Commento by cronomoto16 Aprile 2007

    ahahaha “dovrò parlare più spesso di salute!”

  5. Commento by martissima16 Aprile 2007

    siam tutti qui che cerchiamo di visualizzare le tue chiappe…

  6. Commento by baxx16 Aprile 2007

    salute?! mhmm… non vorrei dire ma secondo me è stato qualcos’altro a risvegliare l’interesse dei passanti, ehm…

  7. Commento by maiaB17 Aprile 2007

    eh, non hai idea dello spettacolo marta…

    crono, baxx, perché, non è l’interesse sulla mia salute che ha fatto eccitare le menti?

  8. Commento by baxx17 Aprile 2007

    certo che sì!
    ci sono mali in grado di risvegliare la solidarietà altrui, specialmente quelli che implicano l’abbassamento degli slippini in soggetti femminili di indubbio fascino.

    già per un gomito della lavandaia o un’otite avresti rimediato giusto qualche aspirina e un pò di vitamine, presumo, ma solo perché si tratta di cose meno gravi, eh…

  9. Commento by utente anonimo17 Aprile 2007

    DOVE?
    UN BRINDISI…

  10. Commento by doner20 Aprile 2007

    faceva ride pecchè pareva che tipo che quello cioè, te spiego, er motivo percchè io stavo che a ride e’ che me pareva all’inizzzio che cioè te spiego… er motivo…

  11. Commento by maiaB20 Aprile 2007

    doner, non ho capito…